Come procede la “corsa al vaccino”?

“La competenza senza autorità è ugualmente impotente dell’autorità senza competenza”

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Il timore di un’altra chiusura, il timore di non poter tornare fisicamente a studiare in università: un vaccino per il Covid-19 pare l’unica soluzione all’alternativa telematica, sempre che arrivi anche a noi. A che punto siamo? Se consideriamo che in molte aziende gli studi sono iniziati ormai da gennaio/febbraio e che la Commissione europea stima un periodo tra i 12 e 18 mesi per un sicuro rilascio del vaccino direi che siamo circa a metà strada. Ma com’è ad oggi la situazione sui finanziamenti alla ricerca e alla sperimentazione dei vaccini?

Quello che dovremmo aspettarci è un’azione di solidarietà e cooperazione della specie umana di fronte ad una minaccia comune, eppure ancora una volta emergono gli egoismi delle singole Nazioni. Da un lato abbiamo Trump con i suoi States, il quale ha deciso di non collaborare con l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nonostante governi il paese più colpito dal virus e che assicura l’arrivo di un vaccino entro fine anno, non specificando da dove arriverà; dalle sue amate aziende americane oppure dall’estero come dall’acquisita azienda farmaceutica francese Sanofi? A quanto pare il presidente americano non è del tutto sicuro che al vaccino ci arrivino “first” le sue americane Moderna, Invio e Novavax; meglio assicurarsi la priorità di dosi di vaccino anche dall’Europa. Poi abbiamo la Cina, considerata la più avanti nel creare un vaccino grazie alle sue aziende come la Sinovac e la CanSino, ma quest’ultima in trattative commerciali con l’impresa tedesca BioNtech. Che sia un’apertura alla “collaborazione” stile americano frutto della volontà cinese di tutelare al meglio i propri sudditi cittadini?

Almeno abbiamo l’Unione europea che ha lanciato una raccolta di fondi a livello mondiale, in accordo con l’OMS, per finanziare la ricerca scientifica per il vaccino, gli strumenti di diagnostica e i dispositivi di protezione, raccogliendo un totale di 7.4 miliardi di euro. La Commissione europea si impegna annunciando che verrà investito più di un miliardo per la comunità scientifica al lavoro per trovare il vaccino grazie al contributo degli Stati membri tra cui Germania e Francia, per rispettivi 525 e 500 milioni di euro, Italia con 140 milioni e Spagna con 120 mln. Per gli amanti dei complotti anche la fondazione di Bill Gates, la CEPI, verrà finanziata.

Il peso politico e la posta in gioco sono assai elevati, ma non è interesse di tutti trovare un vaccino? Non è come dice la presidente della Commissione europea Ursula Von der leyen “la nostra migliore possibilità collettiva di sconfiggere il virus”? Nel report dell’OMS pubblicato il 6 luglio troviamo 21 aziende arrivate alla sperimentazione sull’uomo e ben 139 aziende nella fase preclinica. Questa corsa mondiale, che dovrebbe avere lo scopo di arrivare al traguardo sembra diventare una gara a chi arriva per primo per assicurarsi la priorità. È l’esempio americano che acquista i diritti per ottenere per primo il vaccino in caso la francese Sanofi lo trovasse. Gli stessi USA hanno prima tentato di ottenere i diritti esclusivi della produzione del vaccino dell’azienda tedesca CureVac, ma su quest’ultima è intervenuta l’Unione europea con l’acquisto del 23% del capitale aziendale da parte del governo tedesco, accordando un utilizzo comunitario dell’eventuale vaccino. E sempre gli USA hanno investito 1.2 miliardi di dollari per acquisire il potenziale vaccino della Oxford Biomedica, prenotando 300 milioni di dosi. Ora, capisco la situazione americana ma questo è un paradosso della dialettica nazionalista: pensare di poter fare da soli ma finire per coinvolgere gli altri. E la cosa peggiore è che non si coinvolge con la collaborazione bensì con l’acquisizione. È forse equo un mondo in cui solo chi può economicamente permetterselo può curarsi? Questa è una mentalità nociva che danneggia anche gli Stati che promuovono la tutela dei cittadini indipendentemente dal loro reddito.

L’Italia rischia di non ottenere il vaccino, non prima che almeno metà inglesi vengano vaccinati: l’azienda italiana Irbm collabora con l’azienda inglese di Oxford ma l’esecutivo britannico ha consegnato all’azienda AstraZeneca, legata nella ricerca all’azienda di Oxford, 65.5 milioni di sterline per assicurarsi le prime 30 milioni di dosi. Un’altra azienda italiana, la ReiThera, afferma che “se il vaccino non lo produciamo in casa non lo avremo prima degli altri”. Già ce lo vedo Salvini a twittare per un vaccino italiano per gli italiani nati in Italia da genitori italiani sposati in Italia. Ma non andremo da nessuna parte da soli, poche risorse e più tempo per trovare una cura.

Per questo bisogna investire su una strategia comune, altrimenti i paesi che non dispongono di sufficienti risorse proprie non avranno accesso al vaccino mentre le multinazionali lotteranno per i diritti di proprietà intellettuale. Ma chi ha l’autorità per far valere una strategia comune? L’OMS ha le competenze per indicare ma non ha l’autorità per agire. Una possibilità è l’Unione europea che propone un approccio comune poggiato sul mandato ricevuto dai ministri della Sanità dei paesi membri. La strategia comunitaria che si può consultare sul sito della Commissione europea è volta a garantire la produzione di vaccini e forniture sufficienti agli Stati membri dell’Unione, ad adattare il quadro normativo dell’UE all’attuale situazione di emergenza e a ricorrere alla flessibilità normativa esistente. Ma le intenzioni non sono solo verso l’Europa: Ursula von der Leyen ha dichiarato “Il vaccino segnerà una svolta nella lotta contro il coronavirus, a testimonianza di ciò che riusciamo a ottenere quando mettiamo insieme conoscenze, ricerca e risorse. L’Unione europea farà il massimo possibile affinché tutti, nel mondo, abbiano accesso a un vaccino, senza distinzione di luogo.” Inoltre, la Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare Stella Kyriakides ha dichiarato “La collaborazione aumenterà le possibilità di accesso a un vaccino sicuro ed efficace nelle quantità necessarie e nel modo più rapido possibile; un accesso giusto ed equo per tutti, nell’UE e nel mondo, è la migliore opportunità di trovare una via di uscita definitiva dalla crisi del Covid-19. Qui l’Unione offre il meglio di sé: mettere in comune le risorse, unire gli sforzi e portare risultati concreti alla vita quotidiana delle persone. Nessuno è al sicuro fino a quando non sono tutti al sicuro; non risparmieremo gli sforzi per proteggere i cittadini dell’Unione e del mondo.”

Garantire un accesso al vaccino che sia universale, equo e a basso prezzo in particolare per i paesi più vulnerabili è l’obiettivo dell’Unione europea. Ma l’Unione avrà l’autorità per agire o sarà necessario rinnovare le sue istituzioni e renderla finalmente uno Stato Federale? Lo psicologo Gustave Le Bon disse che “la competenza senza autorità è ugualmente impotente dell’autorità senza competenza”.

Autore: Andrea Golini