Rubrica Erasmus: Bordeaux (Francia)

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Quando feci domanda per l’Erasmus mai mi sarei aspettato di finire in Francia. Per una serie di coincidenze mi fu attribuita la sede dell’Institut Polytechnique de Bordeaux, città di cui conoscevo poco allora.

Di fronte alla prospettiva di una lingua a me poco familiare, più volte fui tentato di rinunciare per un’altra meta. Quando prevalse il mio spirito d’avventura, allora sì feci una delle scelte migliori della mia vita.

Perché la nostra vita è scandita dalle nostre decisioni, passioni, umori. Questi ne plasmano la forma, le circostanze, le possibilità e, il più delle volte, immergersi in qualcosa di nuovo, sconosciuto, anche a prima vista insicuro, è lì che ci si migliora e si progredisce.

Arrivai a metà settembre, senza aver trovato ancora un tetto dove stare. Pioveva, come presto imparai, a Bordeaux piove tantissimo, a volte sembra di essere in Scozia.

Tra un cannelé e un vino Medoc, mi adattai molto velocemente: Bordeaux è una città viva, piena di studenti e situata in una regione strategica. Si sviluppa sulle rive della Garonne nella regione dell’Aquitaine, è circondata da piccoli borghetti che dominano su vigneti.

È una regione tutta da scoprire, noleggiando una macchina, molto meglio dei treni SNCF, e uscendo dall’agglomerato cittadino e perdersi per la campagna francese.

Si può poi raggiungere l’Oceano e le spiagge di Lacanau, Cap Ferret e Porge, perdersi nell’infinità del mare, visitare piccoli paesini gioiello come Arcachon, spingersi alla nota Dune du Pilat, il famoso deserto più grande d’Europa, a cavallo tra oceano e foreste.

Infine spingersi verso Sud, su una strada che percorre la costa, per visitare i Paesi Baschi francesi, piccole città come Bayonne e Biarritz.

La città in sé ha una storia singolare: il periodo di massimo splendore non è stato sotto il Regno di Francia, bensì sotto i Plantgeneti, i cugini inglesi sempre odiati! Tre secoli di dominio fino al 1453 segnano l’anima dei bordolesi e ci regalano una delle cattedrali gotiche più maestose al mondo, la Cattedrale di St. André.

Bordeaux conosce il suo secondo apogeo dalla metà del XVII secolo fino alla Rivoluzione francese. Questa prosperità è dovuta di nuovo al suo porto. Qui si commercia il vino, ma anche lo zucchero coloniale e gli schiavi.

La città viene plasmata dall’architetto Gabriel e prende le sue forme caratteristiche che tutt’oggi la contrassegnano: sorgono il Jardin Public, il complesso della Place du la Bourse, di place Tourny., ecc. Lo stile imperiale francese si fa strada nella città e la segnerà per sempre.

La gente di Bordeaux è molto eterogenea: dai francesi agli italiani, dagli spagnoli vicini ai marocchini, algerini e tante altre etnie. È un tuffo in una società vivace, giovane, piena di sapori, odori, colori, come si incontrano al Marchè des Capucins o al Marchè des Chartrons.

Vivevo proprio nel quartiere dei Capucins, soprannominato da me e miei compagni il nostro ‘Ghetto’, tra appartamenti improvvisati per studenti, boulangerie aperte tutto il giorno e ritmi frenetici.

Riguardando indietro a questa esperienza, mi sento estremamente grato di aver avuto questa opportunità: ricordiamoci quanto siamo fortunati, viviamo in un’Unione Europea che ci permette questi scambi culturali e di studio che arricchiscono le nostre vite con conoscenze che ci segneranno per sempre.

È da folli credere che tutto ciò sia scontato, teniamocelo stretto e proviamo anche noi a migliorare l’attuale per chi ci succederà in futuro.

Autore: Alberto Viviani