Il costo dell’emergenza Covid19 da un punto di vista politico

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La Repubblica Romana è stata rivoluzionaria nel pensiero politico classico proprio per la sua unicità; come affermava lo stesso Cicerone, era la migliore forma di governo mai pensata; la sua caratteristica principale risiedeva nel sistema misto, ovvero l’incorporazione di tutti e tre i sistemi statali classici: i tribuni della plebe dalla democrazia, il Senato dall’oligarchia e i Consoli dall’autarchia. Proprio i consoli erano fondamentali in periodi di guerra e situazioni di emergenza nazionale poiché, essendo due, potevano seguire contemporaneamente la situazione interna in aula e guidare l’esercito in battaglia.

Come in ogni trattato di Scienza Politica classico, l’autarchia è estremamente efficace per controllare le crisi e anche in tempi contemporanei gli scienziati politici non negano le sue qualità in situazioni emergenziali. Il grande merito di molte democrazie moderne è stato quello di non rifiutare questa capacità, ma anzi di adottarla costituzionalmente, attraverso strumenti come i decreti ministeriali e del Presidente del Consiglio speciali, nel caso italiano, e sono proprio questi strumenti che vediamo venire attivati oggi per far fronte all’emergenza del Covid-19.

Siamo in un momento di sospensione di alcune libertà costituzionali, che troppe volte abbiamo date per scontate, come la libertà di movimento, di aggregazione, di manifestazione e di culto religioso; un momento in cui è fin troppo facile sostenere in modo acritico l’operato del Governo in nome di un’unità nazionale e spirito di coesione. Tutto questo ci porta ad avere, per la nostra generazione, l’esperienza di poter mettere in dubbio e sotto analisi l’unico strumento che abbiamo mai conosciuto: quello democratico.

La democrazia infatti, non è che uno strumento, utilizzato per trasformare le preferenze dei cittadini in quanto individui in preferenza di gruppo, cercando di renderla più coerente possibile. Essendo strumento è innegabile che abbia errori intrinsechi, a volte enormi, ma oggi, quello che rischia di farla crollare più di tutti, è la pigrizia.

La democrazia è pigra perché è collegiale, lenta, indefinita, risultato di compromesso. Il vero rischio che porta il Coronavirus è che i cittadini si adattino allo stato istituzionale attuale e che, una volta finito il periodo di limitazioni, considerino stancante e faticoso tornare al compromesso. La dimostrazione della minaccia autoritaria che stiamo vivendo sta, ad esempio, nel grande elogio che leggiamo ovunque della strategia cinese nel territorio di Wuhan, ma come ricorda la ricercatrice austriaca Tamara Ehs, si parla dello stesso regime autoritario che ha negato la trasparenza nelle fasi iniziali del contagio, fondamentale per il contenimento.

La grande sfida sarà quella di limitarci ad usare i protocolli emergenziali democratici ed usarli lo stretto necessario, a costo di dover ritornare alla fatica del voto democratico: questa responsabilità sta proprio nelle mani degli esecutivi, che hanno il compito di auto regolarsi. Dopotutto, la deriva democratica è un processo grigio che parte da piccole cose, apparentemente insignificanti; come, ad esempio, la proposta di decreto del Ministro della Salute austriaco, che avrebbe consentito alle forze dell’ordine di fare irruzione senza mandato nelle abitazioni private nel giorno di Pasqua, per controllare che non ci fossero famiglie riunite a festeggiare, fortunatamente bloccato dall’opposizione.

Non tutti i paesi sono stati così fortunati. Assistiamo ad esempio all’India, dove il governo fondamentalista hindu del Primo Ministro Narendra Modi ha ordinato uno dei più rigorosi lockdown al mondo, causando la morte di centinaia di cittadini, sia per fame, poiché dipendenti da stipendi precari e giornalieri, sia da affollamento sui treni nel tentativo di raggiungere la campagna, nella speranza di avere più possibilità di trovare alimenti. In Pakistan, invece, è stato ordinato all’esercito di caricare e massacrare i medici e infermieri, che protestavano per l’assenza di dispositivi di protezione personale negli ospedali. In Israele il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha iniziato a monitorare i cellulari dei cittadini, senza nessuna votazione del parlamento, per controllare gli spostamenti e i contatti con possibili infetti di Covid-19, oltre ad attivare le misure anti-terrorismo, per avere potere sul legislativo. In conclusione, osserviamo l’Ungheria, membro dell’Unione Europea, la terra dei diritti democratici, dove Viktor Orban raggiunge un altro traguardo nel suo percorso dittatoriale, cancellando qualsiasi tipo di elezione amministrativa, rendendo il suo mandato illimitato e governando senza limiti per decreti.

Il nostro stesso modo di vivere, le nostre radici politiche e sociali sono sotto pressione. Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza del pericolo e criticare, giudicare, analizzare. Individuare i comportamenti anti democratici, denunciarli, capire se sono assolutamente necessari al contrasto del virus; in caso contrario, far sentire la nostra voce e difendere i valori democratici.

Autrice: Sofia Viviani