Rubrica Erasmus: Lione (Francia)

Concludiamo la pubblicazione degli articoli di “Eureka!” del mese di marzo con la consueta rubrica Erasmus dedicata ai nostri amici in viaggio: go to Lione!
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È tutto iniziato facendo domanda per gioco: “Tanto non credo verrei mai selezionata…è solo per curiosità, per vedere dove mi piazzerei in graduatoria” pensavo. E…come non detto. Mi sono sentita un po’ presa alla sprovvista, quegli “addirittura” nove mesi mi spaventavano; ma poi, questo Erasmus si è rivelato una grande opportunità capitata al momento giusto.

Durante il viaggio per arrivare, appena ho visto quella grande città in lontananza, mi è salita l’adrenalina a mille; e appena arrivata lì, non vedevo l’ora di esplorare ogni angolo di Lione.

Mi stabilisco in residenza e conosco le prime persone: una ragazza turca, un ragazzo e una ragazza coreani, che sono stati una specie di famiglia per me: insieme abbiamo organizzato cene internazionali, cantato e suonato il pianoforte nella sala di musica della residenza e festeggiato i compleanni.

I primi dieci giorni dell’Erasmus uscivo sempre, approfittando del tempo libero prima dell’inizio delle lezioni. Penso sorridendo alla prima festa: era su una barca e mi sono divertita molto; ma la parte più “divertente” è stata dopo la festa quando, non essendoci bus notturni e non trovando un taxi, assieme ad una ragazza tedesca del mio piano e altri due suoi amici tedeschi, mi sono ritrovata costretta ad una lunga camminata in collina per tornare alla residenza.

Ho conosciuto poi anche altre persone con cui sono uscita spesso la sera andando in vari locali; il mio posto preferito però rimaneva un bar a tema irlandese, dove c’era spesso musica dal vivo e si poteva giocare a freccette.

Altri posti di Lione che mi sono rimasti nel cuore sono Vieux Lyon, quartiere storico che mi infondeva tranquillità; il Parc de la Tête D’Or, un parco immenso vicino ad un grande lago; e i Jardins des Curiosités, da cui si può ammirare una vista stupenda di Lione.

Alla fine del primo semestre, tanta gente se n’è andata: è stato parecchio triste vedere la residenza vuota, senza tutte le persone che avevo conosciuto. Ma dopo qualche giorno sono arrivate persone nuove, tra cui due ragazze dall’Argentina, due ragazze e un ragazzo dal Brasile, un ragazzo dalla Colombia e un ragazzo francese originario del Burkina Faso.

In particolare con una delle due ragazze argentine ho passato molto tempo insieme: abbiamo chiacchierato, bevuto il mate, ascoltato musica (e fu così che scoprì il festival di Sanremo e se ne innamorò) e siamo andate a un corso di zumba della residenza.

I viaggi che ho fatto sono stati a Montpellier, città di cui il momento più bello per me è stato sedersi in spiaggia a guardare il mare; Parigi, dove sono rimasta stregata dalla Tour Eiffel che vedevo per la prima volta; e Marsiglia, città mediterranea, in cui ho visitato anche il Parc National des Calanques, con un paesaggio sulla costa davvero mozzafiato.

Verso la fine del mio Erasmus, mi chiedevo come sarebbe stato una volta finito: sarei tornata a come ero prima di partire?

Il penultimo giorno ho pranzato insieme ad alcuni della residenza e poi, nonostante io e il ragazzo brasiliano dovessimo assolutamente finire di sistemare le nostre stanze per il check-out, siamo rimasti ancora in cucina per ore insieme alla ragazza argentina (quella appassionata di Sanremo) a suonare un ukulele e a cantare.

Come immaginavo da tempo, ho fatto fatica a lasciare la mia stanza: quella che è stata casa mia in un periodo della mia vita in cui ho provato mille emozioni. Mi ha fatto effetto vederla vuota come lo era all’inizio, come se non fosse successo niente.

Quello stesso giorno però, partendo per tornare in Italia, mi sentivo felice pensando a quello che avevo vissuto: un’esperienza che mi ha arricchito come persona e che ha cambiato le lenti degli occhiali con cui guardavo il mondo, facendomi scoprire altre realtà. Mi sono messa più in gioco, ho maturato nuove consapevolezze, imparando così anche a credere più in me stessa.

E no, alla fine non sono tornata come prima; perché alla fine è vero: “Once Erasmus, always Erasmus”.

Autrice: Giulia Granzotto