Schaffen Wir das?

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Breaking news sulla Germania: analisi completa sulla politica interna.
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Eccoci qui per un nuovo update sulla politica interna tedesca, sempre più intricata e di difficile interpretazione. La congiuntura economica non aiuta: da un lato la Commissione Europea nelle sue ultime previsioni di crescita del PIL ha abbassato la stima a +1,1% (comunque un miraggio per l’Italia, come al solito fanalino di coda), dall’altro i campioni nazionali dell’auto stanno fronteggiando la difficile sfida dell’elettrificazione dei loro prodotti, campo nel quale si trovano a rincorrere le controparti asiatiche. Recentemente, il CEO di Volkswagen, Herbert Diess, ha addirittura dichiarato che il gruppo è destinato a fare la fine di Nokia senza le adeguate riforme (!).

Sul versante politico la notizia è rappresentata dalle dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer da leader della CDU dopo appena un anno, uno stravolgimento a cui i cristianodemocratici non sono, e non ci hanno, abituati.

La decisione giunge dopo il controverso accordo tra la sezione della CDU della Turingia, liberali ed AfD per eleggere ministro presidente del Land il candidato dei liberali. Con tale scelta è stato rotto l’accordo fra le forze moderate al fine di istituire un cordone sanitario per isolare il partito di estrema destra ed è dovuta intervenire ancora una volta Angela Merkel a ristabilire l’ordine. La Cancelliera ha definito la decisione “imperdonabile” e ha espulso i membri della CDU locale responsabili dello scandalo, portando alle dimissioni del presidente neoeletto.

Nonostante la situazione fosse tornata sotto controllo, è apparso chiaro come AKK (come è soprannominata l’ormai ex leader dell’Union) non avesse il partito sotto controllo, un partito in cui l’ala destra ha mostrato tutta la propria forza. Ora, a meno di due anni dalle prossime elezioni federali, la CDU si trova a dover trovare un nuovo leader, una battaglia molto più difficile per Merkel, la quale vorrebbe un nuovo profilo moderato. Analogo è l’imbarazzo per i liberali di FDP, che due anni e mezzo fa si rifiutarono di appoggiare un governo a livello federale con il motto “meglio non governare che governare male” e oggi si ritrovano ad aver appoggiato, con poco più del 5% dei voti, una coalizione di governo in Turingia con l’estrema destra ostracizzata da tutti gli altri partiti.

Tutto ciò si combina con le attuali problematiche internazionali e con l’incapacità cronica dei governi europei di dare una svolta al processo di integrazione del Vecchio Continente. Un mix esplosivo che potrebbe mettere a rischio una particolare triade che i tedeschi danno ormai per scontata dall’inizio del millennio: stabilità politica, benessere economico e guida dell’Unione Europea.

Potrebbe sembrare che tali problematiche non possano interessare più di tanto il nostro Paese, tuttavia saremmo i primi a risentire di un’eventuale crisi tedesca, essendo l’Italia parte integrante delle catene del valore capeggiate dalla potente industria tedesca. E il problema si ripropone a livello europeo, dove tra due anni ci ritroveremo senza Angela Merkel, pilastro della difficile convivenza europea a dispetto degli umori altalenanti degli altri Stati membri.

Nei prossimi due anni si deciderà molto del nostro futuro di europei, ma comunque nel Belpaese saremo concentrati sull’ennesima, fondamentale, microelezione regionale.

Autore:Filippo Viviani