Editoriale: Conferenza sul futuro dell’Europa: un’altra occasione, europei

Inizia la pubblicazione degli articoli di “Eureka!” del mese di marzo, come sempre ricco di approfondimenti e analisi sull’andamento del mondo e delle sue questioni più spigolose. Come sempre, apriamo con l’editoriale per fare il punto della situazione.

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Il 31 gennaio scorso finalmente la Gran Bretagna ha ufficializzato la sua uscita dall’Unione Europea. L’avventura del divorzio britannico non è ancora finita e, anzi, nei prossimi mesi la diplomazia dovrà portare a termine tutte le questioni ancora aperte. Inoltre, la nuova Commissione Europea è finalmente a tutti gli effetti insidiata. In questo quadro, finalmente, sembra che l’attenzione politica dell’Unione Europea possa ora concentrarsi primariamente su qualche altro tema. Le possibilità e le potenzialità dell’UE sono molte: la lotta al cambiamento climatico, l’intervento nelle complesse situazioni ai propri confini, la gestione delle migrazioni, i rapporti con le grandi potenze mondiali, l’avvio di una fiscalità europea, una ridiscussione dei trattati e molto altro.

In realtà, però, l’Unione Europea rischia di ritrovarsi ancora una volta bloccata e incapace di ambire al ruolo che le spetterebbe. Infatti le situazioni di politica interna degli stati nazionali più importanti sono oggi a diverso modo problematiche. In particolare, Emmanuel Macron deve recuperare il consenso perduto ed è alle prese con le numerose proteste di piazza in Francia. In Germania invece è scoppiato il caso CDU, che ora non ha un successore per Angela Merkel, non sa come sceglierlo e soprattutto è spaccato al proprio interno. Da parte loro, anche Italia e Spagna non hanno la forza di proporre riforme istituzionali a livello europeo. In entrambi i paesi mediterranei, infatti, i governi sono deboli internamente e poco autorevoli ai tavoli europei.

In questa situazione l’impasse è inevitabile. Se nessun governo prova a rilanciare l’azione di riforma istituzionale o ad appoggiare convintamente una di quelle sul tavolo, l’Unione Europea rimane immobile. E di nuovo arriverà in ritardo agli appuntamenti con il nostro tempo.

Comunque, alcune possibilità sono sul tavolo. Specificatamente, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Schuman, il 9 maggio 2020 verrà inaugurata la Conferenza sul futuro dell’Europa. La proposta di aprire un dibattito sulle riforme da apportare all’Unione Europea è nata dal Presidente francese Macron nel marzo scorso. Ursula von der Leyen ha poi dato seguito alla proposta, che ora si appresta a diventare realtà. Il Parlamento Europeo spera di raggiungere obiettivi ambiziosi, al passo con le richieste e le necessità dei cittadini e della società. Tuttavia, come siamo soliti constatare, la Commissione europea e i governi nazionali non sono intenzionati a dare troppo risalto a questa proposta, sperando invece di difendere l’indifendibile: lo status quo.

Il tentativo di rallentare e di lasciare in sordina la Conferenza lascia intendere che vi siano effettivamente possibilità di riforma. Tuttavia gli stati nazionali non vogliono correre questo rischio. Sta a noi, dunque, il compito di pretendere una discussione coraggiosa, ambiziosa e all’altezza con i tempi attuali. Le riforme istituzionali, la riforma dei trattati e la cessione di sovranità verso il livello europeo non possono restare dei tabù, ma dobbiamo far sì che entrino nel dibattito della Conferenza.

Per questo motivo, i prossimi mesi saranno fondamentali per smuovere l’Unione Europea, a partire dalle posizioni dei governi nazionali, eccessivamente attenti al proprio orticello. Da qui il nostro compito in vista di questa Conferenza: far sentire la voce di chi crede in un’Europa capace di agire e vicina ai cittadini. Per l’Europa non c’è un’alternativa valida alla costituzione dell’unità politica federale, per la quale si necessita anche dell’appoggio della cittadinanza. La Conferenza sul futuro dell’Europa è un’occasione difficilmente ripetibile e non possiamo permetterci di sprecarla.

Autore: Andrea Zanolli