Rubrica Erasmus: Buenos Aires

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Concludiamo la nostra rivista con la rubrica dedicata alle esperienze Erasmus; spazio all’ Argentina!
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Se mi dovessi presentare direi che mi considero una giovane fortunata viaggiatrice. Da qualche anno ho iniziato a studiare all’estero e sono di recente tornata da un’esperienza exchange a Buenos Aires, in Argentina.

Essendo tornata in corrispondenza delle festività natalizie e vedendo i miei parenti di rado, mi è capito spesso, nelle ultime settimane, di rispondere alla prevedibile domanda su come sia stata la mia esperienza sudamericana. Devo dire che ho deluso alcuni, poiché non ho imparato a ballare nemmeno un passo di tango. Ma ho sorpreso i più.

Ricordo ancora che circa sei mesi fa, mi scrisse una mia “amica di viaggi”, diciamo una ragazza conosciuta durante uno dei miei viaggi e che riesco a vedere di raro, scrivendomi che l’Argentina mi avrebbe rapito il cuore. Pensavo esagerasse, ma è proprio così: mi ha travolta. Quando mi chiedono quale sia il ricordo più bello che conservo di questa esperienza non ho dubbi: la sensazione di sentirsi a casa. E chi ha vissuto altrove, anche se per poche settimane, sa bene quanta importanza abbia la privilegiata sensazione di sentirsi a casa.

Ricordo di essere arrivata sola all’aereoporto di Buenos Aires alle 7 di mattina, dopo circa 22 ore di volo e due scali. Il 30 luglio in Argentina era inverno e, appena scesa dall’aereo, ho pensato che non sarebbe stato facile ambientarmi. Invece, non l’avessi mai pensato: il tempo è volato e il 24 dicembre, nell’uber che mi riportava per l’ultima volta da casa all’aereoporto per ripartire definitivamente alla volta italiana è stata l’unica occasione in cui per tutto il tragitto il conducente non sia diventato un mio fidato conversatore. E questo era un aspetto per cui ero sempre grata: chiunque ti incontrasse, aveva una profonda curiosità e gentilezza. Qualità che, poi, ho ritrovato nel corso di tutti i miei viaggi in Sud America ma che a Buenos Aires mi stupiva ogni giorno per quanto fosse spontanea e gratuita.

Altre caratteristiche particolari che ho notato: i porteñi formano file lunghissime per qualsiasi cosa, lasciano vagare i carrelli in giro nei supermercati dopo aver terminato la spesa, quasi tutte le case hanno una parrilla (barbecue) e circa una volta a settimana cucinano un asado (grigliata) in compagnia e/o in famiglia, bevono il mate (un tè) in continuazione e lo portano ovunque, ma la cosa più particolare è che esso nasce con il concetto di “compartirlo”, ovvero condividerlo e sempre accade che ti chiedano se ne desideri un po’.

E come ultimo particolare: quasi tutti discendono da italiani, se non spagnoli. Nel momento in cui conosci qualcuno e gli riveli di essere italiano, ti guarda con uno sguardo misto tra l’ammirazione e il rispetto e, spesso, inizia a raccontarti la storia dei suoi avi.

Tutte le persone che ho avuto la fortuna di incontrare, chi con più frequenza e chi con meno, non hanno fatto altro che arricchire il mio modo di essere e la mia persona. Ho avuto compagni di corso fantastici, professori amabili e disponibili, amici che considero quasi fratelli, coinquilini vitali e in aggiunta una delle mie migliori amiche che si è trasferita a Buenos Aires nello stesso periodo e con cui ho condiviso momenti meravigliosi dopo anni a rincorrerci in diversi luoghi dal momento che studiavamo sempre in città diverse.

E come se non bastasse tutto questo, l’Argentina, come tutto il Sud America, offre luoghi meravigliosi dove viaggiare. Ho avuto la fortuna di visitare il nord dell’Argentina in un viaggio on the road con scorci e paesaggi mozzafiato; poi sono partita per Mendoza e la costa cilena; in seguito le cascate di Iguatzù al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay; e infine Perù e Brasile. Conservo il sogno della Patagonia per un futuro viaggio, ma già so che non rimarrò a lungo lontano da quella meravigliosa terra.

Forse, in conclusione, è questo il dono più grande che mi abbia lasciato quest’esperienza: la consapevolezza che non smetterò di partire. Per quanto tornare a casa sia sempre una sensazione meravigliosa, penso che ora sia il momento di mettersi in gioco, di rischiare, di sperimentare e di vedere orizzonti sempre più grandi davanti a me perché non esiste altra barriera che non sia la mia forza di volontà. E lo scrivo proprio ora mentre sto facendo la valigia per ripartire, ma per questo riservo a un prossimo articolo la futura meta.

Autrice: Giulia Ceriani