La riforma del MES e gli interessi italiani

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In questo articolo di “Eureka!” andiamo ad analizzare nel dettaglio il MES, che tanto ha tenuto banco negli ultimi mesi, cercando di fare un po’ di chiarezza. (Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Esattamente come accadde qualche anno fa per il termine “spread”, oggi “MES” entra nelle case degli italiani assumendo un contorno a dir poco grottesco e ridicolo, a causa del polverone mediatico instillato soprattutto dall’attuale opposizione, in prima fila Salvini e Meloni. Al netto delle polemiche che si sono create, sono ancora in molti coloro che si domandando di cosa effettivamente si tratti. Cerchiamo quindi di delucidarne gli aspetti principali.

Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, anche detto Fondo Salva Stati, è un trattato internazionale tra 19 Stati europei (quelli che hanno adottato l’euro come moneta nazionale) che istituisce un’organizzazione internazionale di natura intergovernativa (poiché i membri sono nominati da parte di ogni Stato membro).

Con il MES si decide di non avvalersi più dell’Articolo 122 del Trattato che fungeva da base giuridica per il MESF, Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria, che forniva assistenza finanziaria agli Stati membri dell’UE in difficoltà, sulla base di fondi raccolti dalla Commissione sui mercati finanziari con la garanzia implicita del bilancio dell’UE (60 miliardi di euro). Meccanismo quest’ultimo totalmente diverso dal FESF, Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, appositamente costituito dagli Stati membri nel maggio 2010, per il solo fine di aiutare finanziariamente gli Stati membri, preservando la stabilità finanziaria dell’Eurozona in caso di difficoltà economica e garantendo la possibilità di attivazione fino a 440 miliardi di finanziamento, cifra indubbiamente significativa per Paesi come Irlanda, Portogallo, Grecia, ma che perde di significato davanti a Paesi come il nostro. La società di diritto lussemburghese (FESF) viene quindi sostituita nel luglio 2012 dal MES, ampiamente distinto dai due meccanismi antesignani in termini giuridici.

L’obiettivo del MES è di “mobilizzare risorse finanziarie e fornire un sostegno alla stabilità, secondo condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto, a beneficio dei membri del MES che già si trovino o rischino di trovarsi in gravi problemi finanziari, se indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della Zona euro nel suo complesso e quella dei suoi Stati membri” (Articolo 3 del trattato). Più semplicemente, il MES mette a disposizione risorse finanziarie secondo principi di condizionalità: gli aiuti economici sono garantiti dalla stretta osservanza, da parte del paese debitore, degli obiettivi di bilancio e delle riforme concordate con il fondo, necessari al fine di riportare il paese alla crescita. La condizionalità è inoltre funzionale ad evitare l’azzardo morale: i governi che si sono indebitati eccessivamente per ragioni principalmente elettorali non possono permettersi di non adottare misure economiche tali da ripagare velocemente i propri debiti.

Il capitale su cui può contare è di 704 miliardi di euro, di cui 80 miliardi circa già versati da parte di Germania, Francia e Italia (la Germania primo contributore netto con il 27% delle quote, seguita da Francia con il 20,3% e Italia con il 17,8%).

La struttura organizzativa del Meccanismo di Stabilità si compone di un Consiglio dei Governatori, Ministri e Vice-ministri dell’economia degli Stati membri dell’Eurozona, e di un Consiglio dei Direttori, i cui componenti sono direttamente nominati dal Consiglio in precedenza citato. Le decisioni più importanti sono prese dal Board dei Ministri delle Finanze dei 19 paesi dell’area euro, all’unanimità. In circostanze speciali, è sufficiente una maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti. Questo fatto attribuisce a Germania, Francia e Italia un vero e proprio diritto di veto, poiché questi paesi dispongono di oltre il 15 per cento dei voti, stabiliti in base alle quote del fondo.

Ma quali sono gli strumenti di intervento del MES? Quando uno Stato perde la fiducia dei creditori e non riesce più a finanziarsi sul mercato internazionale, non è più in grado di ripagare gli interessi sui debiti e fallisce. Conseguenze dirette sono la perdita del valore dei titoli delle banche nazionali che li hanno comprati, il mancato rimborso alle famiglie (a causa dell’impossibilità di restituzione dei depositi da parte delle banche), il crollo delle imprese. Per impedire tali scenari, il MES dispone dei seguenti strumenti di credito:

1. Assistenza precauzionale: possibilità di erogazione di aiuti economici a Stati a rischio crisi per ripristinare la fiducia nel mercato;

2. Prestiti per la stabilità macroeconomica: prestiti di natura assistenziale impiegati quando i problemi nascono dal bilancio pubblico (Cipro 2013 e Grecia 2015);

3. Assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione di istituzione finanziarie (caso Spagna 2012);

4. Iniezioni dirette di capitale per la ricapitalizzazione delle banche;

5. Sostegno al mercato primario o secondario dei titoli di stato: il primo si occupa dell’emissione e vendita dei titoli direttamente dall’emittente (l’investitore acquista titoli che non sono mai stati scambiati prima); il secondario è il luogo dove sono trattati i titoli già in circolazione.

Già dal 2012 si inizia a discutere in sede europea di una possibile revisione del trattato istitutivo al fine di completare l’architettura dell’Unione Economica e Monetaria, conferire maggiore stabilità e resilienza al sistema, ma soprattutto evitare la ripetizione di crisi (salvataggio Grecia nel marzo 2010, Irlanda nel novembre 2010, Portogallo nell’aprile 2011, Spagna nel giugno 2012, secondo salvataggio Grecia nel 2012, Cipro nel 2013, terzo salvataggio Grecia nel 2015).

Le proposte di riforma di questi ultimi sette anni vertono in misura più o meno uguale sul completamento del quadro finanziario integrato, sul bilancio integrato e sul quadro di politica economica integrato. Relativamente al primo punto, gli Stati membri discutono sulla creazione di un’Unione bancaria attraverso l’istituzione di regole uniche di vigilanza, la creazione di un meccanismo di risoluzione per interrompere la stretta connessione tra crisi interbancaria e del debito sovrano e l’adozione di un sistema europeo di garanzia dei depositi. Si interviene inoltre in merito all’accelerazione del processo di unione del mercato dei capitali e dell’istituzione di un paniere di titoli emessi dall’UE stessa a rischio nullo.

Nell’ultimo anno, l’Eurogruppo lavora in merito alla revisione del trattato che istituisce il MES, in merito allo strumento di bilancio per la convergenza e la competitività e relativamente al rafforzamento dell’unione bancaria.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità si vede così modificato/rafforzato nei seguenti punti:

1. Rafforzamento dell’assistenza precauzionale: rafforzamento e semplificazione dell’erogazione di aiuti economici per gli Stati rispettanti le condizioni economico-finanziarie e di bilancio contenute nell’allegato 3 del Trattato, ovvero: deficit inferiore al 3%, debito pubblico inferiore al 60% del PIL o in forte riduzione, assenza di squilibri di bilancio eccessivi, e assenza di vulnerabilità economiche importanti. In questo caso la procedura di erogazione di sostegno diventa snella e quasi svincolata. Per tali Paesi il protocollo d’intesa viene sostituito con una più generica lettera di intenti.

2. Rafforzamento del principio di sostenibilità del debito: erogazione dell’assistenza finanziaria sulla base della sostenibilità del debito (l’esame circa la sostenibilità viene affidato a un esame congiunto del MES, dei singoli Paesi e della Commissione Europea, che funge da arbitro in caso di opinioni divergenti). La verifica della sostenibilità del debito prima della concessione degli aiuti è già prevista dal Trattato vigente. È una clausola a tutela delle risorse del MES di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore. Le proposte folli dei paesi nordici vengono di conseguenza accantonate: il sistema di valutazione della sostenibilità del debito che sarebbe lasciato unicamente nelle mani di un organismo privato e la ristrutturazione automatica del debito per poter accedere agli aiuti economici (che comporterebbe inevitabili occasioni di speculazione che tenderebbero ad autorealizzarsi).

3. Introduzione del “backstop” al Fondo di Risoluzione Unico dell’Unione bancaria: il MES può finanziare il fondo fino a 55 miliardi, al fine di aiutare gli istituti finanziari in difficoltà. In questo modo le banche potranno godere di maggiore sicurezza e stabilità e, nel caso di fallimento, i costi saranno maggiormente limitati per i cittadini contribuenti e gli effetti minimi sull’economia reale. Il compromesso raggiunto non comprende tuttavia il fondo di assicurazione sui depositi, possibile testimonianza dell’utilità di tali scelte finanziarie nei confronti dei cittadini dell’Eurozona, in quanto sarebbe il livello europeo e non più i singoli governi a restituire il capitale depositato in banca in caso di fallimento.

4. Riforma sulla facilitazione di ristrutturazione del debito pubblico di un paese che chiede aiuto al MES (Private sectory board): entro il 2022 tutte le cessioni dei prestiti dei titoli sovrani degli stati dovrebbero introdurre delle clausole di azione collettiva. Esse sono in realtà già applicate sui titoli di stato dal 2013 ma, attraverso l’introduzione della votazione a maggioranza semplice, i debitori sono maggiormente agevolati poiché si impedisce che un piccolo gruppo di speculatori detentori di titoli di stato possano ostacolare la ristrutturazione, tenendo di fatto ingabbiato il paese.

5. Introduzione della possibilità per lo Stato membro di chiedere al MES di favorire il dialogo su base volontaria, non vincolante ed informale con i creditori medesimi.

6. Introduzione di nuove modalità di cooperazione tra Commissione e MES.

Nel prosieguo dei lavori sul MES, il nostro Paese, terzo contribuente, dovrebbe quantomeno insistere sull’istituzione della garanzia europea sui depositi e sull’affiancamento, sul lato fiscale, di un bilancio federale adeguato, garante di stabilità, crescita dell’Eurozona e resilienza agli shock economici. Le riforme MES proposte nell’ultimo anno sono necessarie al completamento dell’Unione Economica e Bancaria, ma non ancora sufficienti. Per tali ragioni è indispensabile che il dibattito politico non sia ridotto a propaganda sulle spalle degli italiani, data anche l’esigenza del nostro Paese al completamento dell’Unione bancaria (visto l’alto debito pubblico in proporzione al PIL), ma sia funzionale al rafforzamento della costruzione di un’area monetaria stabile e resiliente.

Autrice: Alice Tommasi