Il Green Deal europeo

Reading time: 4 min

Non solo politica ed economia, ma anche l’ambiente è un tema di prima importanza; le risorse vanno esaurendosi, i cambiamenti climatici sono una realtà innegabile, e i movimenti attivisti crescono ogni giorno. Ovviamente il cambiamento necessario dovrà essere sapientemente guidato sia dal settore pubblico che da quello privato. A che punto siamo giunti?
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

L’11 dicembre 2019 la Commissione Europea ha emanato un comunicato di cruciale importanza: il Green Deal europeo. Questo è un progetto che la presidente von der Leyen s’impegnerà a trasformare in legge entro marzo 2020. «Si tratta di una nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse», è scritto sul comunicato ufficiale. Inoltre, rappresenta una metodica per attuare l’Agenda 2030 e perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Mantenendo le attuali politiche, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sarà limitata al 60% entro il 2050. Tramite il Green Deal viene alzata l’asticella. Entro giugno 2021 si avrà la revisione del sistema per lo scambio di quote di emissioni, con l’estensione di questo ad altri settori nei quali si vedrà un maggiore impegno per la riduzione delle emissioni, e del regolamento sull’uso del suolo e sulla silvicoltura. È poi prevista la fissazione del prezzo del carbonio in tutta l’economia al fine di facilitare investimenti sostenibili, sia pubblici che privati. Questa manovra comprende, inoltre, una revisione della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici, mediante la procedura legislativa ordinaria con votazione a maggioranza qualificata. Il comunicato ufficiale sottolinea poi che «se dovessero persistere livelli diversi di ambizione su scala mondiale mentre l’UE aumenta le sue ambizioni in campo climatico, la Commissione proporrà, per determinati settori, un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, al fine di ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, garantendo, in questo modo, che il prezzo delle importazioni tenga conto più accuratamente del loro tenore di carbonio». La Commissione Europea intende poi lavorare sull’approvvigionamento di energia pulita e sicura al fine di ridurre l’inquinamento nei settori della mobilità, dell’edilizia e dell’industria. Per quanto concerne quest’ultimo punto è infatti scioccante che l’industria europea utilizzi solo il 12% di materiali riciclati. Continuando l’analisi delle linee d’azione previste, si legge che, per il periodo 2021-2027, è previsto che almeno il 40% del bilancio complessivo della politica agricola comune e almeno il 30% del Fondo per gli affari marittimi e la pesca contribuiscano all’azione per il clima. Si vuole difatti ridurre significativamente l’uso di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici investendo sulla ricerca di nuove metodiche finalizzate a proteggere i raccolti da organismi nocivi e malattie nonché sulla produzione di prodotti alimentari e mangimi innovativi, come i prodotti ittici a base di alghe. È inoltre previsto un intervento nei settori della trasformazione alimentare e del commercio al dettaglio per quanto concerne trasporti, stoccaggio, imballaggio e rifiuti alimentari. Per concludere gli obiettivi dalla Commissione prefissatisi, vi è il ripristino di ecosistemi che stanno scomparendo con scrupolosa attenzione alla preservazione della biodiversità necessaria al sostentamento di questi.

Tutte queste lodevoli idee hanno però un prezzo: 260 miliardi di euro (1,5% del PIL 2018) all’anno. Tale ambizione necessiterà la mobilitazione dei settori sia pubblico che privato. «La Commissione presenterà un piano di investimenti per un’Europa sostenibile inteso a sopperire a questo fabbisogno supplementare, che combinerà finanziamenti specifici per incentivare gli investimenti sostenibili e proposte volte a creare un contesto più favorevole agli investimenti verdi», è spiegato. Ruolo cruciale sarà rivestito dal bilancio dell’UE e dal Fondo InvestEU. Prendendo in considerazione il primo, la Commissione individua possibili fonti di entrate basate sui rifiuti non riciclati degli imballaggi in plastica e sull’assegnazione al bilancio del 20% dei proventi delle aste nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissione dell’UE. Per quanto concerne il secondo, è previsto che almeno il 30% del Fondo venga destinato alla lotta contro i cambiamenti climatici. Inoltre, la Commissione collaborerà con il gruppo BEI (il quale si è prefissato di raddoppiare il proprio obiettivo climatico, portandolo dal 25% al 50% entro il 2025 e diventando così la banca europea per il clima), le banche e gli istituti nazionali di promozione e con altre istituzioni finanziare internazionali. Per concludere, a livello nazionale sarà creato il contesto adatto per attuare riforme fiscali che aboliscano le sovvenzioni ai combustibili fossili allentando la pressione fiscale sul lavoro per trasferirla sull’inquinamento, tenendo conto degli aspetti sociali.

Detta così sembra facile. Ci sono tuttavia dei dubbi che si pongono più investitori come Bruno Rovelli, responsabile per l’Italia di Blackrock. In primis, è ancora da definire la direzione che prenderanno la BCE, il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo. In secondo luogo, vedendo la Brexit pian piano più concreta, c’è la possibilità che nei prossimi anni venga a mancare il contributo del Regno Unito di circa 10-12 miliardi. Al terzo punto vi sono gli ingenti finanziamenti privati che, data l’insufficienza dell’attuale bilancio UE, giocheranno un ruolo decisivo per la realizzazione del Green Deal. Per riuscire ad attrarre questi finanziamenti è necessario che gli stati nazionali concordino sull’entità del contributo pubblico stabilendo una politica fiscale comune, la quale costringerebbe a rinunciare a pezzi di sovranità. Un punto di partenza potrebbe essere la Carbon Tax.

Il Green Deal europeo è quindi un progetto nobile che potrebbe portare l’Unione Europea ad essere un leader mondiale in materia climatica, in grado di convincere coloro che ancora non stanno prendendo provvedimenti disobbedendo ai Patti di Parigi, ma che presenta importanti incertezze. Si scoprirà durante il 2020 l’esito delle ambizioni di Ursula Von der Leyen.

Autrice: Maddalena Marchi