Eureka – Gennaio 2019 -Editoriale

Quale Europa racconteremo alla fine degli anni Venti?

Reading time: 3 min

Con questo titolo, inizia la pubblicazione degli articoli di “Eureka!” del mese di gennaio. Siamo di fronte a una decade fondamentale per le sorti dell’uomo e del pianeta, con tante nuove sfide quotidiane da affrontare. Come sarà ricordata questa epoca nel futuro? La storia è tutta da scrivere, e ogni nuovo paragrafo potrebbe avere un peso specifico notevole nello sviluppo del racconto. Comincia la nostra analisi!
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Il primo gennaio abbiamo un po’ tutti guardato al nuovo decennio con una certa febbrile eccitazione. Fra gli speciali degli youtubers, gli open bar del 31 e lo scoppio dei fuochi d’artificio, proliferavano le domande su cosa mai di nuovo e speranzoso potessero prospettarci questi anni ’20 del duemila. Il 3 gennaio, però, la cronaca ci ha subito riportato a un orizzonte temporale più ristretto e a stati d’animo meno baldanzosi. Un drone americano a Baghdad ha ucciso l’uomo che alcuni commentatori consideravano come la persona più importante in Iran dopo l’ayatollah Khamenei, ossia Qasem Soleimani [vd. articolo a pag. 4]. 

L’evento potrebbe sì essere uno di quelli che segnano – anche se non certo suscitando positive speranze – il nuovo decennio. Tuttavia, in questi giorni di lanci di missili contro basi militari e culturali, solo minacciati o anche eseguiti [mentre scrivo, la mattina dell’8 gennaio, l’Iran ha appena attaccato due basi USA in Iraq, ndr], molti media in Italia non smettono di dedicare le loro aperture alle varie faccende interne: prescrizione, taglio dei parlamentari e via dicendo. La circostanza fa riflettere. Sorge l’impressione che domanda e/o offerta di informazione esistenti non riconoscano, nel dibattito di tutti i giorni, i fatti che sono effettivamente in grado di segnare un decennio.

Potrebbe però essere in gioco in questo un ulteriore fattore determinante: la consapevolezza dell’irrilevanza totale in questa vicenda non solo dell’Italia ma dell’Europa intera. E tutto ciò nonostante i conflitti del Medio oriente abbiano un impatto immediato sul nostro continente (leggi flussi migratori o sviluppo di organizzazioni parastatali come l’Isis). Perché dunque chi – l’Europa – più ha interesse affinché il Medio oriente sia un’area di pace e stabilità meno riesce a esercitare il proprio interesse? La risposta è del tutto legata all’aspetto istituzionale dell’Unione europea: la somma di 27 politiche estere con sfumature diverse e talvolta persino contrastanti non può risultare in nulla più che in flebili appelli. Così come i 51 Stati federati degli USA, distanti diecimila e più chilometri da Teheran, non avrebbero nessuna voce in Medio oriente se non componessero un unico Stato. È la dimensione, la forza di influenza che si è in grado di esercitare, ciò che può determinare la capacità di proteggere i propri interessi e valori, e al contempo anche ciò che può alimentare la consapevolezza di averne la capacità.

Quest’ultima crisi mediorientale dimostra quindi in modo lampante l’irrilevanza europea a livello globale. Ma quest’irrilevanza ha le proprie origini molto più lontano nel tempo, almeno dal Secondo dopoguerra, quando l’Europa si divise fra chi affidò il proprio destino a Washington e chi a Mosca. Ora che, dopo Mosca, anche Washington si disinteressa ormai delle cose europee, e anzi vede talvolta l’Unione europea come un nemico invece che come un alleato, è tempo di riprendere in mano il proprio destino. È tempo di ripensare il futuro dell’Ue, dandoci un’unica politica estera europea esercitata da un governo federale europeo democraticamente eletto. È tempo di cambiare l’assetto istituzionale dell’Ue nell’ottica di un governo federale democratico in grado di dare risposte europee in tutti i settori di crisi europea in cui le sovranità nazionali riescono al massimo solo a dilazionare i problemi.

L’occasione in questo senso può essere rappresentata dalla Conferenza sul futuro dell’Europa, di cui ha parlato Ursula Von der Leyen già nel suo discorso al Parlamento europeo del 16 luglio scorso. Tale Conferenza dovrebbe essere lanciata il 9 maggio, alla prossima Festa dell’Europa, e durare fino all’inizio del 2022. Nelle intenzioni della Commissione europea che sono finora emerse, da qui al 2022 ci saranno una serie di eventi che coinvolgeranno istituzioni europee, istituzioni nazionali e società civile europea nella riflessione sull’attuale stato dell’Ue. Può quindi essere il momento per modificare uno status quo che lascia tutti o quasi insoddisfatti, e per dare agli anni ’20, rispetto ai molti problemi da affrontare (fra gli altri, primo fra tutti anche quello della trasformazione verde dell’economia), un’Europa rinnovata e davvero unita.

Autore: Gianluca Bonato