Eureka – Novembre 2019 – Editoriale

Nel giorno della nomina a Presidente della Commissione Europea di Ursula von der Leyen, pubblichiamo il nuovo numero di “Eureka”, in cui, tramite il nostro editoriale, facciamo un riassunto della scena politica attuale.

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Autunno inoltrato e il forte caldo degli eventi politici estivi si trasforma in tepore. Una nuova Commissione europea sta per prendere l’eredità di Jean Claude Junker, gli Stati nell’Unione europea designano gli ultimi commissari, promossi dal Parlamento europeo come Paolo Gentiloni all’Economia, e bocciati come Sylvie Goulard, proposta dal Presidente francese Emmanuel Macron. Il Parlamento europeo, unica istituzione che rappresenta direttamente i cittadini europei, approva i commissari solo dopo il Trattato di Maastricht del 1992, prima il Parlamento taceva. Per i prossimi cinque anni avremo un’UE che “seguirà la via europea” come dichiarato dalla neoeletta Ursula Von der Leyen a Presidente della Commissione europea. Il Parlamento elegge il presidente della commissione solo dopo il Trattato di Lisbona del 2009, prima il Parlamento taceva.

Ora che tutto sembra formarsi seguendo il tepore dobbiamo solo continuare ad osservare al riparo, mantenendo la solita calma europea, e aspettare che le promesse, molto generiche e poco discusse dai media nazionali, vengano mantenute o smentite. Si parlerà di un “green deal europeo” per l’ambiente e vedremo con quale spinta verrà trattato questo tema da parte del futuro commissario Frans Timmermans. Si parlerà di nuovi interventi per la difesa europea per colmare un vuoto di competenze per la gestione dei flussi migratori, sperando che non ci sia davvero l’intenzione di “difendere lo stile di vita europeo”. Si parlerà della Nuova via della seta promossa da un gigante politico come la Cina ma che potrebbe coinvolgere fino a 70 paesi molto più piccoli e fragili, incapaci di negoziare equamente con lo Stato per ora più popoloso al mondo, proprio mentre le rivolte ad Hong Kong mettono in luce il regime cinese antidemocratico.

Soprattutto fuori dall’UE le istituzioni del mondo sembrano allontanarsi dal sentimento democratico capace di dare pensiero e parola a tutti i cittadini: in Venezuela la crisi economica e politica persiste; in Russia gli oppositori politici continuano ad essere censurati; negli Stati Uniti la posizione del Presidente si fa sempre più lontana da quella degli americani; in Siria gli scontri vanno avanti e la Turchia è pronta ad eliminare i vicini curdi; in Brasile si continua a disboscare l’Amazzonia anche se dovrebbe essere ritenuta un patrimonio dell’umanità e non un patrimonio brasiliano; in molti paesi dell’Africa la corruzione che vincola le competenze a poche persone non permette la crescita democratica e sociale. Circondata da questi fenomeni, l’Europa si trova in una situazione un po’ diversa: il continente europeo è in una fase di auto-identificazione e appare evidente che sia in cerca di una nuova struttura organizzativa per poter parlare con la proporzionata voce europea. È un momento in cui l’Unione europea sta prendendo atto che non le basta più essere “unita” nel nome. L’Europa di fronte ai fenomeni antidemocratici sarà chiamata ad agire. Nei fatti l’Europa dovrà decidere e per farlo dovrà essere organizzata. Per esserlo non c’è altra soluzione che il superamento dell’attuale Unione europea con la creazione di uno Stato politico europeo. Vedremo se noi europei faremo qualcosa.

Autore: Andrea Golini