Rubrica Erasmus: Tartu (Estonia)

Ultimo articolo del numero di “Eureka!” di luglio, come sempre spazio alla rubrica Erasmus: vi portiamo in un posto tanto sconosciuto quanto internazionale!
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Erasmus a Tartu, Estonia; che immagino non accenda alcuna lampadina. Per intenderci, Paese grande il doppio del Veneto, affacciato sul freddo Baltico. Popolazione poca e sparsa. Orsi parecchi. Luce molto poca, foreste. Insomma, un mix terrificante per tutti gli appassionati della sangria. Eppure a me la Spagna non piace, perciò, ignorando le quaranta mete disponibili della penisola iberica, mi sono fiondato sull’unico posto in lista di questo paese un po’ più remoto. In realtà la prima scelta era l’Olanda, ma questo è un altro discorso. La penisola scandinava invece ha prezzi da capogiro, via. Venendo al dunque, Tartu.

Un tempo Dorpat, fondata da Cavalieri Teutonici, poi città anseatica, sempre mantenendo un carattere molto tedesco. Pure l’università – oggi la più grande e prestigiosa di tutti i baltici – nata per concessione svedese nel XVII sec. mantenne sempre corsi in tedesco. Una caratteristica comune di tutto il paese, che ha poco da spartire con il suo ingombrante vicino – la Russia – e un’identità unica al mondo preservata nei secoli, di origine ugrofinnica come i ‘cugini’ finlandesi. Niente male per un paese che al mio arrivo in autunno spegneva le candeline del suo centenario. Dormitorio Erasmus? Bellissimo, moderno, pieno di confort. Costicchia, adocchio un casermone sovietico costruito sul modello ‘alveare’, prezzo nullo. Spaziale, lo prendo. Stupefacente pure la burocrazia: una firma iniziale all’ufficio comunale e poi tutto via internet, quanto mi è stata cara l’e-stonia.

Invece l’università dicevo, fu la seconda della Svezia, contagiata da influenze nordiche, indigene, tedesche e poi russe. È sorprendente infatti l’aria internazionale che si respira. Studenti provenienti da ogni parte del mondo, non solo europei. La città stessa era a misura di studente: considerato che un abitante su quattro non era altri che un iscritto all’università. Locali, eventi, feste, cinema. Una frenesia inimmaginabile a priori per un posto del genere, che mi trascinò in una media di cinque ore giornaliere di sonno. Grazie al weekend. All’inizio – chi lo nega mente sapendo di mentire – lo spaesamento è garantito. Tutti i riferimenti persi, 2000 chilometri di lontananza da casa, due ore di bus dall’aeroporto durante la notte e per giunta in mezzo ai boschi. Tuttavia, è un sentimento che dura pochissimo: il tempo che l’euforia della nuova routine si imponga come tabella di marcia, che m’ha permesso di entrare in contatto con molte culture e stringere amicizie con ragazzi e ragazze di tutte le nazionalità.

Molti stereotipi sono saltati devo ammettere, come sui tedeschi: i migliori di spirito e in amicizia. La narrazione nazionalpopolare ci ha abituato ad una ‘Crucchia’ arcigna, fredda e meccanica. Nulla di tutto ciò. E così allo stesso modo con russi, polacchi, ungheresi, turchi, portoghesi – mitici loro! Il mio coinquilino, uno studente egiziano. I vicini giordani, francesi, spagnoli. Era sì una bolla, ma di quelle dove ci si lascia il cuore, dove non importa chi tu sia e da dove provenga, perché tutte queste persone meravigliose sono unite dalla bellezza dello studiare insieme.

Autore: Filippo Pasquali