“Soli contro tutti”

Nel seguente articolo di “Eureka” proponiamo una riflessione sulla sensazione di solitudine che accompagna l’italiano medio, che invece di sentirsi parte di un progetto europeo, accusa trascuratezza e indifferenza, che lo portano inevitabilmente a chiudersi. Necessitiamo di un’ Unione Europea per tanti motivi, ma in primo luogo per noi stessi.
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Sono in macchina fermo ad un semaforo. È rosso e mentre aspetto mi supera un motorino. Sul casco del guidatore c’è una scritta: “soli contro tutti”. A parte lo sfondo della scritta con i colori palesemente dell’Hellas, quella scritta mi ha ricordato lo spirito di molti italiani. Come possiamo essere da soli contro tutti? In Europa ci siamo, ne facciamo parte ma ci sentiamo isolati. Da soli in un continente in cui viaggiano merci e persone “straniere” continuamente pensiamo di non avere le cose sotto controllo. Giusto, il “controllo”. La maggioranza degli europei ha espresso il consenso per proseguire il cammino comunitario ma in alcuni paesi, come l’Italia, la sensazione sembra quella di essere sempre più isolati. Una cosa che vorrei capire è se qualcuno ci abbia isolato o se ci siamo isolati da soli.

Nel mondo c’è ancora spazio. Ma per chi è più pigro e non si vuole “muovere” la soluzione è stare fermi e allontanare chi si avvicina e cercare di risolvere i problemi da soli. Soli contro tutti.

Quando le cose sono complicate si cerca di andare “contro” di esse per eliminarle alla svelta. Via, cacciamo i problemi. Chi è con me è nel giusto: siamo contro tutti gli altri. E per darci forza ci uniamo. Una fantastica contraddizione. Si investe su identità sempre più piccole a discapito di una più grande. Paesi che si uniscono cercando di puntare sulla loro identità per dividere l’identità comune, quella europea.

Aiuta moltissimo l’informazione. Sto seguendo il torneo di Wimbledon (tennis), un giorno sono in Italia e le notizie riguardano i tennisti italiani, peccato per Fognini, eliminato, che spera che scoppi una bomba nel campo per far saltare in aria quei maledetti inglesi. Il giorno dopo sono in Spagna e le notizie riguardano i tennisti spagnoli. In fondo che me ne frega del tennista kazako anche se è più bravo del mio connazionale. Si punta al ribasso.

E quindi va bene, accettiamo miseramente questo fatto. Cerchiamo ragionando da italiani di capire la convenienza o meno di vivere nella comunità europea. Ci serve riottenere il controllo? O ci serve contare qualcosa?

Queste bellissime micro-identità, questi gruppi di “soli contro tutti” come pensano di convivere? Non lo pensano. Ma per fortuna c’è chi lo pensa. Come te caro lettore, non penserai mica che si possa vivere e lasciare vivere senza un minimo di organizzazione della convivenza? E non c’è convivenza con i conflitti. Non si può convivere con chi vuole essere “contro” qualcuno. Allora cosa fare? Fare quello che incredibilmente fanno loro: unendosi.

Io ho grandi aspettative per questa nuova Commissione europea. Mi aspetto che Ursula Von der Leyen promuova quello che più serve per la convivenza europea: uno stato federale. Bisogna dirlo. Voglio che i giornali parlino della possibilità di spingersi oltre le nazioni attuali.

Dobbiamo dire che l’Italia va ascoltata in Europa, deve contare come parte di essa e non come straniera. Ma non dobbiamo essere contro qualcuno. Collaborare è l’unico modo che abbiamo per affrontare tematiche comuni. Una persona che pensa di risolvere un problema comune da solo lo potrà fare solo se eliminerà tutti gli altri. Solo se ci eliminerà. L’uomo ci proverà, di nuovo.

Autore: Andrea Golini