Il quadro dei prossimi cinque anni europei

epa04456094 An exterior view of the European Parliament and flags in Strasbourg, France, 21 October 2014. EPA/PATRICK SEEGER

Nel secondo articolo del numero di “Eureka!” di luglio, analizziamo alcuni interessanti dati emersi dalle elezioni europee.

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Il 26 maggio i cittadini europei sono andati alle urne per decidere i nuovi europarlamentari, in carica fino al 2024. Il Parlamento Europeo è composto da 751 deputati, ogni stato membro ha la possibilità di eleggerne una parte in proporzione alla popolazione; all’Italia spettano 73 seggi, con la possibilità di arrivare a 76, se l’uscita della Gran Bretagna diventerà effettiva durante il corso della legislatura.

I parlamentari europei sono poi divisi a Strasburgo per appartenenza politica in gruppi: nella scorsa legislatura, il Partito Popolare Europeo, il gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, il gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, il gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, Il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, il gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea, Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica e il gruppo dei non iscritti. L’elettore al seggio doveva però porre la croce non sui simboli dei gruppi appena citati, ma su quelli dei partiti nazionali, i quali a loro volta confluiscono negli eurogruppi scelti di appartenenza.

Nel 2019 le elezioni democratiche europee hanno compiuto quarant’anni, le prime infatti risalgono al 1979, quando i paesi membri della Comunità europea erano solamente nove. Oggi invece hanno votato 28 paesi, ognuno con il sistema elettorale scelto; per quanto riguarda l’Italia il sistema impiegato è di tipo proporzionale, regolato dalla legge italiana del 1979, modificata nel 2009 per la soglia di sbarramento posta al 4%, e successivamente nel 2014 per i voti di preferenza. Il territorio italiano è diviso in cinque circoscrizioni plurinominali (Italia nord-occidentale, Italia nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale e Italia insulare), a ognuna delle quali è assegnato un numero variabile di seggi, in proporzione alla popolazione. La legge prevede quindi la possibilità di esprimere il voto di preferenza. Infatti ogni elettore può indicare fino a tre candidati della lista circoscrizionale votata. Per rafforzare la rappresentanza di genere, la seconda e la terza preferenza sono annullate qualora l’elettore indichi tre candidati dello stesso sesso.

Le elezioni del 2019 hanno subito registrato un dato positivo: l’affluenza nell’Europa a 28 è stata in crescita, al 50,95% (nel 2014 era del 42,61%). I risultati italiani hanno visto vincente la Lega di Matteo Salvini con il 34,26% di voti, seguito dal Partito Democratico di Nicola Zingaretti con il 22,74% e dal Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio con il 17,06%. Date queste percentuali si può subito notare come l’Italia sia contro tendenza in Europa. Il nostro primo partito nazionale è la Lega, la quale fa parte, all’interno del Parlamento europeo, e del nuovo gruppo Identità e Democrazia (erede dell’Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni), insieme, fra gli altri, al Rassemblement National di Marine Le Pen; il gruppo però nel nuovo Parlamento possiede 73 seggi su 751, pari al 9,72%.

In Italia l’attenzione è catturata dal risultato nazionale, ma se come ha detto Matteo Salvini le elezioni europee erano un referendum sull’Unione, allora a livello europeo è chiaro che ha vinto l’Europa. Questo 9,72% dimostra chiaramente che i nazionalisti non sfondano, al contempo sappiamo con certezza che ci sarà una ampia maggioranza europeista: Popolari e Socialisti da soli non hanno più la maggioranza, ma restano il primo e secondo gruppo con 179 e 150 seggi rispettivamente.

A livello europeo i nazionalisti complessivamente salgono di 18 seggi, le principali forze tradizionali, Popolari e Socialisti, ne perdono 71, ma Verdi e Liberali, che si sono invece caratterizzati per un messaggio fortemente europeista, aumentano di 56. In sostanza lo spostamento complessivo rispetto alla legislatura precedente è minimo: le forze europeiste perdono 15 seggi e quelle nazionaliste ne guadagnano 18. Ma le prime mantengono insieme una maggioranza di quasi 2/3 e i nazionalisti non arrivano al 20% dei seggi. In Italia la percezione è opposta perché il successo delle forze nazionaliste è evidente, ma la loro forza nazionale non comporterà una rilevanza europea. Lungi dal rafforzare la capacità di influenza dell’Italia in Europa, rischia invece di accentuare l’attuale isolamento del governo italiano. L’ennesimo paradosso dei nazionalisti, che chiedono il voto per difendere gli interessi nazionali, ma sono nella peggior posizione per farlo.

Il futuro dell’Unione per adesso non sembra destinato necessariamente a una ricaduta nazionalista, ma dipenderà tutto dalle forze europeiste, che negli ultimi anni hanno aperto le porte al nazionalismo, restando immobili e non dando risposte efficaci ai cittadini europei sui grandi temi dell’ambiente, della politica estera, della finanza, dell’immigrazione e non solo.

Autrice: Sofia Viviani