Rubrica Erasmus: Passau, quell’atto di follia che mi ha svelato l’umanità

Concludiamo l’articolo di “Eureka!” di maggio con lo spazio dedicato ai racconti degli studenti universitari in Erasmus. Questa è la più grande espressione delle opportunità che oggi abbiamo grazie all’Unione Europea, motivo per cui domenica 26 maggio rappresenta un’ occasione unica per far si che tutto questo non venga cancellato, ma che anzi sia solo l’inizio!
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Già solo dopo qualche settimana in Germania, Anna, la mia compagna di Erasmus, ed io convenivamo che per iscriversi in Erasmus ci vuole davvero un pizzico di sana follia, perché, finché non si entra nel pieno dell’esperienza, non si riesce a capire fino in fondo la portata di sfide e di avventure che un periodo in scambio comporta. È stata proprio quella follia descritta nell’Elogio di Erasmo da Rotterdam e che è così importante avere quando si è nei primi 20 anni, che ci ha permesso di superare insieme i momenti più difficili, gioire delle nostre avventure e dei nostri momenti di festa e che ci ha fatto commuovere quando è arrivato il fatidico momento di congedarsi dalle meravigliose persone incontrate.

Se vi dovessi descrivere brevemente com’è la città dove ho vissuto per sei mesi, vi direi che è piccola, molto carina e peculiare nel suo genere e assolutamente coinvolgente, visto che la “Universitas Passaviensis” ha fatto tutto il possibile per rendere la città a misura di studente, per cui non ci si annoia mai. A partire dallo “Sportzentrum” dell’Università che offre una quantità strabiliante di corsi dalla classica squadra di calcio, ai corsi di capoeira, yoga e canoa, il tutto pagando solamente 10 euro a semestre; sono presenti associazioni studentesche come AEGEE che si occupava prevalentemente dell’intrattenimento degli studenti internazionali con feste e gite, o come “Studentenwerk Niederbayern” che offriva corsi gratuiti di teatro, danza, fotografia e cucina etnica. Fra i miei ricordi più belli ci sono le “Tertulias de Español” organizzate dalla Associazione Panamericana di Passau, dove, seduti attorno ad un tavolo, davanti ad una helles o una cerveza si parlava in spagnolo, e il laboratorio di cultura italiana fatto con una classe di studenti tedeschi che studiano italiano e organizzato da una professoressa italo-tedesca.

Aldilà delle belle attività e dei viaggi compiuti, è stata la costellazione di persone incontrate che mi ha segnato maggiormente: a partire dai miei professori tedeschi che mi hanno dato l’ispirazione per la tesi di laurea, ad Anna, la mia compagna di Erasmus e ultima amica di questa triennale all’Università di Verona, con cui ho sviluppato la delicata arte della mediazione e della collaborazione, a Diogo, con cui ho avuto le più belle discussioni sulla politica e sull’Europa, che mi ha stimolato a riprendere la buona pratica della meditazione giornaliera e che mi ha fatto scoprire che il Portogallo e l’Italia sono più simili di quanto si immagini, ad Annika, studentessa di scienze politiche di Amburgo, che mi ha stupito per la luce negli occhi che aveva quando parlava del mio Paese e che si vorrebbe occupare delle relazioni fra Italia e Germania, ai miei amici messicani, argentini, tunisini, rumeni e ungheresi, con cui ho riso, imprecato in tutte le lingue, ballato e cantato.

Ora che sapete che cosa ho vissuto in questa piccola e vivace città di frontiera bavarese, se mi chiedeste qual è la lezione più importante che ho imparato in questo mio attimo di follia, vi direi semplicemente questo: si può riconoscere umanità ovunque e in ogni persona proveniente da qualsiasi luogo e nel momento in cui io l’ho colta, sono finalmente tornata a stupirmi e ad essere piena di speranza per la mia umanità.Passau, quell’atto di follia che mi ha svelato l’umanità.

Autrice: Elisa Treglia