Il parlamento europeo del cambiamento

Quale destino aspetta l’ Unione Europea dopo le elezioni? Vediamo quale direzione vogliono intraprendere i leader delle nostre forze politiche nazionali.
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La recessione è una porta girevole. Entri ed esci come niente fosse. In un secondo sei dentro, un attimo dopo fuori. Così sembra essere per l’Italia, così per le economie più fragili del continente. I dati non vogliono parlare chiaro, e l’occhio scrutatore del cittadino/lettore insegue angosciato i numeri e le percentuali tra i solchi neri delle righe dei giornali. Legge e rilegge, poi fa schemini a margine, qualche operazione magari. Sfoglia una pagina dopo l’altra, e le cifre e i numerini corrono via, scappano veloci come nere nubi in un cielo grigio. Il giornale tra le mani verrebbe voglia di stracciarlo. Gettare via questo oroscopo sfortunato.

Le previsioni degli economisti annunciavano una stagione poco felice, il rallentamento dei Paesi del Nord avrebbe trascinato con sé il resto d’Europa, e così è stato. Le difficoltà tedesche hanno sottratto carburante anche al vicino francese, mettendo in soffitto i sogni di ripresa di Macron. Ma negli ultimi giorni sono arrivate buone notizie per l’Italia, e queste si riferiscono ai dati del primo trimestre del 2019. L’Istat e l’Eurostat segnalano una crescita dello 0,2 per cento del Pil, poca cosa ma meglio dello zero virgola zero di crescita che si dava già per scontato. È stato l’export ad essere il cavallo da traino. Niente a che vedere con le recenti riforme messe in campo. I dubbi sul futuro si riservano al dopo elezioni europee, allora si scoprirà se il ventisei maggio segnerà o meno una discontinuità in Europa e in Italia, con la rottura dell’attuale maggioranza in parlamento.

Intanto le dichiarazioni dei due leader, Salvini e Di Maio, si assomigliano, sull’Europa dicono tutto e nulla: “Vogliamo cambiarla!”, “riforma dei trattati!”, “basta con l’Europa dei burocrati!”. Le alleanze che in questi mesi hanno cercato per le elezioni europee sono con forze di cui condividono le idee e i programmi. Ma, per la Lega, vale la teoria di Eraclito sugli opposti. Se questi si attraggono, allora le cose simili si respingono, ed è ciò che stanno dimostrando nelle ultime ore le posizioni di quelli che erano i leader alleati di Salvini. Il fronte sovranista si scioglie per contraddizione interna. Le ultime dichiarazioni del cancelliere austriaco Kurz lasciano ben poco spazio per contatti con il vicepremier italiano. Come riporta Tonia Mastrobuoni su Repubblica di domenica 5 maggio, Kurz avrebbe dichiarato: «Non vedo proprio niente di positivo in una cooperazione con partiti come quello di Marine Le Pen in Francia o l’Afd in Germania, che chiedono di abbandonare l’Ue». L’idillio non sarebbe sbocciato neppure con Jorg Meuthen, candidato di punta alle prossime elezioni europee dell’Alternative für Deutschland (Afd), partito di ultradestra tedesco. Le divergenze sorgono sul tema dei conti pubblici. Il candidato tedesco è sostenitore di una politica di rispetto del pareggio di bilancio e delle regole del Trattato di Maastricht, Salvini punta invece al superamento di quelle politiche di austerity che il suo compagno sovranista vuole continuare. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in una recente convention promossa a Washington da Trump e allargata al campo conservatore, ha esplicitato le sue posizioni sull’Europa. Il suo mantra è quello di distruggere l’attuale Unione, e creare una confederazione di stati in cui soltanto la politica estera deve essere di competenza dello stato confederale. Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi, ha scelto come slogan: “Sovranismo europeo”. Lo stesso Berlusconi in un’intervista rilasciata a Omnibus ha dichiarato che un nuovo sovranismo europeo è necessario per permettere al nostro continente di sedersi ai tavoli coi grandi della terra, tenersi ben saldo ai principi liberali dell’Occidente, e contrastare «il regime comunista cinese». La strategia del nuovo segretario del Pd, Zingaretti, è quella di tenere insieme i cocci di un partito a pezzi. Niente di nuovo sul fronte di sinistra, si potrebbe ben dire. Ciò che è destinato a cambiare è il Parlamento europeo: a fianco delle tradizionali alleanze politiche ve ne saranno di nuove, anche nella prevista maggioranza che si comporrà tra il Ppe e il Pse. Comunque andranno, queste elezioni segneranno una discontinuità.

Autore: Salvatore Romano