Nutella orgoglio italiano

Nel nostro numero di “Eureka” trova spazio un articolo che, partendo dalle semplici parole dei bambini, ci fa riflettere sull’ orgoglio nazionale e sulla nostra voglia di “distinguerci” e “prevalere” sugli altri.
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Essere a contatto con i bambini può essere illuminante. Non per capire loro, ma per capire cosa viene loro detto. Partirò da una domanda che mi ha posto Achille: la nutella è orgoglio italiano o americano? Una domanda apparentemente divertente, ma che nasconde molte riflessioni. Nutella, orgoglio e la necessità di identificarsi.

Ferrero è una multinazionale piemontese con sede ad Alba, in provincia di Cuneo, creatrice della Nutella che si mangia e si produce ormai quasi in tutto il mondo. Perché quella domanda? Nella nostra infanzia abbiamo sempre cercato di agganciarci a qualcosa per darci un’identità. Nasciamo liberi da luoghi comuni, da stereotipi, da abitudini e da idee altrui. Poi con il passare degli anni veniamo invasi in continuazione dalle convinzioni di altri; ci può piacere, possiamo farle nostre oppure scartarle. Mi ha stupito molto come Achille andasse in giro orgoglioso di poter dire che la Nutella fosse “sua”. Si vuole identificare. Può essere sua? Vedere come un prodotto dell’uomo viaggi così velocemente in aria e nel terreno del mondo, oltre i “confini nazionali”, ci fa rendere conto che, con la società e il commercio che abbiamo creato, quel prodotto è per tutti, di tutti o quasi. Lo ripeto: nasciamo liberi da luoghi comuni, da stereotipi, da abitudini, da idee altrui, senza confini. Poi con il tempo scopriamo tutte queste cose, le ricordiamo, le abbandoniamo e ne creiamo di nuove. Achille è orgoglioso. Essere orgogliosi può essere considerato un valore positivo, che alimenta convinzione e determinazione. Secondo il vocabolario italiano è la “stima eccessiva di sé; esagerato sentimento della propria dignità, dei propri meriti, della propria posizione o condizione sociale, per cui ci si considera superiori agli altri”.

Stavo parlando con Gaia, anzi lei mi parlava e in un attimo mi ha detto: sono per metà mancina e per metà italiana. Con i bambini puoi farti davvero tante risate. Le persone che frequentiamo ci portano a vedere le cose da un certo punto di vista. Gaia ha visto che la maggior parte dei bambini scrive con la mano destra, così ha pensato che scrivere con la mano destra fosse comune e, visto che viviamo in una comunità, una cosa da italiani. Lei scrive con la sinistra, ma può anche scrivere con la destra. Forse è più mancina che italiana. Ha cercato un modo per identificarsi, per capire chi è: se scrive con la sinistra è mancina, se scrive con la destra è italiana. Può far sorridere ma non mi stupirei se una persona di cinquant’anni la pensasse allo stesso modo.

Con il tempo categorizziamo le nostre abitudini per darci un carattere, riconoscersi in qualcuno o per distinguerci dagli altri. È giusto riconoscersi in qualcuno ed è giusto sentirsi diversi perché siamo alla ricerca della nostra identità. Da bambini questo nemmeno ci importa, assorbiamo. Crescendo la voglia di riconoscersi o distinguersi può diventare una pretesa; mossa dall’orgoglio che ci attribuisce meriti che non abbiamo e che ci fa credere i migliori.

Invece di essere orgogliosi, perché non essere entusiasti? Non si pregiudica nessuno e si arriva a tutti i livelli. Sapere che ci sono cose diverse, uniche, magari fatte dal nostro vicino di casa, apprezzate in tutto il mondo, ci rende consapevoli del fatto che la nostra “comunità” è in continua espansione. Al diavolo l’orgoglio! Dobbiamo essere entusiasti della “comunità veronese” in cui muoviamo i primi passi, della “comunità italiana” che in parte ci ha formato e della “comunità europea” che contribuiremo a sviluppare anche con le prossime elezioni europee. Se la nazione è orgogliosa della “comunità nazionale” non si arriverà mai ad un equilibrio, non otterremo mai unità senza risucchiare le singole identità. Si può morire orgogliosi sulla poltrona senza mai essere usciti dal paese, si può morire orgogliosi nel letto dopo una vita passata ad odiare chi non era come “noi”, si può morire orgogliosi di aver “difeso” qualcosa che era di tutti. Non è l’orgoglio che ci farà andare avanti.

Autore: Andrea Golini