“Accoglieteli a casa vostra!”

Nel seguente articolo di “Eureka” parliamo di immigrazione; “accoglieteli a casa vostra allora!” si sente spesso dire quando si parla di migranti. E c’è chi lo ha fatto veramente, come la signora Paola e sua figlia Caterina, come se avessero preso sul serio la classica provocazione delle forze politiche nativiste, per smontarla e dimostrare che la convivenza non è impossibile.
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Tutto nasce verso la fine del 2014 quando, a fronte dell’emergenza umanitaria per l’eccezionale afflusso di migranti, il Cinformi (Centro informativo per l’immigrazione) chiede ai comuni del Trentino la disponibilità ad ospitare alcune di queste persone. Ricevendo pochissime adesioni, l’ente si vede costretto a fare un appello ai privati. Il 18 dicembre (compleanno di Caterina), Paola era già negli uffici della Provincia per un primo incontro esplicativo. Tempo un paio di mesi e arrivarono i primi due ospiti, due ragazzi, uno del Niger e l’altro del Sudan.

“Inizialmente la convivenza non fu facile, non per un problema di culture differenti (anche perché avevamo più fisse culturali io e mia madre che nemmeno loro), ma semplicemente perché non eravamo pronte: indipendentemente dalla nazionalità, non è sempre semplice convivere con altre persone.” Mi dice Caterina. I due ragazzi poi se ne andarono e, al loro posto, arrivò K., una ragazza nigeriana.

“Siamo abbastanza sicure fosse una ragazza con dei problemi di tratta, è una cosa abbastanza comune tra le donne nigeriane.” Le ragazze, una volta arrivate in Europa, si ritrovano a dover saldare un debito enorme (tra i ventimila e i sessantamila euro di norma) con i trafficanti che hanno organizzato il viaggio. Per essere sicuri che pagheranno, tengono in ostaggio le famiglie oppure, prima della partenza, fanno una specie di rito voodoo: se non terranno fede agli accordi presi, allora impazziranno o moriranno. In alcune zone dell’Africa nera la magia ed in particolare la magia nera è vista come qualcosa di concreto, usata non solo in questi casi ma anche per rituali a volte molto macabri per garantire potere, potenza sessuale ed altro ancora. “Anche se alla fine riescono a denunciare i loro aguzzini, spesso finiscono per impazzire: si autocondizionano, finiscono per credere veramente che accadrà loro qualcosa di brutto.”  In ogni caso non sono moltissime le donne che decidono di farsi avanti e di raccontare l’inferno che stanno vivendo. “Esistono degli operatori anti-tratta, ma sono troppo pochi. Conoscevo una signora che si occupava di questi casi, era molto preparata… Ma era sola, addirittura ostacolata. Quando la gente non riconosce l’utilità di quello che stai facendo ed anzi arriva a criticarti perché «gli uomini italiani insoddisfatti delle mogli hanno bisogno delle nigeriane» (prostituzione e spaccio sono i principali metodi con cui una donna può ripagare il proprio debito) arrivi ad un punto in cui non riesci più a svolgere il tuo lavoro con serenità: andò in burnout e la trasferirono. Adesso come adesso credo che nessuna ragazza sia seguita bene.”

Se questa è sicuramente una grossa mancanza nel sistema dell’accoglienza, non è di certo l’unica, e a spiegarmelo è qualcuno che questo sistema lo ha conosciuto in prima persona. B., 20 anni e amico di Caterina, è un ragazzo originario della Guinea arrivato in Italia nel 2016. Ospitato per un anno e mezzo nella residenza Fersina (centro di accoglienza) ora vive in un appartamento a Trento Sud e frequenta l’ENAIP, un istituto professionale. Quello che manca per noi non è il lavoro ma la formazione. Quando ero nel centro di accoglienza c’erano tante feste e giochi, ben poche attività che potessero veramente interessarmi, che potessero essermi utili. L’istituto professionale me lo sono trovato da solo.”

“Si è spesso insistito sull’elemento sociale, sul cambiare la mentalità della gente che spesso non vede di buon occhio i migranti. Io credo che sarebbe invece molto più utile concentrare gli sforzi sul fattore economico, sul formare le persone e creare più opportunità di lavoro.” Aggiunge poi Caterina.

 “Per quanto riguarda l’atteggiamento delle persone non credo che sia cambiato poi molto con questo governo, io personalmente noto oggi la stessa marginalizzazione che c’era quattro o cinque anni fa. In ogni caso, avere forze nazionaliste non solo al governo ma anche alla guida della Provincia rende la vita un po’ più difficile. Il Decreto sicurezza? Secondo me rischia di trasformarsi in una bomba sociale. Prendiamo ad esempio il fatto che i richiedenti asilo non potranno più iscriversi all’anagrafe: questo significa che verrà preclusa loro la possibilità di entrare nei registri dell’anagrafe sanitaria, cosa che è necessaria per avere diritto al medico di base. Vuol dire che per ogni piccola cosa si andrà a riempire le fila del pronto soccorso… Così le vecchiette avranno finalmente qualcuno da incolpare per le attese eterne. A parte gli scherzi, è un decreto che rischia di creare ancora più marginalizzazione: con il taglio ai finanziamenti per la gestione dell’immigrazione viene meno l’assistenza psicologica (fondamentale per casi come quello delle ragazze nigeriane o altre storie di violenza e tortura), i corsi di italiano (un centinaio di persone che prima insegnavano l’italiano nei centri di accoglienza di Trento hanno già perso il lavoro) ma anche l’assistenza nella ricerca di un impiego.”

L’assistenza psicologica per via delle violenze subite (violenze di cui l’Italia può essere considerata, sebbene indirettamente, almeno in parte responsabile), così come la conoscenza dell’italiano e l’ingresso nel mondo del lavoro sono infatti elementi fondamentali per garantire l’integrazione di queste persone. Togliendo questi elementi si crea emarginazione e l’emarginazione, si sa, rischia di sfociare nella criminalità. La sicurezza in generale del paese non dovrebbe fondarsi sull’esclusione dalla società di un determinato gruppo di persone, sulla sua ghettizzazione, bensì sulla sicurezza economica dei singoli individui. Sicurezza dovrebbe voler dire mettere al centro il benessere delle persone, scommettere sul lavoro e sulla formazione, non fare la guerra ai poveri. Non rendere la vita difficile a chi vuole semplicemente ricominciare.

Autore: Sergio Varesco