Visegrad e Lega, l’eterna contraddizione dei sovranismi

In periodo elettorale c’è necessità di formare alleanze e schieramenti per avere più possibilità di andare al potere; il fronte populista è forte e vivo, per questo è il momento di creare un fronte compatto e deciso, con idee chiare e ben definite, affinchè la volontà dei padri fondatori dell’ Unione venga realizzata.
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È inutile negarlo, per l’europeismo e il federalismo sono certamente tempi bui. Sarebbe sciocco fingere di non vedere o fortificarsi dietro le vane e fragili barricate della superiorità culturale, volendosi convincere che noi siamo i possessori d’una innegabile verità mentre tutti gli altri, senza usare eufemismi, sono “capre ignoranti”.

Troppo facile per i miei gusti. La verità, come la vita ci dimostra più volte nel corso degli anni, è spesso più una sfumatura che un coloro candido e puro e perciò, volendo vedere le cose in modo oggettivo, probabilmente delle responsabilità le abbiamo.

Le ha certamente l’Unione Europa, che spesso, anzi, troppe volte si comporta coma una maestra saccente e insopportabile; le abbiamo noi, quelli come me che si sono lanciati nella battaglia del federalismo da poco e chi, pur essendoci da tempo, non è riuscito a trasmettere il vangelo laico del buon Spinelli; le hanno le forze politiche che si definiscono europeiste, le quali o sono ininfluenti o si ricordano dell’europeismo solo quando gli fa comodo.

Dunque, cosa dobbiamo fare? Io non credo di avere tutte le risposte o la ricetta a tutti i problemi ma, per esperienza, posso dire che prendersi un’oretta al giorno per raccontare alla vasta comunità italiana dei vari social come stanno realmente le cose è un buon esercizio.

Non dobbiamo comunque essere pessimisti, poiché il nostro nemico, ovvero un passato briccone e bulletto che sembra avere tutta l’intenzione di voler essere presente pure nel nostro futuro, non ha poche contraddizioni e nostro dovere è metterle in luce e raccontarle alla gente.

Sorvolando alcuni discutibili personaggi che compongono il folto fronte del sovranismo, fra i quali la famigerata e indimenticabile Laura Castelli (M5S), la quale, con una convinzione disarmante, pensa che l’UE ponga percentuali limite alla crescita dei vari Paesi dell’eurozona o che chi ha studiato e ha una o più lauree non ne sappia qualcosa in più rispetto a chi s’è poco impegnato, vorrei concentrarmi sulla strana alleanza nata tra il Visegrad e il partito del momento nel  campo del centrodestra, la Lega.

Agli amici e alle amiche che poco sanno di questo Visegrad posso dire con certezza, dopo un’accurata ricerca, che non si tratta di una delle scuole di magia e stregoneria di Harry Potter. Questo nome così “potteriano” sta a indicare un’alleanza culturale e politica tra Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria con scopi vari come il progresso tecnologico ed economico e, paradossalmente, l’integrazione nell’Unione Europea.

Perché dico “paradossalmente”? Essenzialmente perché, invece che contribuire all’integrazione europea, il patto del Visegrad si è posto come baluardo della sovranità nazionale, ponendo limiti costanti all’espandersi del progetto di una federazione di Stati.

In questo Visegrad, in cui tra l’altro almeno due Paesi del patto stanno vivendo una preoccupante deriva autoritaria, la Lega di Salvini sembrerebbe aver trovato un alleato alle sue posizioni sovraniste e antimmigrazione. Ma la cosa è abbastanza strana…

Partiamo dal presupposto che Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria sono tra i Paesi con la più alta percentuale di crescita annua in Europa e, perciò, al contrario degli italiani, non percepiscono nessun bisogno di politiche economiche dell’Unione per lo sviluppo dei loro Paesi. Circa il 50,9% (dati dell’Eurobarometro) della popolazione di tutti i Paesi del patto vede positivamente l’andamento della propria economia. E noi italiani secondo voi? L’80,9% della popolazione italiana crede che la propria economia sia un disastro.

Che c’entra questo, vi state chiedendo? Provate a immaginare nel contesto del Consiglio dell’UE o nel Parlamento europeo che alleati possano essere questi Paesi nel sostenere politiche di sviluppo comune di cui l’Italia necessita costantemente. Tra noi e loro c’è poco a che spartire.

Ma vi dirò di più: Il tanto amato tema di Salvini, quello dell’immigrazione, è un’altra gigantesca contraddizione di questo “fronte sovranista”. L’Italia, pure con la Lega al governo, mantiene l’idea che per affrontare la crisi serva una soluzione di matrice europea e sovranazionale: un’equa e giusta redistribuzione dei migranti e della solidarietà Paese per Paese. A me pare, in una logica di buonsenso, l’idea migliore, nonché una grossa possibilità e sfida per l’UE. Per fare tutto questo urge però modificare, al più presto, i famosi regolamenti di Dublino.

Vi faccio un indovinello! Sapete quali sono i Paesi che con più forza si oppongono alla revisione di questi regolamenti? Guarda caso proprio quelli del Visegrad, poiché loro di immigrazione non vogliono sentirne parlare e perciò vorrebbero che la redistribuzione rimanesse su base volontaria e che il migrante stesse a carico del Paese di primo approdo… motivo per il quale costruiscono grandi muri di filo spinato ai loro confini.

Il che vi dirò fa pure un po’ ridere se pensiamo, con dati alla mano del Coface, un’agenzia francese di credito all’esportazione, che molto probabilmente l’energica crescita dei Paesi del Visegrad s’arresterà per la loro incapacità di soddisfare il fabbisogno di lavoratori in settori in continuo sviluppo. Dunque, i muri non sembrano proprio la strategia ottimale. Insomma, ancora una volta, tra noi e loro c’è poco a che spartire.

L’elenco di distanze di vedute e di differenti interessi da difendere potrebbe andare avanti all’infinito, includendo, fra le altre cose, pure grandi discrepanze con altri grandi movimenti sovranisti, come quello di Marine Le Pen.

Ci dobbiamo stupire? Per nulla. La realtà è che il sovranismo concentra dentro di sé un forte problema genetico e strutturale: essendo esso l’ideologia forte che vuole riportare al centro del dibattito politico i singoli interessi nazionali dei vari Paesi, produce l’effetto di rendere inconciliabili le posizioni dei singoli sovranismi. Infatti, Paesi che hanno storie, radici culturali e andamenti economici differenti, possiedono esigenze diverse, che dunque possono scontrarsi tra loro. I dati mettono tutto questo molto ben in evidenza: le opinioni diverse dei cittadini italiani e di quelli del blocco Visegrad sono la testimonianza concreta di interessi contrastanti e di soluzioni spesso antitetiche.

E qui risiede la nostra forza. Mentre loro hanno come obbiettivo il disgregare, noi abbiamo fatto del “l’unione fa la forza” un motto di vita. Vogliamo costruire qualcosa di nuovo, ambiamo ad un progetto politico che, nel pieno rispetto dei singoli, sappia trovare un armonioso compromesso tra unità e pluralità: il federalismo.

Per questo, amici, dopo tutto quello che ci siamo detti, resto fiducioso. Questo è il tempo della semina, in cui, con pazienza e decisione, dobbiamo diffondere il nostro messaggio d’unità e lungimiranza. Arriverà il giorno in cui il sovranismo avrà finito di fare terra bruciata, e allora toccherà a noi rimettere insieme i pezzi del loro disastro. Diamoci da fare tutti insieme, il giorno del nostro protagonismo son certo non sia così lontano.

Autore: Simone Segna