Rubrica Erasmus: Lione

Come in ogni numero di “Eureka” arriva la rubrica dedicata all’Erasmus; oggi andiamo in Francia!
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Sono partito su un Flixbus verso Lione a fine agosto con tre pensieri in testa: l’inquietudine del non sapere se ce l’avrei fatta; la tristezza per i saluti con gli amici dei giorni pre-partenza; l’aspettativa che l’Erasmus mi avrebbe dato una prova diretta dell’unità dell’Europa. E, detto per inciso, se qualcuno che è stato in Erasmus vi ha confidato che non era agitato/a i giorni prima della partenza, diffidate di una tale persona.

A ogni modo, agitazioni e ansie hanno poi avuto un rapporto di proporzionalità indiretta con il numero di persone conosciute sul posto. Così, appena nella residenza parli con un ragazzo di Brno tifoso del Milan e appassionato al canale Youtube degli Autogol, con cui pochi giorni dopo decidi di partire per un fine settimana a Marsiglia assieme a un messicano e a un polacco-scozzese, le paure si trasformano in eccitazione per le nuove esperienze. Uno stupendo tramonto a Plage du Prado è solo l’inizio di una serie di emozionanti avventure. Seguono la statua di Cézanne che sorveglia Cours Mirabeau a Aix-en-Provence, dopo il mare di inizio ottobre una festa in stile sagra di paese la domenica pomeriggio a Place de la Comedie, la piazza principale di Montpellier, e poi l’ineguagliabile spettacolo della Tour Eiffel di notte a Parigi. Oltre a innumerevoli giri a Lione, fra Hôtel de Ville, Vieux Lyon, Croix Rousse, Place Bellecour e molti altri posti, per scandagliare ogni angolo della città. (Ah, poi dovrei scrivere qualcosa su Clermont-Ferrand, ma ciò che più mi è rimasto impresso del fine settimana lì è una festa open bar a 5 euro.)

Più che i viaggi, sono però appunto le persone che conosci a rendere meraviglioso l’Erasmus. Italiani soprattutto all’inizio, ma ben presto persone da ogni dove: un ragazzo canadese in riserva dall’esercito che non avresti mai detto essere un militare e che ti fa ricredere su come un soldato possa essere; un ragazzo di New Delhi che si invaghisce costantemente di ragazze più alte di lui e con una pronuncia del francese alquanto singolare (ma anche con l’inglese non scherza); un siriano che ha studiato lettere ad Aleppo, passato poi per Istanbul e che ora studia management a Lione; un afgano che alle tre di notte vuole a ogni costo offrire a te e a un’altra ragazza un tacos; un cinese che alle superiori aveva vinto la medaglia di bronzo alle olimpiadi studentesche della fisica di tutta la Cina, ma che dopo la triennale ha abbandonato la fisica “perché mi aveva stufato, e nella vita bisogna seguire i propri sogni”.

E molte, molte altre persone, che a mano a mano ti abituano a una routine quotidiana fatta di stimoli continui, di “nice to meet you” e “enchanté”, di un gruppo di amici con ragazze italiane e componenti internazionali unito sotto il motto di “to mare omo” (lo spirito veneto non si perde mai). Ma, appena ti abitui a questa routine, ti rendi conto che presto la dovrai abbandonare.

Tante delle battute diventate refrain a Lione le conservo scritte su una bandiera europea a dodici stelle, dove ci sono anche le firme di persone provenienti da Canada, Giappone, India, Siria, Palestina, Afghanistan, Cina. Ciò che le loro firme mi ricordano ora – ed è questa una delle cose più importanti che l’Erasmus mi ha insegnato – è che, qualunque sia il luogo del pianeta da cui una persona possa venire, si potrà sempre discutere con quella persona, trovare dei punti in comune, confrontarsi e imparare. Così, se prima dell’Erasmus pensavo che a Lione avrei avuto un’esperienza diretta dell’Europa unita, lì mi sono invece reso ancor più conto che “the world is just a big country”.

Autore: Gianluca Bonato