Lo stato di salute

Nel seguente articolo del numero di “Eureka” di gennaio, analizziamo lo stato di salute reale dell’ Italia.
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C’è una leva che non funziona negli ingranaggi della recente retorica nazional-patriottica italiana. E che agli occhi dei due contraenti del contratto di governo, Salvini e Di Maio, e dei loro fedelissimi sia poco più di una pagliuzza, poco importa. Ormai l’ammissione dei propri errori è un tabù, se anche la bocciatura della “manovra del popolo” da parte di Bruxelles è riuscita a passare attraverso lo scolapasta della propaganda e degli slogan di governo, per cui il 2,04 è l’asticella giusta per le riforme. Che tutto, dalla campagna elettorale dell’anno scorso alle fumose promesse dei primi mesi della nuova legislatura, sia ruotato intorno alle parole “popolo”, o “nazione”, o ancora “patria”, è sintomatico della nuova stagione politica dove l’ideologia nazionalistica ha seminato e raccolto adepti e voti. Ma il cosiddetto interesse del popolo nel mondo odierno si fa soltanto se si dismettono gli abiti e gli occhiali del mondo passato. L’idea di un popolo sovrano che si autoconserva come un corpo unico, omogeneo nelle sue parti, anche se di facile lettura, è difficile da trasformare in pratica di governo. Il mondo interconnesso non lascia spazio a chi va in cerca di paradisi di assoluto isolazionismo. Le tante sfide sono controbilanciate però da altrettanti opportunità per chi sappia sfruttarle.

Il Servizio sanitario nazionale istituito nel 1978 permette a tutti i cittadini italiani e agli stranieri residenti di accedere alle cure. Citato dal presidente Mattarella nel discorso di fine anno, è un’istituzione pubblica a servizio di tutti. Forse la più importante, la più significativa di certo per riscoprire i valori nascosti in una comunità, come la solidarietà, e l’uguaglianza, perché se come diceva un tale “la morte è una livella” anche la malattia, nelle sue diverse forme, è un ottimo strumento di parificazione. E se i mali sono appunto diversi, secondo l’articolo 32 della Costituzione diversi non devono essere i trattamenti riservati ai pazienti in base alle loro differenze economiche o sociali. I Lea, Livelli essenziali di assistenza, definiscono appunto i generi di trattamenti che il Ssn garantisce ai cittadini. Sebbene le regioni godano di ampio potere in ambito di politiche sanitarie, spetta al governo centrale, attraverso la leva fiscale, appianare le disparità che vi sono tra l’una e l’altra, e verificare che i livelli di prestazioni sanitarie siano omogenei sull’intero territorio nazionale.

Cooperare, coordinare e regolare lo scambio di informazioni tra i vari Stati membri è compito anche della Commissione europea, così come stabilito dall’articolo 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Nel medesimo paragrafo la salute umana viene proclamata principio fondamentale, cardine di tutte le politiche che l’Unione deve attuare, valore inderogabile per tutti gli Stati membri. Progetti come Horizon 2020, promosso dalla Commissione e partito nel 2014 con un budget di 80 miliardi, mettono a disposizione degli Stati membri le risorse per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, incentivare la ricerca, colmare le lacune nel personale ospedaliero. Le reti europee di riferimento (Erc) sono nate per integrare le conoscenze per quanto riguarda le malattie rare, grazie all’apporto che esperti dei vari Paesi membri forniscono. Create in seguito alla possibilità di accesso da parte dei cittadini europei alle cure transfrontaliere, tramite la tessera europea di assicurazione malattia, sono un passo ulteriore verso il processo di integrazione e coesione sociale. Confrontare lo stato di salute tra i paesi membri è compito della Commissione. Gli indicatori e i dati, forniti dagli organismi internazionali come l’Ocse, dicono che l’Italia destina il 9% del Pil alla spesa sanitaria, sotto la media europea del 9,9%, e che la spesa sanitaria privata ammonta al 23%, a fronte di un 15% europeo. Il mosaico è complesso, se si prendono in esame dati che ci dicono che l’aspettativa di vita in Italia è la più alta dopo la Spagna. La permanenza in questa griglia di valutazione e di valori condivisi è comunque una medaglia al merito di cui andar fieri.

Autore: Salvatore Romano