Assemblea Annuale 2019 MFE Verona

SABATO 26 GENNAIO, alle ore 15.30, è convocata presso la Casa d’Europa
di Verona in Via Poloni n. 9 (zona Valverde)
l’Assemblea ordinaria degli
iscritti col seguente o.d.g.:

ore  15.30 – nomina del Presidente e della Commissione elettorale
ore  15.35 – relazione politica del Segretario
ore  16.00 – relazione amministrativa del Tesoriere ed approvazione del
bilancio
ore  16.10 –  presentazione delle candidature e dibattito
ore  17.00 – elezioni dei membri del Direttivo, dei revisori e dei probiviri
ore  17.30 – chiusura dell’Assemblea e rinfresco

La nostra assemblea si colloca esattamente 4 mesi prima delle elezioni
europee, un appuntamento che si è caricato di un notevole peso politico,
perché i nemici dell’unificazione  europea, interni ed esterni, non sono
mai stati così forti e determinati. Noi dovremo fare tutto il possibile
per sbugiardare questi venditori di illusioni, la cui pericolosità è
rivelata proprio in questi giorni da quel che sta accadendo nel Regno
Unito (si veda il comunicato qui in calce). Per questo  proporremo una
serie di importanti iniziative fino al 26 maggio ed anche oltre.

  Con i miei più cordiali saluti,

                                    Giorgio Anselmi
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La lezione inglese: la vita è troppo breve per la democrazia diretta

“La vita è troppo breve per diventare un esperto dell’UE. Per questo
servono i politici.” Così Simon Kuper sul Financial Times del 10
gennaio. Aver affidato al popolo la scelta su un tema così complesso
come la permanenza o meno del Regno Unito nell’UE è stato un grave
errore. Un gravissimo errore. Le conseguenze si sono già viste nei 30
mesi trascorsi dal voto: spaccatura dell’elettorato in due campi avversi
quasi uguali, fratture insanabili all’interno dei due principali
partiti, peggioramento delle condizioni economiche, prospettive future
nere o nerissime. E – non dimentichiamolo – l’assassinio di una deputata
in campagna elettorale: Jo Cox. Nella patria della democrazia
parlamentare e liberale.

Il peggio, però, deve ancora venire. Annichilito dalle lotte intestine,
il Parlamento di Westminster ha rigettato a stragrande maggioranza
l’accordo raggiunto faticosamente dal governo di Sua Maestà. Senza uno
straccio di piano alternativo: non c’è una maggioranza né per rimanere
nell’UE né per uscirne ad ogni costo senza alcun paracadute. Un secondo
referendum che rimettesse nelle mani degli elettori la decisione
finirebbe probabilmente per rinfocolare i contrasti e renderli
irreversibili. Senza contare le ricadute negative per la stessa Unione
nel momento in cui un Paese continuasse a farne parte quasi intrappolato
per l’insipienza e l’irresponsabilità della sua classe politica.

Se il campanello d’allarme di Brexit ha in qualche modo costretto le
istituzioni europee e gli Stati membri a far fronte comune, gli esiti
paradossali di questa vicenda dovrebbero indurre ad una  più profonda
consapevolezza e a decisioni ben più coraggiose. L’Unione va troppo
stretta a chi vuole ridurla ad una semplice area di libero scambio o
poco più. Va invece troppo larga a chi ha l’ambizione di renderla un
soggetto importante del nuovo equilibrio mondiale che si va
faticosamente costruendo. In altri termini, una federazione: non solo
con un inno, una bandiera, un mercato comune, una moneta, ma anche con
una politica estera, un esercito, un bilancio adeguato, insomma con
risorse umane e materiali per rispondere ai bisogni dei cittadini. E,
soprattutto, una compiuta democrazia sovranazionale. Senza porte
girevoli per entrare ed uscire.

Dalla Dichiarazione Schuman ad oggi il nodo non è mai stato sciolto. Una
serie infinita di compromessi ha finito, di trattato in trattato, per
rendere l’UE una costruzione indefinibile persino per gli esperti. Il
nodo va tagliato costruendo un nucleo federale tra gli Stati disposti a
questa scelta irreversibile e lasciando gli altri in un cerchio più
ampio e meno impegnativo, a cominciare dallo stesso Regno Unito.

C’è una seconda lezione da trarre dal caso inglese, questa volta per
l’Italia. I padri costituenti hanno saggiamente previsto nella nostra
Costituzione che i trattati internazionali non siano mai sottoposti al
voto popolare, insieme ad altre materie parimenti delicate. Purtroppo
anche nel nostro Paese non mancano politici irresponsabili che
vorrebbero eliminare quelle sagge barriere o abbassare il quorum dei
referendum ammissibili o infine istituire nuovi tipi di consultazione
popolare, nell’illusione che si possano decidere tutte le questioni
attraverso la democrazia diretta, magari facendo ricorso alle nuove
tecnologie informatiche. Ebbene, se la vita è troppo breve per diventare
un esperto dell’UE, è ancora più breve per valutare tutte le conseguenze
di un’uscita dall’Unione monetaria. Ed è troppo breve anche per
diventare tutti epidemiologi, economisti, giureconsulti. Per questo
servono politici che non rinuncino alle loro responsabilità.

Verona, 16 gennaio 2019