La debole risoluzione del Parlamento Europeo sul caso Khashoggi

Nel nostro numero di “Eureka!” di novembre c’è spazio anche per raccontare lo spinoso caso dell’omicidio del giornalista Khashoggi; come ha reagito la comunità internazionale? Ma soprattutto, l’Unione Europea riesce a fare la voce grossa?
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Jamal Khashoggi è stato un giornalista originario di Medina, responsabile della svolta progressista del quotidiano saudita al-Watan (la Patria), grande oppositore del re Salman e soprattutto del principe ereditario Mohammed bin Salman e dell’intervento saudita nel conflitto in Yemen. Nel settembre 2017 decise di andare in esilio volontario a causa delle pressioni e della censura subite. Il 2 ottobre 2018 Jamal Khashoggi entrò nel consolato dell’Arabia Saudita a Instanbul chiedendo alcuni documenti per il suo matrimonio, che si sarebbe celebrato a breve. Da quel momento non ne uscì più e venne dichiarato scomparso. Due giorni dopo, fonti anonime interne alla polizia turca affermarono che il corpo di Khashoggi sarebbe stato smembrato all’interno del consolato in un’operazione militare premeditata. Il console saudita si difese affermando che il giornalista sarebbe uscito dalla porta posteriore dell’edificio, subito smentito dalle telecamere di sicurezza turche, dove non risulta nessun movimento del giornalista. La polizia turca iniziò quindi un’investigazione sul caso, riconfermando la tesi secondo la quale Khashoggi sarebbe stato ucciso nelle stanze del consolato.

Il 19 ottobre la televisione di stato saudita manda in onda l’annuncio della sua morte “a seguito di un diverbio all’interno del consolato a Istanbul”. La reazione americana alla conferma dell’assassinio di Khashoggi è stata ambigua: nonostante la sollecitazione di vari senatori, sia repubblicani che democratici, di interrompere il sostegno militare statunitense all’Arabia Saudita in Yemen, il presidente Trump ha affermato ufficialmente che un’interruzione dell’alleanza con i sauditi sarebbe pesantemente dannosa economicamente. Il vicepresidente Mike Pence ha quindi rimandato il provvedimento al resoconto finale sulla vicenda che sarà presentato dai sauditi a investigazioni concluse.

Il Regno Unito invece, attraverso il Segretario degli Esteri Jeremy Hunt, ha affermato che l’amicizia tra i due stati si deve fondare su valori comuni che non possono essere traditi. Nonostante ciò, la risposta del governo May è stata fortemente criticata dall’opposizione.

Per quanto riguarda la Germania, invece, i commenti sono stati soprattutto relativi alle dichiarazioni del presidente Trump, giudicate superficiali e fuori luogo. Per la cancelliera Merkel e per il presidente della commissione parlamentare tedesca per gli affari esteri Norbert Rötgen, Trump “ha detto al Principe ereditario: vi diamo libero sfogo finché acquistate abbastanza armi e altre cose da noi”.

In Italia, a luglio, il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva ricevuto l’ambasciatore saudita Faisal bin Sattam bin Abdulaziz Al Saud al Viminale e aveva annunciato la volontà di fare un viaggio a Riyadh, allo scoppio del caso e delle reazioni della comunità internazionale, il governo italiano non si è espresso e nemmeno la maggioranza in Parlamento, nonostante la richiesta di una ferma condanna da parte dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, Partito Democratico e Forza Italia.

Il 22 ottobre il Parlamento Europeo ha discusso sul caso Khashoggi, in particolare l’Alto Rappresentante per le Politiche Estere Federica Mogherini ha rimarcato nel suo intervento l’importanza delle basi valoriali dell’Unione, dove si colloca in prima linea la libertà di stampa e di espressione e che l’atto saudita è contro il nostro stile di vita e le nostre colonne portanti in quanto società europea. Ha quindi esortato il re saudita a condurre un’investigazione più dettagliata e trasparente e, successivamente, comunicare le conclusioni al Parlamento Europeo.

Il Capogruppo dell’ALDE al Parlamento Guy Verhofstadt ha espresso con un suo tweet l’importanza di rifondare l’Unione Europea abolendo il vincolo dell’unanimità per eliminare la cosiddetta “dittatura della minoranza”, in particolar modo nelle questioni di politica estera. Nel caso Khashoggi, continua l’europarlamentare belga, questo sistema ha prodotto una risposta estremamente moderata, mentre serve un’azione concreta: un divieto europeo immediato di esportazioni di armi in Arabia Saudita. Il Parlamento Europeo ha quindi approvato una risoluzione non vincolante con 325 voti a favore e solo uno contrario, dove si invitano i paesi europei a interrompere la vendita di armi ai sauditi.

La questione della vendita di armi a Riyadh non è nuova: esistono diversi studi e analisi da parte di molte organizzazioni non governative, ad esempio sulle bombe vendute proprio dall’Italia e utilizzate nel conflitto in Yemen, dove l’Arabia Saudita combatte contro i ribelli del nord Houthi sostenuti dallo storico nemico iraniano. La carestia provocata dagli scontri in Yemen è stata denunciata dalle Nazioni Unite, che nel loro rapporto affermano che presto 14 milioni di persone, metà della popolazione, dipenderanno da aiuti umanitari. Una catastrofe totale che rende palese la situazione: dopo le migliaia di civili uccisi e i milioni di sfollati, il dramma dello Yemen non è finito. L’atrocità dell’assassinio di Khashoggi è la goccia che dovrebbe far traboccare il vaso.

L’Unione non ha però gli strumenti per imporre il blocco del flusso di armi, e la frammentazione della politica estera dei paesi membri sta portando non solo confusione, ma anche la dimostrazione della debolezza delle istituzioni europee. La mancanza di una presa di posizione forte e unica fa risultare molto debole la risposta degli stati europei, che si vedono ancora una volta messi da parte nella discussione internazionale, delegando il ruolo di dialogatore ancora una volta agli Stati Uniti.

Il risultato è un Parlamento Europeo che rimarca il nostro assetto valoriale e la sua importanza nelle decisioni dell’Unione, ma che nella pratica è costretto a limitarsi in un “invito”. In che modo le istituzioni europee possono acquisire autorità, così vincolate?

 

Autrice: Sofia Viviani