“La necessità del popolo”: un’Italia europea

In questo articolo estratto da “Eureka!” trattiamo la materia dello spread, così tanto trascurato dalle maggiori cariche politiche del nostro Paese ma così tanto importante per il nostro presente e futuro. La soluzione sarebbe sempre la stessa, ma continua a non essere studiata ed inseguita.
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Anche se non ne sentivamo la mancanza, lo spread è tornato. Ma i nostri Vice-Presidenti del consiglio ci dicono di stare tranquilli. Di Maio dice che lo spread “non lo preoccupa”, e invece Salvini “se lo mangia a colazione”. Ma certo, che ingenui che siamo: lo spread in fondo non è altro che un numerino (cit.) senza valore, soldi in più che si prendono speculatori senza scrupoli. Come se due terzi del debito pubblico italiano non fossero in mano a investitori italiani. Come se lo Stato italiano non pagasse già (il dato è relativo all’anno 2017) 65 miliardi di interessi all’anno, cioè quanto in un anno paga per l’istruzione pubblica, giusto per intenderci. Come se ogni anno lo Stato italiano non dovesse trovare compratori per 400 miliardi di debito pubblico. Come se il debito pubblico italiano non fosse già al 132% del pil. Come se…

Ok, sarà pur vero che dieci, venti, cinquanta punti in più o in meno di spread non determinano il destino di uno Stato. Ma è allo stesso modo vero che, in caso i tassi di interesse sui titoli di Stato rimangano oltre il 4-5% per troppo tempo e non si trovino compratori per il debito pubblico italiano, non ci saranno risorse per il reddito di cittadinanza, per tagliare le tasse, per dare più soldi ai pensionati e per andare prima in pensione. È matematica, è limpido come l’acqua. Ma non solo non ci saranno risorse per le misure proposte nella cosiddetta “Manovra del popolo”; non ci saranno risorse nemmeno per pagare tutte le pensioni a Fornero in vigore, tutti gli stipendi dei dipendenti statali, tutta la sanità pubblica. Chiedere alla Grecia per informazioni. E gli investitori italiani in titoli di Stato italiani saranno più poveri, perché quei titoli di Stato avranno perso valore; perché le banche dove hanno depositato i loro risparmi avranno perso miliardi di capitalizzazione. Potrebbe esserci una corsa agli sportelli, potrebbe succedere di non potere ritirare i propri soldi dal bancomat. Ancora una volta, chiedere alla Grecia per informazioni.

Ma cosa importa tutto ciò? Il “governo del cambiamento” ha trovato il nemico perfetto per le prossime elezioni europee: la Commissione europea. Che non consente all’Italia di fare più debito e quindi di “abolire la povertà”. Che è rappresentata solo da burocrati ignari delle virtù del debito italiano. Nonostante questa sia una democratica espressione di una maggioranza del Parlamento europeo. Nonostante il Presidente della Commissione Juncker abbia affermato che la Commissione non giudica sul fatto che l’Italia debba o meno introdurre un reddito di cittadinanza, ma solo alle poste finali di bilancio, in base alle regole europee in vigore approvate, dall’Italia compresa, in sede europea. Nonostante uno dei presunti amici di Salvini, il primo ministro austriaco Sebastian Kurz, abbia difeso la scelta della Commissione, poiché comprensibilmente gli altri Paesi non vogliono trovarsi costretti, per preservare la stabilità della moneta che gli europei hanno condiviso, a dover prelevare soldi dai propri cittadini per effettuare trasferimenti che sostengano le spese dissipate dell’Italia.

E allora forse questa, più che una “Manovra del popolo”, è una manovra contro i giovani, che si troveranno a dover pagare ancora più tasse domani per via delle spese di oggi; contro le imprese, che vedono un calo della domanda interna e una crescente sfiducia nel commercio internazionale per il fattore di rischio che l’Italia rappresenta; contro gli italiani in generale, e in particolare contro le fasce meno benestanti che hanno i loro risparmi in Italia e intravedono il rischio che un “cigno nero” trasformi i loro depositi e investimenti in lire svalutate e inflazionate.

Il tutto per cosa? Per comprare consenso alle prossime elezioni. Ma senza risolvere nessuno dei problemi strutturali del Paese e senza pensare al bene dell’Italia. Che sarebbe un governo europeo federale in una democrazia europea, che promuova un appropriato piano di investimenti europeo, che introduca misure europee contro la disoccupazione, che difenda gli europei dalle multinazionali, dal terrorismo internazionale, dagli USA, dalla Cina, dalla Russia. Sembra molto lontano dagli obiettivi della politica italiana oggi, ma è anche molto necessario.

 

Autore: Gianluca Bonato