Perché essere federalisti europei oggi?

Il nostro gruppo studentesco nell’università di Verona si chiama “Universitari per la Federazione europea”. Ci definiamo quindi federalisti europei. Ma cosa vuol dire questo? Chi sono questi federaliste e federalisti? Tentiamo qui di dare una risposta alla domanda qui in sovraimpressione nel titolo: perché essere federalisti europei oggi?

Nel seguente articolo di “Eureka!” cerchiamo di farvi capire in breve che cosa significhi oggigiorno essere un federalista europeo (Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts).

 

Innanzitutto, da dove diavolo viene il nome di federalisti europei? I federalisti europei sono coloro che non solo si auspicano, ma anche agiscano affinché si formi una Federazione europea, o degli Stati uniti d’Europa, come lo si voglia chiamare. Cosa implica questo? Un governo europeo federale e democratico, che gestisca per conto dei cittadini europei tutti poche competenze, ma decisive, come una politica economica comune, una politica estera unica (accompagnata da una difesa europea e comprensiva di una politica migratoria europea) e una politica ambientale europea. E tutto il resto sempre in mano agli Stati nazionali. Che cambiamenti ci dovrebbero essere nell’Unione europea di oggi perché si arrivi fin lì? L’istituzione che potrebbe diventare il governo europeo è la Commissione europea, al Parlamento europeo dovrebbero essere assegnati più poteri e Consiglio europeo (dove si riuniscono i capi di Stato dell’UE) e Consiglio dell’UE (dove si riuniscono per ogni materia i diversi ministri dei vari Paesi dell’UE) dovrebbero fondersi in una sorta di senato europeo, che rappresenti le istanze degli Stati, ma dove si decida a maggioranza e non all’unanimità.

Vi sembra poco? Vi sembra tanto? Qualunque cosa vi sembri, la strada percorsa fino ad adesso dall’UE è tanta, benché le istituzioni europee continuino a soffrire di quel deficit democratico che la trasformazione in una Federazione europea riuscirebbe a colmare: oggi comunque abbiamo una moneta europea, un mercato europeo, un parlamento sovranazionale (unico caso mai avvenuto nella storia) e molto altro. Tutte conquiste che hanno unito l’Europa per la prima volta con la pace e non con la guerra. E, in questo processo storico, i federalisti, fin dalla loro data di fondazione più o meno ufficiale, cioè la pubblicazione clandestina del Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nell’inverno del 1941, in piena Seconda guerra mondiale, hanno avuto un ruolo piuttosto significativo, spesso anticipando effettive realizzazioni. Emblematico è il caso dell’euro, che il Movimento federalista europeo, l’organizzazione dei federalisti in Italia fondata dagli autori del Manifesto di Ventotene, aveva coniato (proprio con quel nome!) già nel 1964, auspicandosi e agendo perché potesse diventare realtà, come poi è avvenuto il primo gennaio 1999.

Bene, fatto questo antefatto, veniamo alla nostra questione: perché essere federalisti europei oggi? Partiamo subito da un punto che può sembrare banale, ma che tanto banale non è: essere federalisti è una cosa diversa dall’essere d’accordo con i federalisti. È palese che la prima cosa implica la seconda, cioè che i federalisti sono d’accordo con le idee federaliste, ma non è affatto immediato che la seconda implichi la prima, cioè che una persona che è d’accordo con le idee federaliste sia un federalista. Per cogliere il punto, basti pensare che il Manifesto di Ventotene fu appunto scritto nel ‘41, ma Spinelli e Rossi, gli autori del Manifesto di Ventotene, non furono i primi a pronunciarsi a favore di una Federazione europea. Giusto per citarne alcuni, a parlare di Stati uniti d’Europa furono già Garibaldi, Cattaneo e Hugo in anni simili, ma questi non furono certo gli unici e nemmeno i primi. L’aspetto che, tuttavia, era mancato, prima che il Manifesto di Ventotene fosse steso, era la consapevolezza che la battaglia per la Federazione europea non si potesse pensare come un qualcosa per cui impegnarsi un domani che non è mai oggi; una delle innovazioni principali del Manifesto di Ventotene fu dunque aver riconosciuto che la battaglia per la Federazione europea è una battaglia di questo tempo. Potremmo dunque affermare che, prima, nacquero coloro che erano d’accordo con i federalisti e, solo in seguito, nacquero i federalisti.

Seconda considerazione da cui partire: la risposta ultima alla domanda “Perché essere federalisti europei oggi?” è la stessa della domanda “Perché essere federalisti europei ieri?”. È realizzare la pace, con istituzioni che uniscano gli Stati; mettere fine, come la formazione degli Stati ha messo fine alla guerra fra uomini con il monopolio dell’uso della forza al loro interno, alle guerre fra Stati, rendendo impossibile la guerra fra loro grazie a istituzioni comuni. Nell’ambito di questo senso ultimo, c’è però un contesto che è cambiato radicalmente, da quando i federalisti sono nati, e quindi può effettivamente essere utile approfondire una riflessione sul perché essere federalisti europei oggi, ancor più che ieri.

La ragione principale è che il mondo politico di oggi si presenta come sempre più antiquato, e sempre più scollato dai processi economici e tecnologici in atto. La politica, in confronto agli sviluppi della scienza, della tecnologia, dell’economia, ma anche della società, sembra una fiera dell’antiquariato. Gli strumenti di oggi della politica sono, in fin dei conti, gli stessi Stati nazionali sovrani di 150 anni fa: Italia, Germania, Francia ecc. Ma 150 anni fa non c’era internet, non c’erano le auto, non c’erano gli smartphone, non c’erano gli aerei, non c’era internet e men che meno Facebook e Instagram. Eppure, a dispetto di questi profondi cambiamenti, gli strumenti della politica sono rimasti gli stessi. E oggi, inoltre, mentre tramontano le ideologie di ‘800 e ‘900, da quella comunista a quella liberale, fino alle ideologie cattolica e socialista, l’ideologia nazionalista ha ripreso a dare frutti. Brexit, Trump e diverse delle recenti elezioni nazionali tenutesi in Europa ne sono le ultime manifestazioni. I partiti nazionali non riescono più a canalizzare le pulsioni dei cittadini, i loro bisogni, verso soluzioni realistiche, per il semplice fatto che questi partiti non sono ormai altro che comitati elettorali, che non discutono più al proprio interno, con sempre meno iscritti. E, allo stesso modo dei partiti, anche i corpi intermedi sono sempre meno rappresentativi della società.

La situazione sembrerebbe quindi piuttosto tetra; tuttavia, un’analogia con gli anni precedenti alla Prima o alla Seconda guerra mondiale è probabilmente forzosa. Perché, per quanto le istituzioni nazionali e quelle sovranazionali (non solo l’UE, ma anche l’ONU, il WTO o vari accordi internazionali come quelli di Parigi o quello recente con l’Iran) siano attaccate da più fronti, gli scambi economici e sociali a livello globale sono oggi più fitti di quanto non sia mai avvenuto nella storia. Inoltre, gli ultimi sondaggi di Eurobarometro mostrano che l’adesione a UE ed euro, pur se in calo in alcuni Paesi, è abbastanza salda. Alcuni vantaggi dell’unione si toccano quindi con mano e vasti strati della società sono ben consapevoli che i nostalgici richiami al passato dei nazionalisti implicano più povertà e meno diritti.

Per fare in modo che questi sentimenti di apertura, pace e integrazione prevalgano, non basta però difendere lo status quo. È necessario che la globalizzazione dell’economia sia accompagnata dalla globalizzazione della politica; serve un governo della globalizzazione, servono anche proposte positive, non una mera difesa dell’esistente. Queste proposte positive sono le proposte federaliste. Il federalismo è il progetto politico in grado di dare risposte alle sfide del nostro tempo. In conclusione, essere federalisti oggi è ancora più importante perché la crisi dello Stato nazionale è molto peggiore oggi che sessanta o trenta anni fa e perché, da uno status quo oggi più logoro che nei decenni precedenti, ci si diriga verso una maggiore e non una minore integrazione; perché si realizzi non la guerra, ma la pace. Per questo, per tutto questo, siamo federalisti europei.

 

Autore: Gianluca Bonato