Voterò un partito italiano

epa04456094 An exterior view of the European Parliament and flags in Strasbourg, France, 21 October 2014. EPA/PATRICK SEEGER

Nel primo articolo del numero di “Eureka!” di settembre trattiamo l’argomento principale dei prossimi mesi: le elezioni europee. Un appuntamento da non sottovalutare, che potrebbe davvero cambiare il futuro della UE nei prossimi anni, sia in meglio che in peggio, ad esempio potrebbe esserci finalmente la possibilità di votare per un candidato di un’ altra nazione…
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Consapevolezza europea

Voterò un partito italiano. È quello che farò alle prossime elezioni europee. Che io lo voglia o no voterò un partito italiano con candidati italiani. Dal 23 al 26 maggio 2019 nell’attuale Unione europea si tornerà a votare per eleggere i rappresentanti che andranno nel Parlamento europeo. Quest’istituzione, eletta direttamente dai cittadini dei singoli Stati da 40 anni (la prima volta è stata nel 1979), approva il bilancio dell’UE ed elabora le proposte legislative presentate dalla Commissione europea. Quello su cui voglio riflettere in queste pagine è perché un cittadino italiano non possa eleggere un candidato tedesco, perché un cittadino francese non possa eleggere un candidato ungherese e perché un cittadino inglese… no, lui con la Brexit non potrà eleggere nessuno. Ogni individuo, che si senta veronese, pugliese, toscano, italiano, irlandese o portoghese ha certamente una propria idea di Europa. Ognuno può ipotizzare quale potrebbe essere il futuro dell’Europa, da chi spera in un’Europa Federale a chi sogna un continente nuovamente formato da divisi Stati Nazionali. Se ciascuno di essi formulerà un pensiero in tal senso, sarà portato a votare chi quel pensiero condivide e promuove. Il cittadino europeo che vuole determinate riforme europee, da quelle economiche a quelle sociali, voterà il candidato europeo che lotta per quelle riforme. Ma è davvero un candidato “europeo”? In Italia, per esempio, un veronese, quando elegge il suo rappresentante nel parlamento italiano, non necessariamente elegge un veronese. Un veneto, quando elegge il suo rappresentante nel parlamento italiano, non necessariamente elegge un veneto. Allora perché un italiano quando elegge il suo rappresentante nel parlamento europeo elegge necessariamente un italiano? Siamo riusciti a capire che non siamo solo veronesi, siamo riusciti a capire che non siamo solo veneti, perché siamo ancora convinti di essere solo italiani? Questo denota un limite presente in gran parte dell’Unione europea: è carente la consapevolezza di essere europei.

Rappresentanza europea

Nelle elezioni di maggio assisteremo al confronto delle identità: scopriremo se il sentimento nazionale prevarrà su quello internazionale, dove lo spirito internazionale non è altro che la condivisione degli spiriti nazionali. Come conseguenza di questa crisi identitaria presente già dalle sue origini, l’Unione europea fatica a riconoscere il cittadino europeo quando è chiamata a decidere il futuro del continente. Manca una reale rappresentanza europea, quella criticata dai più e che permette di identificare l’Europa come un’entità esterna e lontana dagli Stati. Pensate alle persone che nel Lazio hanno votato Lega o che in Veneto hanno votato PD, lo hanno voluto e potuto fare perché quei partiti portano avanti politiche a livello italiano. Se ci sono da decidere politiche di competenza nazionale, allora la rappresentanza deve essere a livello nazionale; se ci sono da decidere politiche europee, allora la rappresentanza deve essere a livello europeo. Se uno spagnolo è un convinto promotore di un’idea che condivido, non vedo perché io non possa votare lui o il suo partito piuttosto che votare un partito italiano “alleato” che in realtà si dimostra poco determinato. Chiaro, ci vuole impegno per creare partiti europei, ma è un passo che va fatto se si vogliono realizzare politiche per l’Europa condivise dai cittadini. Un sistema come quello attuale mantiene separati i cittadini dei singoli Stati europei. È un’Unione che senza volerlo divide.

Semplificazioni

In questo periodo si formano le prime “alleanze”: una tra il ministro dell’interno italiano e il primo ministro ungherese, l’altra tra il capo di Stato francese e il presidente Emmanuel Macron… Nello scenario peggiore a maggio dell’anno prossimo saremo costretti a scegliere tra due posizioni semplificate: o anti Europa o pro Europa. Il mio timore è che in questo modo il dibattito non sarà incentrato sulle singole questioni europee a partire dall’immigrazione, dalle politiche di sviluppo economico, dal cambiamento climatico, dalle politiche sul lavoro fino alla politica estera e di difesa, ma sarà su un piano molto più basso: Europa sì o no? Questo in fondo è il linguaggio moderno dei Social, sondaggi veloci tra due opzioni. Per alcuni si tratta di scegliere tra chi vuole rinnovare e chi vuole cancellare l’Unione europea. Queste sono semplificazioni. Siamo davvero convinti che le forze euroscettiche vogliano scardinare l’Europa? Siamo davvero sicuri che vogliano eliminare tutti i benefici che l’Unione ha portato agli Stati membri? Davvero Viktor Orban vuole rinunciare ai fondi europei? Davvero Matteo Salvini vuole rinunciare alla libera circolazione di merci e persone? E se non volessero smantellare, ma governare l’Unione europea? Non per riprendere la debole sovranità nazionale che propagandano ma per governare l’Europa con le loro politiche. Chi vuole i respingimenti dei migranti non vuole forse chiudere le frontiere di tutta Europa? E dall’altra parte siamo davvero convinti che le forze europeiste vogliano rinnovare l’Europa?

Serve uno Stato Federale

L’Unione europea deve ripartire con i cittadini, siamo noi che dobbiamo decidere come governare il continente. Ma per farlo dobbiamo avere delle istituzioni che ci rappresentino e che attuino il pensiero europeo. Dobbiamo rendere questa Europa capace di attuare politiche europee, capace di agire per il benessere europeo e non per il benessere della Germania, della Grecia, dell’Italia eccetera. Vogliamo che le istituzioni europee funzionino. E per avere questo serve uno Stato Federale, capace di rappresentare l’Europa e i suoi cittadini. Il limbo di competenze che si è creato tra sovranità nazionale e internazionale rischia di sciogliere le solide fondamenta europee. Non si possono più subire le conseguenze della sovranità del singolo Stato nazionale. È necessario creare un governo europeo, creare uno Stato Federale europeo riformando in questo modo quella lontana e tanto criticata Europa, per renderla finalmente rappresentante degli europei. Altrimenti non cambierà, resteremo solo italiani. Voteremo il sindaco della città, voteremo il presidente della regione, voteremo i parlamentari nazionali e alle europee voteremo un partito italiano.

 

Autore: Andrea Golini