Eureka! – Settembre 2018 – Editoriale

Sull’onda del dibattito politico riguardante la manovra economica del Governo M5S-Lega, inizia la pubblicazione degli articoli di “Eureka!” di settembre, con tanti approfondimenti sui più importanti temi d’attualità. L’introduzione, a cura del nostro editorialista, è focalizzata sull’operato di Trump e le conseguenti relazioni con la Cina, che stanno lentamente portando a un nuovo ordine mondiale. In questo scenario la domanda è sempre la stessa: dov’è l’Unione Europea?
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Trump si scopre difensore dei diritti umani. Ora le stelle di Hollywood possono dormire sogni tranquilli, il bullo della Casa bianca è stato sfrattato da un suo fratello gemello. Stesso ciuffo giallo, stessa boccuccia a culo di gallina, stesso fisico. Ma il magnate dell’immobiliare ha subito una trasformazione interiore paragonabile solo a quella del signor Scrooge dopo la visita dei tre spiriti del Natale. Non gli è bastato molto, infatti, una volta cambiata natura, denunciare il governo di Xi Jinping per le sue violenze contro gli uiguri, minoranza turcofona e musulmana che abita la regione dello Xinjiang. Le sanzioni per la violazione dei diritti umani si aggiungeranno al pacchetto dei dazi che Trump ha predisposto da tempo contro il governo cinese. Alla guerra commerciale si è aggiunto un nuovo tassello, e il presidente americano ha fatto capire che non risparmierà le armi per combattere il Dragone. Anche se questo significa sconfinare la linea di demarcazione tra il bene e il male, passare da una categoria all’altra con leggerezza. Giocare con le definizioni di giusto e sbagliato, e sfruttare ogni occasione buona per prendere in contropiede l’avversario.

Il fine, infatti, giustifica i mezzi, siano questi, una volta, le barriere con il Messico, il divieto a persone di religione musulmana di entrare negli Usa, o le tariffe doganali per proteggere le imprese americane. Il fine è sempre lo stesso slogan. Ormai silenzioso, muto, e vecchio di secoli. Non serve più sgolarsi a ripeterlo, perché è divenuto l’impalcatura invisibile di ogni discorso politico. “America first”, così diretto e semplice. Preso, modificato, e subito recepito da altri popoli. Gli alfieri, che la nuova partita politica aperta da Trump ha lanciato sulla scena internazionale, e hanno fatto quadrato intorno al re a stelle e strisce, si sono lanciati nel gioco. Tutti contro tutti. Questi sono, per esempio, l’Italia pentaleghista e l’Ungheria. Altri giocatori erano già da tempo pronti, e hanno accolto con piacere i nuovi venuti. La Russia zarista di Vladimir Putin.

L’ordine che Obama auspicava di raggiungere, cresciuto con l’accordo sul nucleare con l’Iran, con gli accordi sul clima di Parigi 2015, si è tramutato in un disordine generale; una volta girata la carta delle presidenziali, è apparso il faccione sorridente del Tycoon, e un nuovo corso si è inaugurato. Gli Usa si ritirano dalla politica internazionale, si rifugiano dietro lo scudo del protezionismo. E la Cina fa un altro passo in avanti in quel lungo gioco dell’oca iniziato negli anni ‘50 con Mao Tse-tung, e con “il grande balzo in avanti” da lui voluto. Un processo di modernizzazione e industrializzazione del Paese che prevedeva il passaggio da una società di contadini ad una in cui le produzioni industriali cominciavano ad occupare una fetta importante del Pil nazionale. La Cina delle Zes (zone economiche speciali) degli anni ottanta, regioni di delocalizzazione, regioni in cui gli sgravi fiscali catturavano pezzi importanti delle filiere delle imprese estere. La Cina, come è stato scritto, che fino agli anni 2000 era considerata la “fabbrica del mondo”, ed ora pretende di sostituire gli Usa nel ruolo di prima potenza economica. Un ricambio generazionale, di cui la Nuova via della seta segna un ulteriore tacca. Denuncia l’invecchiamento dell’uno e lo slancio giovanile dell’altro. Secondo un piano di egemonizzare il mercato mondiale, che il tre settembre ha toccato anche il “continente nero” con un versamento di 60 miliardi, che andranno soprattutto in infrastrutture, noto come “Belt and Road Initiative”, pensato e voluto dal leader cinese. Ma in questo solitario che i leader delle grandi potenze continentali stanno giocando, ognuno pensa a se stesso, e l’inferiorità dell’uno fa gola all’altro. Un Unione europea forte potrebbe cambiare le regole del gioco, stabilire un nuovo ordine mondiale.

 

Autore: Salvatore Romano