Rubrica Erasmus: Dublino

Come in ogni numero di “Eureka!” dedichiamo uno spazio alle testimonianze dei giovani studenti in Erasmus: la città di oggi è Dublino!
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Del mio Erasmus nella verde Irlanda ricordo in particolare il primo mese, e ricordo di essermene amaramente pentito quasi subito.

CHI ME LO HA FATTO FARE?

Chi me lo ha fatto fare di cercare casa per un mese, vivendo nel frattempo in ostello? Di abbassare gradualmente le pretese, visita dopo visita, trovandomi a fare la fila fuori dagli appartamenti con altre venti persone per vedere una stanza a Drumcondra o a Rathmines?

NO STUDENTS, ONLY PROFESSIONALS

Le mattine del primo mese ci si connetteva da Starbucks (prezzo connessione: double espresso) per fissare gli appuntamenti delle visite del pomeriggio. Poi su e giù per Dublino a piedi (spesso) o con i mezzi (raro). Tutto ciò per visionare stanze imbarazzanti a prezzi folli. Le sentenze spesso erano dei lapidari “no longer available, sorry” oppure “no students, only professionals” e la mattina dopo si tornava da Starbucks, stesso double espresso, altro giro di chiamate.

Chi me lo ha fatto fare? Davvero ne vale la pena? I miei amici sono a Verona ora, e mi invidiano pure, ora che sono “un Erasmus”. Se tornassi? Spenderei meno, meno stress, e riuscirei anche mettermi in pari con gli esami – in italiano, così magari ci capirei anche qualcosa.

Torno in Italia? Torno. No anzi, ci provo ancora. E alla fine trovo una sistemazione a Rialto, zona 8, 15 minuti/bici dal centro. Il proprietario dice good location, l’inquilino uscente dice greedy landlord and dodgy neighbourhood, i ragazzini in strada mi lanciano i sassi – giuro.

Spese urgenti: cuscino e coperte. La stanza aveva solo un materasso – il greedy landlord si era dimenticato di specificare che tutto il resto se lo doveva portare via il vecchio coinquilino.

Seguirebbe interessante, divertente e un po’ stucchevole racconto di quanto, da quel momento in poi, l’esperienza Erasmus sia stata emozionante e piena di avventure.   

NE VALE DAVVERO LA PENA?

Guardandomi indietro ho sempre pensato che il mio Erasmus abbia avuto inizio la notte che ho trascorso sul materasso, prendendo nota delle spese urgenti per il giorno dopo. Come avrei ampiamente trattato nell’interessante, divertente e un po’ stucchevole racconto della mia esperienza, in nove mesi ci sono stati dei fisiologici alti e bassi, e anche qualche crisi, come è giusto che sia, ma non ho mai pensato di tornare in Italia prima del tempo.

Ma davvero tutto ciò è un di più? Oppure è solo una vacanza spesata, come molti pensano?

Secondo me, pur dipendendo dagli obiettivi che ognuno si pone alla partenza, l’Erasmus è fondamentalmente un espediente per costringere lo studente fuori dalla sua comfort zone. Per la prima volta ci si pone fuori dal proprio contesto e si è costretti a ripensare la propria routine, a riadattare il proprio stile di vita. Aldilà delle nuove amicizie, degli esami e del curriculum, penso che il vero valore aggiunto dell’Erasmus siano i momenti di difficolta e disagio. La sensazione di smarrimento quando si viene catapultati in un’altra realtà con in tasca un abbozzo di Learning Agreement rigorosamente nella cartellina “Dublino”. Penso sia proprio questo senso di inadeguatezza a porre lo studente nella giusta prospettiva nei confronti del mondo esterno.

Affrontare ciò che è radicalmente nuovo, pur in un ambiente relativamente protetto come quello universitario, ti spinge, per necessità, a conoscere e rispettare ciò che è diverso. Ma non si tratta della solita esperienza “nuovi amici-culture diverse-imparo la lingua”: per quello ci sono le vacanze studio a Malta.

Proprio per questo motivo ho scelto di parlare del mio primo mese a Dublino, cioè quello in assoluto più frustrante: penso sia stato non solo parte integrante del mio Erasmus, ma addirittura il vero valore aggiunto.

 

Autore: Giovanni Righetti