Contro un continente che non fa notizia

“Se l’Europa deve cambiare dobbiamo decidere cosa deve diventare”; con questa premessa parliamo nel seguente articolo di “Eureka!” degli attuali equilibri planetari tra le varie superpotenze. In questo quadro, l’Europa di oggi appare come un insieme di piccoli staterelli incapaci di fare la voce grossa e obbligati dunque ad appoggiarsi all’oriente o all’occidente. E se invece si superasse il concetto di Stato nazionale a favore di un unico Stato Europeo?…
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Abbiamo assistito al “Gruppo dei Sette”, anche noto come G7, l’organizzazione formata per intraprendere politiche macroeconomiche tra i paesi partecipanti e per monitorare lo sviluppo dell’economia mondiale. L’attuale formazione prevede le europee Germania, Francia, Italia e Regno Unito, le americane Stati Uniti e Canada, e l’asiatica Giappone. Possono vantare le economie più avanzate e dinamiche del mondo, ma non possono certo vantare grandi affinità. Come si è visto nell’ultimo vertice del 8-9 giugno, svoltosi in Canada, gli Stati europei si sono presentati deboli e disuniti confermando così uno stato di difficoltà del continente europeo, gli Stati Uniti sono andati contro tutti pur di difendere le proprie politiche protezioniste e un Giappone in secondo piano lasciato da solo ad affrontare le tensioni che riguardano il continente asiatico.

Il G7 non sembra rappresentare il futuro dell’economia globale e non dà l’impressione di essere un’organizzazione promotrice di sviluppo e coesione, soprattutto in questo momento. Diversamente ha saputo fare l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, anche conosciuta con la sigla SCO, che rappresenta un po’ quella parte del mondo lontana dall’occidente e purtroppo poco considerata. Le Repubbliche di Cina, India, Pakistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan, insieme alla Federazione Russa (ex membro del G8), si sono riunite il 9-10 giugno anche loro con lo scopo di pianificare strategie economiche che interessino le nazioni partecipanti. Questa organizzazione ovviamente ha un’ottica mondiale e le sue politiche di governance si sono dimostrate contrarie a quelle dei membri del G7. Diverse posizioni le possiamo trovare nella questione della situazione ucraina, nella questione coreana, nell’accordo sul nucleare con l’Iran e nella passata crisi in Crimea, per alcuni definita un’invasione, che ha causato proprio l’uscita della Russia dal G8.

Se quindi facciamo un parallelo tra le due organizzazioni di Stati, abbiamo da un lato deboli paesi europei alle prese con un alleato americano poco disponibile ad accordi economici e dall’altro due paesi come Cina e Russia, che hanno aumentato gli scambi commerciali del 27% solo nei primi mesi del 2018, e paesi ricchi di petrolio e gas pronti ad utilizzarli per accrescere la loro influenza internazionale e dettare le politiche economiche.

Se qualcuno mi facesse oggi la domanda: dove vedi il futuro dell’economia mondiale? Io risponderei Asia, un continente che in occidente non fa notizia.

Se parlate con imprenditori soprattutto nel settore tecnologico avrete la stessa risposta, alcuni sono addirittura più precisi e vedono nella Cina il futuro monopolista del mercato tecnologico. In Europa l’industria tecnologica asiatica è dominante e inizia a surclassare quella americana. Con l’aumento della qualità dei prodotti asiatici il rischio è quello di avere un unico venditore globale capace di dettare le politiche economiche globali. È un rischio che il presidente americano ha ben presente ma le manovre economiche che sta adottando per rilanciare il mercato americano indeboliscono anche l’Europa.

Allora a questo punto mi chiedo: cosa deve fare l’Unione europea?

Da una parte ci sono gli Stati Uniti che dichiarano un successo il fatto di aver lasciato costruire alla Corea del Nord un arsenale nucleare ad oggi operativo e che annunciano una nuova era di protezionismo, dall’altra vi sono Stati come la Russia e la Cina molto indietro per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali delle persone e della libertà dei loro cittadini. Per il nostro vicepresidente leghista la questione della Crimea non ha più importanza e vorrebbe togliere le sanzioni economiche annuali alla Russia, proprio mentre la Svezia mobilita i riservisti e distribuisce manuali di sopravvivenza alla popolazione dichiarandosi pronta per un’eventuale “crisi”. Nel frattempo, nove paesi europei, Italia esclusa, hanno deciso di collaborare in campo militare a sostegno di eventuali fenomeni di “crisi”; con questo nuovo piano l’UE è andata oltre gli Stati membri ed ha accettato l’appoggio arrivato dal paese della Brexit.

Per l’Unione europea si prospetta un periodo decisivo: il G7 ha dimostrato che non si può più dipendere dagli USA, i deboli sistemi nazionali dei paesi europei rendono improduttive le strategie europee e il continente asiatico potrebbe assumere il ruolo di leader del mercato globale senza trovare alcuna concorrenza.

L’Unione dovrebbe quindi superare il sistema intergovernativo che rallenta le decisioni su fatti da affrontare per il benessere comune, dovrebbe superare la chiusura americana e dovrebbe creare un polo concorrente e positivo per questo pianeta.

Forse è il caso di creare una Federazione europea promotrice di mercati concorrenziali, in cui vi sia una chiara politica economica che incentivi le energie rinnovabili, pronta a creare un mercato del lavoro comune, che tuteli dai regimi di sfruttamento, proiettata a dare maggiori diritti e libertà ai propri cittadini, pronta a superare i confini nazionali portando una sana competizione economica tra continenti. Solo così potrebbe esistere una forza che si contrappone agli attuali sistemi di governance internazionale.

Come fare quindi? Facendo entrare nei libri di storia i presidenti degli Stati europei. Ricordandoli come coloro che hanno avuto il coraggio di creare un nuovo modello di società basata sui valori fondamentali europei che si contrapponga a sistemi di sfruttamento illegali di risorse e di capitale umano.

L’Europa non deve più decidere con chi “stare” tra America, Russia e Cina, ma decidere una volta per tutte di creare un nuovo soggetto, migliore dell’attuale Unione, gli Stati Uniti d’Europa.

 

Autore: Andrea Golini