Eureka! – Luglio 2018 – Editoriale

La nostra rivista “Eureka!” torna con il numero di luglio, ricco come sempre di novità e contenuti. Dopo i primi mesi è tempo di bilanci, nazionali e internazionali, sull’operato del nuovo governo italiano, così come viene messa a fuoco la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Corea. Questo e molto altro nel nostro nuovo numero, che viene introdotto da un quadro completo della situazione Europea!
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L’Unione Europea viaggia da parecchio tempo su binari instabili, ricevendo numerosi scossoni lungo la strada, ma bene o male mantenendosi in corsa. Le questioni che pongono un serio rischio a questa corsa, più simile ad un piccolo trotto se vogliamo essere onesti, si ripresentano ciclicamente, ma ogni volta più forti, pericolose, minacciose.

In tutto il Continente si sta diffondendo un malumore non indifferente, che si esplica con il successo, in numerosi Paesi, di partiti o coalizioni a stampo populista e insofferente verso Bruxelles.

In un discorso al Parlamento Europeo circa la questione migratoria, Guy Verhofstadt, leader del gruppo parlamentare ALDE, ha ben descritto la situazione attuale: l’Italia, per voce del suo nuovo ministro degli Interni Matteo Salvini, dichiara “no no no, basta in Italia, che li accolgano Ungheria, Austria, Germania”; le stesse parole sono pronunciate anche dai leader degli altri Paesi in questione, mettendo in evidenza il vero problema: l’egoismo nazionale.

Raramente, in precedenza, si è mostrato con tanta chiarezza il demone che rischia di minare le fondamenta del processo di integrazione europea: ogni Stato cerca di ribadire con forza i suoi interessi, perdendo di vista l’obiettivo comune, la strada unica da percorrere come Europa, l’aiuto reciproco.

È innegabile che l’Italia, in questi anni, abbia compiuto grandi sforzi per sostenere il principio dell’accoglienza, sacrosanto, verso persone, esseri umani, in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli. Va sottolineato come anche Grecia e Malta, da questo punto di vista, non si sono certo tirate indietro – difficile pretendere chissà cosa da un’isola di 400mila abitanti. È altrettanto vero che, specie l’anno scorso, la Germania stessa ha compiuto grandi sforzi per gestire la situazione, accogliendo quasi un milione di persone. Si tratta spesso di iniziative poco o mal coordinate, prese dai singoli Paesi, con un aiuto solamente economico – importante, chiaro, ma non sufficiente- da parte del resto dell’UE. Proprio per questo, da cittadini europei, è difficile considerare una vittoria ciò che è emerso dall’ultimo Consiglio Europeo: si è stabilito il principio della volontarietà nella ripartizione delle quote di migranti (termine infelice, si tratta sempre di persone, con una storia e una dignità da rispettare), che è sostanzialmente l’unica novità che è emersa, per il resto tutto sostanzialmente invariato. Così facendo si facilita il gioco di chi, a cominciare dall’ungherese Orban, non ha mai accettato il principio della ridistribuzione né della solidarietà tra Paesi membri. Viene da sorridere a pensare alla vicinanza e alla stima reciproca tra Orban e Salvini, i cui interessi sono sostanzialmente opposti: è sotto gli occhi di tutti che a Salvini piace la politica di chiusura dei confini propugnata a gran voce dal leader ungherese, con la non irrilevante differenza che, per l’Italia, in quanto Paese di confine, essa sia sostanzialmente impraticabile. La soluzione di totale chiusura diventerebbe nel lungo periodo insostenibile e pericolosa. Questo è un problema che Orban non ha, per questo è assurdo pensare di sostenere la sua visione e cercare di imitarla.

La questione va affrontata, con decisione e mano ferma, a livello internazionale: non si può accettare che per qualcuno far parte dell’Europa voglia dire solo accettare con un sorriso i lati positivi, per poi dire di no a qualsiasi impegno venga richiesto. Il teatrino vergognoso di botta e risposta tra Francia e Italia – sia chiaro, vergognoso da entrambe le parti – è un capitolo che va chiuso al più presto. La situazione va affrontata nelle sedi opportune, il Consiglio Europeo, il Parlamento, le Commissioni, che vanno considerate con serietà e rispetto, non snobbate per impegni elettorali di becera propaganda!

È ora di smetterla con gli annunci, le dichiarazioni alla stampa, le voci grosse e i battibecchi tra Paesi.

Va attuata una profonda revisione dell’atteggiamento con cui i Paesi membri si pongono ad affrontare le varie questioni, eliminando per sempre dal modo di ragionare e di agire il principio del “not in my backyard!”.

 

Autore: Filippo Sartori