Rubrica Erasmus: Germania, Canada

Di seguito l’ultimo articolo del numero di “Eureka!” di maggio, anche oggi parliamo di Erasmus, e per la prima volta usciamo dai confini della nostra Unione Europea! Cogliamo l’occasione per rinnovare il nostro invito a tenere d’occhio la nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts dove pubblicheremo le informazioni relative ai nostri incontri e alle nostre iniziative!

Quando parti per l’Erasmus, sai come parti, non sai come torni. Un po’ come per tutti i lunghi viaggi, solo che non immagini, o forse io non immaginavo, che avrebbe potuto cambiare a tal punto la vita. Perché, se durante ogni giorno all’estero ti porti dentro un po’ di casa, l’Erasmus te lo porterai con te per il resto della vita, o almeno per alcuni degli anni a seguire. Personalmente sono partita in triennale per la Germania prima per studio e poi per un tirocinio attraverso l’Erasmus Placement, e per concludere ho passato un semestre in Canada durante la magistrale. Sono state due esperienze, la Germania e il Canada, diametralmente opposte, che mi sono egualmente servite a rielaborare chi sono e chi voglio essere.

In Germania, a Monaco di Baviera, sono stata bene, mi sono creata un giro di amici tedeschi, avevo un lavoretto che insieme alla borsa studio mi dava una certa autonomia economica, e quel periodo mi è servito fondamentalmente per imparare ad andare d’accordo con me stessa. La prima grande svolta al ritorno è stato capire che potevo scegliere i miei amici, e senza rendermene conto – e questa è la grande forza di queste esperienze: ti fanno fare cose di cui non ti pentirai ma che capirai (molto) dopo – ho fatto una grande pulizia della mia rete sociale. Via le persone che mi stancavano, via le persone negative, via le persone che chiedevano e non davano. È stata una grande liberazione.

Sempre durante la triennale sono partita la seconda volta, sempre alla volta di quella che posso definire una seconda patria e ho ripreso da dove avevo lasciato (forse la mia fortuna è stata quella di capitare due volte nella stessa città), assimilando ancora di più tanti lati positivi della cultura tedesca, che pratico ancora oggi nella vita di tutti i giorni: dal divieto assoluto di entrare in casa con le scarpe, alla colazione con Weisswurst e Weissbier, fino alla valorizzazione di qualsiasi lavoro, anche quello più manuale, che in Italia abbiamo perso.

La musica è cambiata con la magistrale. Le premesse erano le migliori: avendo capito cosa cercavo, ho scelto l’università con maggiore cognizione di causa, non solo per le materie, ma anche per le scarpe che portavano i miei compagni di corso – le stesse mie – semplici e logore dai chilometri percorsi a zonzo per un mondo ormai riconosciuto come piccolissimo. Ho scelto il Canada – il Quebec per la precisione – per il francese, per l’oltreoceano, per un po’ più di internazionalizzazione. Ma una volta là non sono riuscita a costruire una vita sociale, mi sono sentita molto sola, ho passato intere giornate a letto, non potevo fare nessun lavoretto per motivi legali e i costi della spesa al supermercato non tiravano su l’umore. Posso definire il mio semestre a Montreal come un periodo buio, ma non posso negare che anche questo mi sia servito. Ho capito cosa vuol dire essere fuori dalla comfort zone, e che è necessario uscirsene di tanto tanto per fare un giretto nelle tenebre e capire come si reagisce alle difficoltà. Ho anche imparato a chiedere aiuto e, per esempio, a non vergognarmi di accedere alla distribuzione gratuita di alimenti in università. La domanda ora che potrebbe sorgere è: ma chi me lo fa fare di partire a questo costo? Beh, l’Erasmus fa crescere, e chi parte non è chi torna. E anche se non ho ancora finito di rielaborare quanto successo in Canada, so che posso stare sulle mie gambe, so che mi reggono e che posso contare su di loro. E – ancora più bello – Io non ho una più una casa, la mia casa è il mondo.

 

Autrice: Giulia Camparsi