In questa Europa ci siamo ritrovati

epa04456094 An exterior view of the European Parliament and flags in Strasbourg, France, 21 October 2014. EPA/PATRICK SEEGER

All’ indomani della scelta di Mattarella di non affidare l’incarico della formazione del governo a Conte, la nostra voce federalista invita a riflettere sul processo di integrazione europea. Il dualismo destra-sinistra nel nostro Paese è ormai il passato, ciò che oggi determina lo schieramento politico è la differenza tra una visione nazionale e una internazionale; ma, come spesso accade, dei temi di interesse europeo spesso non viene molto parlato. Noi siamo qui per questo!
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Il futuro dell’Europa dipende dai cittadini, ma l’informazione di ciò che è stata e di ciò che è viene spesso trascurata, come il dibattito su ciò che sarà.

Nella nostra quotidianità, se non siamo particolarmente cercatori di notizie o in assenza di eventi importanti, di Unione europea si parla poco. Qualche notizia sulle misteriose nomine di Juncker, i discorsi di Macron e nuovi sviluppi sulla cooperazione in materia di difesa. Il dibattito poi è quasi inesistente, il confronto tra chi si schiera a favore o contro si sente e si vede poco. Come se le sorti dell’Europa fossero subordinate agli interessi nazionali. Si potrebbe parlare moltissimo del processo di integrazione europea, ormai bisognerebbe studiarlo a scuola. Qualcuno che ne parla c’è, ma il modo più comune per venirne a conoscenza rimane la ricerca autonoma, un po’ alla volta leggendo libri e cercando su internet. Il processo di integrazione europea nasce con la dichiarazione Schuman del 1950, che sancisce la nascita della CECA, per poi passare al trattato di Maastricht del 1992, l’atto costitutivo dell’Unione europea, fino ad arrivare all’Europa di oggi con il trattato di Lisbona del 2007.

Io sono nato nel 1998 e in questa Europa mi ci sono ritrovato, non l’ho scelta io. Per questo ho cercato di capire come mai si sia formata e che cosa significa essere europeo. Ora mi risulterebbe particolarmente lungo parlare di tutto quello che ho trovato, ma quello che mi ha colpito maggiormente è il fatto che si sia riusciti a creare un sistema in cui i singoli Stati europei possono crescere e cooperare per impedire nuovi conflitti armati. Ma questa cosa in pochi me la dicono, sarà falsa? No, semplicemente sono pochi gli strumenti per conoscere l’Europa. Molti non si curano del passato e vivono l’Unione come un dato di fatto. Se poi ci si mette anche la politica italiana non è più finita; tra chi la condanna per qualsiasi male dell’Italia a chi non è riuscito a fare qualcosa affinché si vada avanti con il processo di integrazione europea. Come se l’UE fosse il massimo che gli europei possano fare.

L’Unione europea è solo una fase del processo di integrazione europea; nella dichiarazione Schuman si apre al concetto di Europa intesa come unione economica e politica tra i vari Stati europei. La pensavano così anche gli altri padri fondatori come Jean Monnet e Alcide De Gasperi e persino Churchill che nel 1946 dichiarò «Dobbiamo creare una sorta di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di esseri umani avranno la possibilità di godere di quelle semplici gioie e di quelle speranze che fanno sì che la vita valga la pena di essere vissuta.».

Una volta comprese le potenzialità che un sistema comunitario offre e la necessità di crearlo, l’obiettivo di quella dichiarazione risulta chiaro e condivisibile. È stato l’inizio dello sviluppo comunitario. Pazzia sarebbe tornare alla sovranità nazionale in cui i singoli Stati europei non avrebbero l’interesse a creare un livello di benessere comune pari a quello che abbiamo raggiunto oggi con l’Unione europea. Con gli egoismi nazionali vivremo nuovamente le paure incontrate in passato.

È quindi fondamentale concentrarci su quello che è l’Europa e andare avanti, perché attualmente non si è ancora raggiunta l’unione politica, e quella economica deve essere ancora completata. Ancora, l’Unione è un miscuglio di accordi intergovernativi, di elementi di funzionalismo ed elementi di federalismo. Gli accordi intergovernativi sono semplici accordi tra i governi degli Stati membri che mirano all’istituzione e al mantenimento di un sistema di organismi comuni di carattere tecnico ben determinato, senza intaccare in maniera significativa le prerogative ed i poteri dei singoli Stati nazionali. Il federalismo è il metodo costituzionale che unisce Stati e cittadini istituendo un vero e proprio Stato Federale con un’autorità politica dotata di poteri gerarchicamente sovraordinati a quelli dei governi degli Stati nazionali. Il funzionalismo invece è basato sul consenso popolare del momento, dove alla base vi è l’idea che la cooperazione tra i singoli Stati membri debba essere limitata a settori ben determinati scelti precedentemente; una sorta di via di mezzo tra accordi intergovernativi e federalismo. Inizialmente si è partiti dall’idea funzionalista e in seguito si sono aggiunti molti accordi intergovernativi che seppure siano uno strumento “facile” da fare hanno contribuito a rendere lento e opinabile il processo di integrazione europea. Si sono aggiunti anche numerosi elementi federalisti che hanno facilitato la solidarietà e la rappresentanza dei cittadini europei. Questo miscuglio ha giocato un ruolo importante per il proseguimento dell’unione politica ed economica, ma il tempo passa e con lo scetticismo derivato dalle crisi che ci sono state e da governi nazionali sempre più deboli, rischia di non essere più efficace.

Il federalismo lo considero lo strumento “difficile” da fare che permetterebbe una veloce ripresa del processo di integrazione. Ragioniamoci insieme.

Il mondo corre verso una globalizzazione intesa come maggiore interconnessione tra le popolazioni. Ciò che accade in Italia ha delle conseguenze nel resto d’Europa; dalle manovre economiche che influenzano il futuro dei lavoratori e delle imprese, le politiche estere che definiscono le strategie da attuare per la gestione di problematiche internazionali come le migrazioni, le politiche di difesa per decidere una linea comune per promuovere la pace, fino alle tematiche come l’inquinamento globale e la denuclearizzazione. È diventato necessario prendere decisioni a livello europeo e semplici accordi intergovernativi non bastano, serve uno Stato europeo, uno Stato Federale. Infatti se si riuscisse ad implementare gli elementi già presenti con un bicameralismo federale che rappresenti davvero i cittadini europei, una costituzione rigida federale, una corte di giustizia che gestisca i conflitti tra governo federale e statale, avremmo degli Stati europei democratici capaci di intervenire efficacemente sulle questioni viste precedentemente. Almeno così potremo criticare l’Unione per quello che non fa, perché solo con gli Stati Uniti d’Europa avrebbe le competenze per agire. Su alcuni temi l’Unione è inefficiente; vi è uno stallo determinato dalla troppa dipendenza dai governi dei singoli Stati. Per molte questioni il Consiglio europeo (i capi di governo) deve votare all’unanimità sulle questioni considerate sensibili dagli Stati membri, come per la politica estera e di sicurezza comune, concessione di nuovi diritti ai cittadini europei, armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette, finanze UE, risorse proprie, quadro finanziario pluriennale, alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni, armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale. Se gli Stati pensano al loro unico interesse trascurando la necessità della collaborazione e dello sviluppo comune allora questo stallo durerà a lungo.

Come avrai capito c’è ancora molto da fare, ma l’Europa in cui siamo in fondo è a buon punto. L’attuale livello di integrazione ci dà speranza per il futuro. Dobbiamo però fare attenzione a chi oggi può decidere le sorti degli europei. Le nuove generazioni non partono senza una base, quello che c’è non deve essere solo migliorato, deve essere difeso. Un’Europa solidale in cui possiamo viaggiare senza muri che ci fermino, dove possiamo sviluppare la nostra carriera studentesca e lavorativa oltre i confini dei singoli Stati, in cui non siamo visti come estranei ma come cittadini europei, un luogo in cui i nostri diritti fondamentali vengono tutelati, un mercato unico, una moneta unica che facilita gli scambi commerciali, la crescita e la stabilità degli Stati europei. Queste sono cose che forse diamo per scontate perché fanno parte della nostra quotidianità. Sono risultati incredibili, manca qualcosa ma stiamo andando nella giusta direzione. Ormai la generazione di coloro che l’hanno fondata lentamente scompare e come loro scompare la memoria, perciò sta ai cittadini di oggi decidere il futuro di questa Europa.

Dobbiamo riscoprire la bellezza di essere europei.

 

Autore: Andrea Golini