Eureka! – Maggio 2018 – Editoriale

Dopo i risultati delle elezioni politiche italiane, sull’onda dei dubbi che si abbatte silenziosamente sul futuro del nostro Paese (e della nostra Europa), è stato pubblicato il nostro nuovo numero di Eureka!, con l’intento, ancora una volta, di fare chiarezza sulla realtà dei fatti e sulla via da intraprendere. Molte le analisi e le riflessioni che abbiamo fatto, ancora di più i ragionamenti che ne possono seguire; dall’ America all’ Asia, passando per i giganti dell’ etere, fino alle testimonianze dei giovani in Erasmus. Questo e molto altro nel numero di Eureka! di maggio, che comincia, come sempre, con il punto della situazione!
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La primavera è giunta in Europa, portando con sé, oltre a venti tiepidi e giornate soleggiate, un terremoto generale nella politica internazionale.
Maggio rappresenta un mese importante per l’Europa e per i suoi cittadini: il 9 maggio si è festeggiata la giornata dedicata al Vecchio Continente, ricordando quando nel 1950 Robert Schumann presentò la proposta di formare un nucleo politico ed economico europeo. In questa data, ogni anno a partire dal 1964, si celebra il giorno europeo: le bandiere con le 12 stelle brulicano e la Nona di Beethoven viene riproposta da emittenti radio e televisive di tutti i Paesi membri.

Il 9 maggio rappresenta però anche un momento di riflessione, una sorta di “punto della situazione”: cosa è migliorato rispetto a dodici mesi fa? Quali passi avanti sono stati intrapresi? Qual è la situazione dei Paesi membri? La verità è, bene o male, sempre la stessa: la cara vecchia Unione Europea, sempre più spesso vituperata e criticata, subisce colpi a destra e a manca, ma resiste seppur ferita.

All’interno dei Paesi membri si assiste ad una crescita, seppur non così marcata, dei partiti euroscettici: in alcuni casi arginati, come nella Francia di Macron, dove il suo movimento En Marche è riuscito ad avere la meglio sul Front National, in altri ottengono una vittoria importante, come in Italia dove Movimento 5 Stelle e Lega ottengono un successo evidente e persino oltre le aspettative dei loro stessi dirigenti. La campagna elettorale rappresenta però sempre un mondo a sé, dove le posizioni vengono spinte all’estremo, salvo poi trovarsi a faccia a faccia con la realtà dei fatti: il Presidente francese, con i suoi discorsi, emoziona folle di europeisti, risvegliando l’orgoglio dei più fervidi federalisti d’oltralpe e non, salvo poi dover fare i conti con un Paese alle prese con problemi interni complessi e dove comunque il 33% dei votanti scelse un anno fa di affidarsi a Marine Le Pen. In Italia, invece, nonostante M5S e Lega siano usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo scorso, l’accordo per la formazione di un Governo manca ancora, e a due mesi dal voto il futuro prossimo della Penisola resta alquanto incerto, con lo spettro di nuove elezioni dietro l’angolo.

In questo contesto si aggiunge anche una crescente affermazione della destra autoritaria nei Paesi dell’Est europeo, dove in Ungheria Orban incassa una schiacciante vittoria politica, ottenendo quasi i due terzi dei seggi, mentre in Bulgaria il semestre europeo non sembra essere servito a far luce sui problemi della democrazia interna, ma ha anzi confermato la strana alleanza tra l’estrema destra dei “Patrioti Uniti” e i liberisti guidati dal premier Bojko Borisov, che guidano il Paese in coalizione.

Sul fronte internazionale le novità sono numerose e di rilievo. L’attacco in Siria, sferrato dopo il presunto utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Assad, ha acuito le tensioni tra Russia e Stati Uniti, contribuendo ad evidenziare la posizione di nicchia della voce europea, dove le divisioni hanno portato ad azioni singole dei paesi membri, senza accordo comune.

In Corea si è invece assistito ad uno storico incontro tra Kim Jong-Un, leader della Corea del Nord, e Moon Jae-In, premier del Sud, che ha sancito di fatto la fine della guerra tra i due Paesi, dopo l’armistizio firmato nel 1953. Il leader di Pyeongchan si prepara ora ad incontrare Donald Trump, nella speranza di giungere ad un accordo che ponga fine all’embargo statunitense, nell’ottica di rilanciare l’economia del Paese e allargare il suo consenso. Tutto ciò accompagnato dalle ombre relative all’arsenale nucleare: l’interruzione dei test missilistici accordata con la Corea del Sud non significa infatti smantellamento dell’arsenale, ma al contrario il completamento dello stesso, che non necessita dunque di ulteriori prove.

Un altro anno è dunque passato, e la necessità di elevarsi a Stato continentale che possa confrontarsi e imporsi a livello internazionale è sempre più forte. Il 9 maggio 2019 è più vicino di quanto si creda, e tra un anno, che Europa racconteremo?

 

Autore: Filippo Sartori