Il re è nudo e lo stato nazionale è morto

Tra le varie ideologie che hanno provato a prevalere con le parole in periodo pre elettorale, vi è anche chi ha provato a imporsi con la forza, quei gruppi estremisti che ancora oggi lo Stato non riesce a fermare. Di questo parliamo nell’ articolo di oggi di “Eureka!”.
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Per iniziare questo pezzo è doverosa una premessa: l’argomento è trito e ritrito. Infatti, si parlerà di quanto accaduto a Macerata il 3 febbraio, quando un uomo di 28 anni ha sparato contro un gruppo di uomini africani e si è recato poi, con il tricolore al collo, verso un monumento di epoca fascista per fare il saluto romano e accendere un cero con l’effige di Mussolini. Questa volta, però, vorremmo considerare l’evento non come ha fatto Matteo Renzi, spacciandolo come una semplice dissennatezza compiuta da un pazzo, oppure come hanno fatto i nazionalisti Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che sono quasi arrivati a colpevolizzare i ragazzi africani che passavano da quella zona. Non faremo nemmeno come Silvio Berlusconi, che ha vergognosamente incolpato il sistema di immigrazione che lui stesso con i suoi fedeli ha infelicemente edificato, tramite il Regolamento di Dublino (sì, è stato lui a firmarlo) e la legge Bossi-Fini, giungendo (ancora) a ipocrite promesse: “Espelleremo 600mila immigrati”. E, infine, non faremo nemmeno come il Movimento 5 Stelle che, per non affrontare temi che possono essere impopolari o che possono spaccare il proprio elettorato transpartitico, si è limitato a fingere che nulla sia successo standosene muto. Qui vorremmo prendere in mano la questione con una prospettiva diversa.

Vorremmo considerare l’evento come emblema di un pericolosissimo morbo che sta affliggendo l’Italia Repubblicana e la sua democrazia. Questo evento ci dimostra come, progressivamente, stiano dilagando nel nostro Paese ideologie xenofobe, razziste e nazi-fasciste che non possono essere sminuite nei numeri, nelle idee e negli atti. Solo per dare qualche numero, citato anche dal The Guardian nelle ultime settimane: 142 attacchi violenti di neofascisti in Italia dal 2014; Forza Nuova nel 2001 aveva 1500 iscritti, oggi ne ha più di 13000; CasaPound e Forza Nuova, candidate separatamente alle elezioni legislative del 4 marzo, hanno un seguito su Facebook superiore ad altre forze politiche di primo piano, fra cui il Partito Democratico. Ma a preoccupare non sono solo questi numeri e questi partiti-milizie, a preoccupare sono anche i leader dei grandi partiti (più o meno) moderati, Renzi, Berlusconi e Di Maio, che non urlano all’emergenza del ritorno fascista, ma che minimizzano o che cercano di avvicinarvisi per raccattare qualche suffragio in più. Ma a cosa dobbiamo queste divampate fasciste e questa incapacità di rispondere da parte del fronte antifascista? Sicuramente, i fattori sono molteplici, basti citare la classe politica che spesso lascia a desiderare o l’ignoranza verso la storia del nostro Paese da parte di molti italiani. Fra gli altri, però, c’è un fattore su cui molti non vogliono soffermarsi, ma che invece è il più determinante e il più allarmante. Mi riferisco alla crisi della democrazia nazionale.

L’inadeguatezza dello Stato nazionale davanti a questo tipo di problematiche porta a effetti collaterali emergenziali, come il rischio di scontro sociale fra, da un lato, un gruppo di italiani xenofobo e impaurito e, dall’altro lato, il gruppo di immigrati. Le difficoltà dello Stato nazionale sconfinano nelle spinte di cittadini che arrivano a mettere in dubbio il regime democratico e a minarne la stabilità. Questa crisi e la necessità di un’espansione della democrazia e della sovranità (per funzionare entrambi, i due elementi devono andare a braccetto) a un livello sovranazionale sono sotto gli occhi di tutti, ma quasi nessuno ha il coraggio di urlare: “Lo Stato nazionale è morto!”. Un po’ come nella celebre fiaba danese “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Andersen, in cui i sudditi vedono il re sfilare nudo, ma tutti continuano ad adularlo e a lodarlo e solo un bambino riesce nell’impresa di urlare: “Il re è nudo!”. Quel bimbo ha fatto quello che oggi, dopo 75 anni, i federalisti europei continuano a fare, alla ricerca di ascolto e di spazio nel caos dell’informazione dei media e dei politici nostrani, con la soluzione fra le mani.

 

Autore: Andrea Zanolli