Trattato del Quirinale

Nel seguente articolo di “Eureka!” trattiamo il rapporto tra l’Italia, con un’ organizzazione politica ancora da definire, e la Francia di Macron, il più forte sostenitore dell’ integrazione europea in questo momento (assieme alla Merkel).
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Non si prospettava nulla di buono per il Bel Paese dal nuovo presidente francese, Emmanuel Macron, se è vero che, in barba all’inno alla gioia strombettato con tanta foga europeista al momento della sua proclamazione, in barba ai discorsi alla Sorbonne, a settembre quel cattivone di un francese non dimostrava altro che un’anima nazionalista, avvinghiata agli interessi della grandeur, come gli artigli dell’avvoltoio alla carogna. Il fattaccio della frenata impressa dall’Eliseo all’acquisto dei cantieri navali francesi, Saint Nazaire, da parte del gruppo italiano Fincantieri parlava chiaro. Dei cugini d’Oltralpe, come di tutti i cugini in genere, non ci si poteva fidare. Quando, dopo il Vertice di Lione del settembre scorso e delle rassicurazioni di Macron, si rivelò che un accordo si poteva trovare e questo sarebbe stato più vantaggioso per Fincantieri di quello concordato con Hollande, i timori dei più rientrarono. Quel Vertice, oltre a dirimere la querelle della compravendita, portò sul tavolo delle trattative la possibilità di una maggiore cooperazione tra i due Paesi, cooperazione da concretizzarsi con la firma, entro la fine del 2018, di un Trattato italo-francese. Sulla falsariga del Trattato dell’Eliseo del 1963, voluto da De Gaulle per svincolare la Rft dalla tutela americana, l’obiettivo era quello di una gestione comune di interessi comuni. La firma è prevista a Roma per l’incontro del settembre/ottobre prossimo, nel palazzo del Quirinale.

Una maggiore cooperazione italo-francese. Forse a vituperare l’accordo, nelle ultime ore, non sono soltanto i sovranisti italiani, ma anche l’intero corpo studentesco. Se è vero che i commilitoni francesi dovranno soffrire, tra i banchi, le fisime del nuovo ministro dell’Istruzione, Blanquer, “basta cellulari in classe”, “ripristino della divisa”, gli studenti italiani temono che il contagio valichi le Alpi e approdi nello stivale. A piombare tra capo e collo, come un fulmine, c’è anche una frase, la più odiata dagli studenti, detta dal Napoleone dell’Istruzione. Costui avrebbe sussurrato alle orecchie dei professori, per tre volte: ‹‹Bocciate, bocciate, bocciate››. Mentre gli studenti sparpagliati dalle recenti intimidazioni ritornano nei ranghi, si prepara a riunirsi anche il Gruppo dei saggi, voluto da Macron e Gentiloni per l’elaborazione dei punti fondamentali del Trattato. Da parte italiana vi saranno l’ex ministro Franco Bassanini, il consigliere di palazzo Chigi per gli affari Ue Marco Piantini e Paola Severino, Rettore dell’Università Luiss ed ex ministro. Il lavoro di questo gruppo si concentrerà sui diversi nodi del futuro asse franco-italiano. Da una parte nella creazione di un quadro istituzionale che favorisca una cooperazione strutturata, che rimanga però flessibile, dall’altra i settori interessati alla cooperazione, i quali vanno dal campo economico, industriale, dell’innovazione, alla cultura, istruzione, ricerca. Il Trattato dovrà riflettere soprattutto l’ambizione europea dei due Paesi coinvolti, “sia che si tratti della promozione dei nostri valori comuni che del nostro dialogo sui grandi negoziati europei o delle iniziative in vista di una rifondazione dell’Unione Europea”.  La volontà di puntare su innovazione e di favorire la fusione di industrie può portare frutti durevoli. Questo Macron lo sa, e per questo ha puntato alla nascita di un gigante europeo nel campo della cantieristica civile, in cui le quote sono ione delltroantia divise così: 51% andrà a Fincantieri, il resto diviso tra la Repubblica francese e la compagnia Naval Group. Le ambizioni non si fermano qui, perché il progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente sulla difesa) può aprire ad ulteriori spinte centripete tra le teste di serie delle industrie europee. Chi lo sa questo?

 

Autore: Salvatore Romano