Il tema dell’Europa

Come è evidente da ormai parecchio tempo, la sfida politica italiana non è più tra destra e sinistra, ma tra un’idea nazionale e una internazionale. Se da una parte c’è chi vuole fare dei passi indietro tornando al sovranismo, dall’altra c’è chi guarda avanti, al futuro, verso il federalismo, e mai come in queste elezioni politiche il dibattito è stato così acceso. Questo perchè stiamo ormai giungendo al bivio decisivo, e come molti cittadini dei vari Stati europei negli ultimi anni hanno espresso la loro preferenza per una strada, ora è arrivato il nostro turno. Nel seguente articolo di Eureka! proviamo a capire perchè la via degli Stati Uniti d’Europa è quella giusta.
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Negli ultimi anni vi è stata una superficialità di alcune forze politiche italiane nei confronti dell’Europa. Era presente un europeismo passivo in cui i partiti non sono riusciti a promuovere adeguatamente il processo di integrazione europea. Quell’atteggiamento distaccato non ha favorito l’integrazione sociale e lo sviluppo in armonia con i paesi europei, allontanando di fatto l’Italia dall’Europa. Oggi il tema dell’Europa gioca un ruolo molto importante; forse non adeguatamente trattato nel nostro paese, ma sempre più determinante se pensiamo per esempio alla Brexit o all’elezione di Macron in Francia, dove abbiamo visto scontrarsi la volontà di uscire dall’Unione europea e la volontà di rilanciare l’Unione europea.

Il tema dell’Europa è quindi fondamentale; capire quali sono le posizioni che assumono i vari partiti è essenziale per decidere a chi affidare il prossimo governo.

Quando si parla di Europa nel dibattito politico italiano, le opinioni sono principalmente due.

Da un lato abbiamo partiti che accusano l’Europa, descrivendola come un ostacolo, un vincolo alla sovranità italiana. Secondo questa visione è necessario difendere l’identità italiana e risolvere fenomeni complessi in modo autonomo. Dall’altro lato abbiamo partiti favorevoli alla costruzione di un futuro integrato in una dimensione europea. Secondo questa visione è necessario creare un’identità europea e collaborare per trovare una strategia risolutiva comune per i fenomeni complessi. All’interno di queste due posizioni possiamo trovare diverse sfumature, ma è chiaro che la totalità dei partiti italiani sono intenzionati a cambiare l’attuale sistema dell’Unione europea.

Ciò che li distingue è la direzione: chi vuole il cambiamento verso lo Stato nazione e chi vuole il cambiamento verso l’Europa.

Cambiare fa bene ma bisogna farlo nel modo giusto; è importante non dare per scontati i 70 anni di costruzione europea e i benefici che ne sono scaturiti, come la pace tra i paesi membri, non scontata se pensiamo ai conflitti che ci sono stati nel continente come quelli jugoslavi e che ci sono attualmente ai confini dell’Europa. La condizione di pace, presente grazie al processo di integrazione europea, ha consentito lo sviluppo dei paesi europei attraverso la crescita economica e sociale.

Ma abbiamo anche le debolezze di un sistema europeo ancora incompleto, che non ha garantito una reale coesione politica e sociale e che talvolta ha creato disparità economiche. Questo ha generato l’idea diffusa che l’Unione europea sia un peso per i singoli paesi e questa idea ha vinto in Inghilterra come in Polonia e in Ungheria. Tuttavia è presente un’altra idea diffusa che coglie le opportunità di un sistema come l’Unione europea; ci sono paesi che invece di uscire chiedono di entrare nell’UE, come l’Ucraina, la Turchia e i Balcani.

Come affrontare la questione dell’Europa?

Le alternative sono quelle che abbiamo detto precedentemente: abbandonare il progetto europeo o rilanciare il processo di integrazione europea. Se la prima soluzione può sembrare più facile, dietro a questa decisione vi sono molte trappole storiche, economiche e sociali. Abbandonare il progetto europeo significa un salto indietro nel tempo di quasi un secolo, tornando alla sovranità del singolo Stato che verrebbe schiacciato dal mondo moderno e dalla società in continua evoluzione.

Abbandonare il progetto europeo significa uscire dall’attuale mercato europeo che, seppur con certi limiti, contribuisce allo sviluppo economico degli Stati aderenti. Per non parlare dei trattati come quello di Schengen e progetti come quello Erasmus, che permettono la libera circolazione delle persone nei paesi aderenti, che facilitano le relazioni tra europei, che permettono la condivisione di esperienze e conoscenze nel continente e che contribuiscono a creare un legame con i cittadini degli altri paesi, favorendo il multiculturalismo e la creazione di un’identità non più statale bensì continentale.

Non resta che rilanciare l’Unione europea. Farlo non è semplice ma permetterebbe all’Europa di competere a livello globale e risolvere le crisi che affliggono la maggior parte dei paesi europei. Esempi per rilanciare l’Unione possono essere la creazione di un’unione bancaria europea, rafforzare l’eurozona, l’armonizzazione delle politiche fiscali e di investimento dei paesi membri, la formalizzazione di diritti civili comuni, la creazione di una politica sociale europea in alternativa o a supporto dei fondi sociali, la creazione di una politica estera europea che permetta di decidere su questioni lontane dai singoli Stati, la creazione di una politica di sicurezza e difesa comune, fare un decisivo passo in avanti nella governance dell’UE, vista la dimensione intergovernativa non più sufficiente. Per assumere un profilo europeo è quindi necessaria un’Europa federale; unire più Stati sotto un organismo centrale retto da una costituzione unica, con determinati compiti e poteri, che garantisca ai singoli Stati una larga autonomia e il mantenimento di una propria personalità giuridica. Non si tratta di utopia. Lo stesso Churchill nel secondo dopoguerra disse: «Dobbiamo creare una sorta di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di esseri umani avranno la possibilità di godere di quelle semplici gioie e di quelle speranze che fanno sì che la vita valga la pena di essere vissuta». Negli ultimi 70 anni si è andati avanti verso questo obiettivo ottenendo molti risultati e affrontando molte crisi. L’intesa tra gli Stati europei è possibile ed esempi ci sono tutt’oggi; per esempio 25 ministri della difesa, la materia ritenuta più nazionale hanno trovato un’intesa sulla futura cooperazione delineando una strategia di difesa comune.

In campagna elettorale, la crescita dopo la crisi economica, le migrazioni e il terrorismo sono esempi di tematiche che non coinvolgono solo l’Italia; un fenomeno come l’immigrazione può e deve essere gestito da tutti i soggetti coinvolti che ne hanno la facoltà. È diventato essenziale trovare una strategia europea. In un mondo globalizzato i singoli Stati europei non hanno le capacità di fronteggiare le attuali sfide come il cambiamento climatico, le energie rinnovabili, il nucleare, le multinazionali, le migrazioni, le guerre, i diritti dell’uomo. Le conseguenze di questi fenomeni influenzano il mondo intero; è il mondo che si muove. Ciò non toglie l’importanza di trovare politiche statali efficaci che risolvano tematiche come il lavoro, le pensioni, l’istruzione e la sanità, ma non è più possibile decidere da soli su fenomeni che coinvolgono l’Europa. Se oggi è il singolo Stato che ha la facoltà di agire, domani è necessario un potere europeo che abbia la facoltà di agire.

Il futuro dell’Unione europea dipenderà anche dal nostro voto, si deciderà il 4 marzo.

 

Autore: Andrea Golini