Rubrica Erasmus: Santander

Penultimo articolo del numero di Eureka! di dicembre, dove trova sempre spazio il racconto delle avventure degli universitari in Erasmus. E senza l’Europa, tutto questo non sarebbe possibile…
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Erasmus è inizialmente burocrazia, la peggior burocrazia che esista: quella delle università italiane.

Erasmus è partire senza sapere dove si sta andando, il più delle volte da soli. È arrivare in un paese del quale non si parla la lingua e come prima cosa sentirsi dire dall’agenzia che la casa che avevi affittato non è pronta, e che quindi ti hanno trovato una sistemazione temporanea. Qui conosci quella che sarà la prima amica di tutto un semestre, una dolcissima ragazza brasiliana spaesata quanto te, con la quale, dopo un primo momento di incertezza, entri in confidenza bevendo vino rosso dimenticato dagli inquilini precedenti e parlando di quanto sia bello fare acquisti di cancelleria. Con lei inizi a scoprire piano piano la città, prima gli ambienti universitari, l’Oceano, poi il centro e via via cose sempre meno turistiche. Poco più di una settimana dopo, appena il tempo di sentirsi a proprio agio nella sistemazione provvisoria, l’agenzia si fa viva dicendo che la tua vera casa adesso è pronta. Con valigie e bagagli a metà è allora il tempo per un nuovo cambio casa, questa volta però non c’era nessuno ad aspettarti, solo una casa sporca e decisamente diversa da come ti era stata presentata sul catalogo online. Ma non ci vuole molto perché un messicano tutto matto venga a vivere lì, diventando un coinquilino sicuramente sui generis, ma senza il quale non ci sarebbero stati karaoke e balletti mentre si faceva da mangiare, finendo a fare i combattimenti con gli utensili da cucina.
Erasmus è l’insieme di tutte le persone con le quali entri in contatto. Nascono falò sulla spiaggia dove all’inizio non si sa mai che canzone suonare per trovare qualcosa che coinvolga l’intero gruppo, ma basta un po’ di sangria e di “Wonderwall” per mettere tutti d’accordo. Si improvvisano cene internazionali, dove ognuno cucina il cavallo di battaglia del proprio paese e si scopre inaspettatamente che non per forza è il cibo italiano a farla da padrone, ma che se ci si fida a provare cose nuove, si può restare sopresi ed abbattere qualche pregiudizio. Nel corso di infinite camminate guardando il mare d’inverno, persone conosciute appena qualche mese prima diventano il tuo confidente più intimo, perché è con loro che stai condividendo un qualcosa che i tuoi amici di casa non potrebbero capire appieno.
Erasmus è desiderare di tornare indietro, è quel momento di debolezza che ti porta a chiederti se hai fatto la cosa giusta, se forse non stavi meglio nel tuo appartamentino da fuori sede a Bologna con gli amici di sempre, però in fondo in realtà lo sai che non potevi prendere una decisione migliore che quella di partire. In quel momento la tua forza sono gli amici che ti sei creato, perché non devi pensare di essere il solo a vacillare un attimo. In Erasmus si diventa una grande famiglia, e come in ogni famiglia che si rispetti si condivide tutto, anche le paure.
Erasmus è anche università. È svegliarsi la mattina e dover andare a lezione nonostante la sera prima si abbia fatto festa, prendere appunti in maniera sconclusionata e quindi andare a caccia di studenti del posto per farsi aiutare. È fare il tour delle biblioteche per capire quella con il rapporto silenzio-bar più vantaggioso, perché è proprio in biblioteca che si svolgono la maggior parte delle giornate d’inverno, quando ci si rende conto della vicinanza degli esami ed allora tra una pausa caffè e l’altra, ci si ritrova tutti assieme, finendo col fare aperitivo la sera.  A poco a poco si inizia a sentirsi al proprio posto nella nuova vita, una volta consolidata una routine, e diventa impensabile l’idea di tornare indietro.  Man mano che la data del rientro si avvicina, si organizzano sempre più feste, ci si avvicina sempre di più alle persone, si cerca di fare tutto quello che non si è fatto prima per non lasciare che scivoli via nemmeno un secondo di quell’esperienza che sta volgendo al termine.

Ma l’Erasmus è anche tornare a casa.

 

Autrice: Margherita Margotti