La partnership delle Unioni

Si parla spesso di immigrazione, ma troppe poche volte si fa riferimento all’ importanza che avrebbe una vera e propria intesa sull’ argomento da parte delle due Unioni (africana ed europea). Gli ostacoli, si sa, ci sono sia da una parte che dall’altra, ma è solo unendo le forze interne ed esterne che questi si possono superare…
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Come risulta dal quinto vertice tra Unione europea e Unione africana, le relazioni tra i due continenti sono in crescita e l’unico modo per risolvere le questioni comuni, attuali e future, è quello di affrontarle insieme.

Attualmente l’Unione europea ricopre il ruolo di maggior promotore e investitore per lo sviluppo, la stabilità e la pace del continente africano. Esempio di questo sono i 32 miliardi di euro investiti dalle imprese dell’Unione europea solo nel 2015, pari a circa un terzo del totale degli investimenti diretti esteri in Africa; più di 1 miliardo di euro sarà investito a sostegno dei programmi per l’istruzione e la formazione, da qui fino al 2020; sette missioni civili e militari sono dispiegate su tutto il territorio africano in difesa dei diritti civili.

Grazie all’impegno dell’Unione europea il legame tra il vecchio continente e quello africano negli ultimi anni si è rafforzato esponenzialmente. Importante è stato il vertice di La Valletta del novembre 2015, quando i leader di entrambi i continenti concordarono il lancio dello EU Emergency Trust Fund for Africa. Si tratta di un fondo fiduciario, finanziato con le risorse della cooperazione allo sviluppo europeo e dai contributi degli Stati membri, creato per combattere le cause iniziali delle migrazioni provenienti dall’Africa e per finanziare progetti legati alla sicurezza, come il progetto di capacity building per la guardia costiera libica. Due anni dopo, più precisamente lo scorso 29-30 novembre ad Abidjan in Costa d’Avorio, c’è stato il quinto Summit tra Unione europea e Unione africana, dove i leader dei due continenti hanno valutato e discusso ciò che è stato fatto negli ultimi anni e ciò che dovrà essere fatto da qui in avanti. Si è parlato di investimenti per i giovani: “Giustamente desiderate che vi si dia ascolto quando discutiamo delle priorità e delle azioni per i prossimi anni e che vi si includa nella loro attuazione, in quanto sarete voi a portarle avanti in futuro. Il nostro compito come leader è di prendere decisioni che renderanno il futuro più sicuro e più prosperoso per tutti i nostri giovani, sia in Africa sia in Europa”, ha affermato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, durante la conferenza stampa del quinto Summit UE-UA.

Il tema più caldo è stato quello del fenomeno migratorio: i leader delle due Unioni si sono presi l’impegno e la responsabilità di collaborare per combattere le cause della migrazione irregolare, causata soprattutto da trafficanti di esseri umani, e per porre fine al trattamento disumano dei migranti e dei rifugiati in Libia. Per quanto riguarda la situazione nel Paese libico, insieme alle agenzie dell’Onu come la UN Refugee Agency, entro i prossimi 12 mesi l’UE favorirà il rimpatrio di circa 15.000 migranti, detenuti in condizioni di aperta violazione dei diritti umani di base ed effettuerà 50.000 processi di ricollocamento per gli individui che necessitano protezione internazionale. Inoltre per rafforzare la cooperazione, si è istituita una Task Force congiunta tra Unione europea, Unione africana e Nazioni Unite. Tale Task Force avrà come obiettivo quello di salvare e proteggere le vite dei migranti, accelerare i rimpatri volontari assistiti nei paesi di origine e accelerare il reinsediamento delle persone bisognose di protezione internazionale. Tuttavia non si è ancora definito quali e quante risorse saranno dedicate a questa iniziativa.

Perciò, con questo quinto summit, Unione europea e Unione africana hanno ribadito lo sforzo per una partnership stretta e forte, in collaborazione con le Nazioni Unite, per far fronte alle sfide internazionali come migrazione e crescita economica a cui si aggiunge quella del terrorismo. 

Come dichiarato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, “I problemi dell’Africa sono i problemi dell’Europa”. Il sostenitore del “Piano Marshall” per l’Africa ritiene che bisogna intervenire in Africa per avviare una transizione del continente verso un’industria sostenibile e un’agricoltura efficiente attraverso politiche solidali. Tutto ciò, se avviato con il sostegno delle Nazioni Unite, porterebbe un maggior sviluppo e una maggiore stabilità non solo in Africa ma anche in Europa (basti ricordare il legame tra imprese europee e imprese africane).

Eppure le attuali strategie politiche sembrano richiedere troppo tempo per essere messe in atto e agli accordi non sempre sono stati corrisposti validi risultati. Questo ha alimentato il timore che le discussioni tra i leader dei due continenti siano state e potrebbero essere solo una semplice formalità. Come mai l’attuale collaborazione tra UE e UA risulta ancora così poco concreta e così poco efficace, nonostante gli sforzi che si stanno facendo?

L’Unione africana ha limiti di competenza e di potere che derivano dal fatto di essere un’organizzazione prettamente internazionale; l’interesse dei singoli Stati africani prevale sull’interesse comune dell’intero continente e il “potere di veto” limita la concretezza di tali organizzazioni. Inoltre, come criticato dall’Italian Center for International Development (ICID), alcuni Stati dell’Unione africana faticano a comprendere che i problemi, come quello delle migrazioni, sono strutturali e di lungo periodo. Lo stesso ragionamento può essere fatto con l’Unione europea: seppure abbia forme di potere maggiori rispetto ad una semplice organizzazione internazionale, è limitata dalle politiche estere di alcuni Stati, che rispetto ad altri, non essendo ancora direttamente coinvolti, impediscono il perseguimento di riforme necessarie per migliorare l’attuale situazione europea. Si pensi per esempio ai regolamenti di Dublino, regolamenti che molti esponenti europei vorrebbero modificare perché ormai inefficaci e che proprio per questo stanno mettendo in difficoltà i Paesi più esposti alle nuove migrazioni provenienti dal continente africano. Con il sistema attuale, che prevede il voto all’unanimità sulle politiche considerate sensibili come la sicurezza sociale, la politica estera e la difesa comune, le proposte per modificare i regolamenti di Dublino vengono bloccate. L’unanimità rallenta la risoluzione delle problematiche attuali; per poter agire su tali questioni è necessaria la maggioranza qualificata.

Con le competenze di uno Stato Federale, l’Unione europea potrebbe agire velocemente evitando l’ostruzionismo dei pochi Stati che utilizzano la loro sovranità a discapito del benessere europeo.

L’Unione europea perciò dovrebbe considerare che una collaborazione con l’Unione Africana sarebbe più efficace se le proprie competenze in materia e le possibilità di intervenire fossero maggiori rispetto a quelle attuali. La gestione politica di ogni singola nazione è debole; è necessario creare un nuovo sistema nel quale determinate competenze vengano ampliate. È necessario portare la discussione da un livello nazionale ad uno più ampio europeo, con una dichiarazione di intenti comuni a garanzia di tutti gli Stati membri. In Europa tutto ciò può avvenire solo con la creazione di una Federazione europea. In questo modo una collaborazione tra interi continenti, necessaria tra Unione europea e Unione africana, risulterebbe più efficace, più concreta e soprattutto più veloce.

Per questo motivo il percorso da intraprendere per cercare di risolvere tali problematiche è quello della collaborazione, della partnership, delle decisioni comuni, riducendo la sovranità degli Stati nazionali, che limita le possibilità di risoluzione delle questioni che coinvolgono interi continenti.

Se è vero che dal destino dell’Africa dipenderà anche il futuro dell’Europa allora è necessaria una partnership di Unioni con maggiori competenze, nell’interesse africano ed europeo.