Legge della precarietà

4 Marzo, elezioni politiche italiane in arrivo; finalmente, pensiamo in molti, avremo la possibilità di votare un nuovo Governo. Ma la domanda è, siamo sicuri che ci saranno dei vincitori e dei vinti? L’articolo di Eureka! di oggi, parla proprio di questo..
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La legge elettorale viene approvata alla Camera, e passa al Senato. Qui ottiene il sì definitivo. Studenti, forse maliziosi, forse ingenui, in visita al Quirinale domandano al Presidente della Repubblica: “Cosa fa se una legge non le piace?”. La risposta, “quando mi arriva qualche provvedimento, una legge del Parlamento o un decreto del Governo, io, anche se non lo condivido appieno, ho il dovere di firmarlo”, è quella giusta, sortisce l’effetto di una mano che in fretta spazza via una nuvoletta di fumo. Il 12 dicembre la Corte Costituzionale respinge gli appelli contro la suddetta legge. L’accusa di incostituzionalità cade, e la legge, votata da Pd, Forza Italia, Alternativa popolare, Lega Nord, sarà quella con cui si andrà a votare nel marzo 2018. Rosatellum, Rosatellum bis per alcuni, Inciucellum per altri. Dall’incontro tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica emerge la data delle elezioni. Saranno il 4 marzo. La legislatura terminerà probabilmente negli ultimi giorni di dicembre, anziché a marzo come prevedeva la sua scadenza naturale. Approvata la legge di Stabilità, si può dire basta e chiudere temporaneamente i cantieri delle aule parlamentari. Così vuole Mattarella, così vuole un Parlamento frammentato e incapace di pronunciarsi su molte questioni. Perciò alle aule si metteranno i paletti, e una segnaletica adatta, ma la scritta apposta su questa non sarà “Attenzione, lavori in corso”, ma “Attenzione, chiusura in corso”. Questo è il prezzo da scontare per le nuove elezioni, perché abbia corso l’equazione nuove elezioni uguale nuovo governo.

Senza vincitori, avanti con Gentiloni”, ha detto recentemente il leader di Forza Italia, sceso di nuovo in campo dopo l’esilio politico. La sua frase esprime un pensiero corrente, ossia che questa legge elettorale difettosa, e, se si vuole, il difettoso panorama politico italiano, viziato dalla compresenza di tre poli, favoriscono l’ingovernabilità. Dalle urne c’è la sicurezza che si uscirà senza governo, data anche l’assenza di coalizioni forti. Perciò bisogna correre ai ripari. In questo senso si è mosso l‘inquilino del Quirinale negli ultimi giorni. La previsione dell’assenza di una maggioranza parlamentare, e il timore che si ripeta in Italia ciò che si è verificato in Spagna e in Germania, hanno spinto a puntare nuovamente su Gentiloni e su un suo governo nei mesi pre- e post-elezioni. La sagoma dell’attuale premier pare ritagliata ormai per riempire gli spazi vacanti della politica italiana. Un riempitivo per coprire e nascondere un vuoto istituzionale, o semplicemente Gentiloni rappresenta un fedele sosia del protagonista Dell’Intrepido, film di Gianni Amelio. Un uomo di mezz’età, candido e ingenuo, prende il posto di lavoro di chi per un giorno o una settimana è assente, e vive alla giornata passando da un mestiere all’altro. La sua precarietà, e quella di molti altri lavoratori sembra essersi trasferita ora alle istituzioni. E di rimbalzo agli elettori, che andranno alle urne in molti sfiduciati, non credendo nemmeno in coalizioni post-voto stabili e durature. Molti, secondo i dati attorno al 30 per cento, condividendo questa percentuale con gli indecisi, non si presenteranno neanche davanti alle cabine elettorali. Ma altri, e non importa se pochi, eserciteranno il proprio diritto di voto. Questi, se fosse loro possibile, prenderebbero volentieri il posto di chi si astiene, cambierebbero il nome sulla scheda elettorale sostituendolo con il proprio, e andrebbero a votare.

 

Autore: Salvatore Romano