Germania e Francia al nastro di partenza, Italia ai box

EP President meets with German Chancellor.

Nel secondo articolo del numero di Eureka! di dicembre analizziamo quelli che sono stati i risultati delle elezioni politiche tedesche, in particolare il loro risvolto sul futuro dell’ Europa (dato che i riferimenti a un’ unione federale sono in continuo aumento). E l’Italia invece come è messa? Non manca molto alle elezioni politiche…
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“Wir wollen die Vereinigten Staaten von Europa”. Queste le parole di Martin Schulz durante il Congresso del Partito socialista tedesco a Berlino. Lo ha detto davvero: Noi vogliamo gli Stati Uniti d’Europa. Schulz, ex presidente del Parlamento Europeo e neo-sconfitto nella tornata elettorale tedesca, rappresenta oggi l’ultimo tentativo per Frau Merkel di costituire una maggioranza di governo nel Bundestag.

Ma conviene procedere con ordine. Il 24 settembre scorso, si sono tenute le elezioni federali per il rinnovo della legislatura in Germania. Merkel è arrivata dinnanzi a tutti, nonostante ci sia stato un netto calo per il suo partito, mentre i rivali socialisti di Schulz hanno deluso perdendo anch’essi una notevole mole di voti rispetto al 2013. Così, la cancelliera uscente ha iniziato le trattative con gli altri partiti per formare una maggioranza di governo, avendo come unica vera soluzione la cosiddetta Coalizione Giamaica, denominata così dai colori dei tre partiti interessati: nero, giallo e verde, come quelli della bandiera giamaicana. I tre partiti, Cristiano-Democratico, Liberale e Verde, hanno iniziato le trattative, che però si sono concluse in un nulla di fatto, soprattutto per la decisa rigidità del Partito Liberale, che ha commentato: “Meglio non governare, che governare male”.

Quali scenari sono possibili, allora, per la nota stabilità di governo tedesca? Nuove elezioni o un ritorno alla Grande Coalizione. Il Presidente della Repubblica tedesca Steinmeier, dal suo autorevole canto, ha scelto per la seconda opzione, preferendo non indire ora nuove elezioni e spingendo i due partiti con il maggior numero di seggi nel Bundestag a continuare con la coalizione che ha governato in Germania (e nel Parlamento europeo) negli ultimi quattro anni. E così, arriviamo ad oggi: Merkel che vaga fra nuove elezioni e occhiolini ai socialisti, Schulz che emette un discorso forte e incisivo da campagna elettorale con una grande novità: sbilanciamento puro sull’Europa. Fra l’altro, tornando alle parole del leader socialista e allontanandoci dalla cronaca relativa al Bundestag tedesco, egli non ha utilizzato mezzi termini, perché ha continuato: “Voglio un nuovo trattato costituzionale per stabilire gli Stati Uniti d’Europa. Un’Europa che non sia una minaccia per i suoi stati membri, ma un valore aggiunto”. E si è anche dato un termine: “Entro il 2025, noi dovremo avere una maggiore cooperazione in questo senso”. La sfida a Merkel pare chiara: ridisegniamo l’Europa, dimostriamoci trascinatori dell’innovazione politica del nostro continente.

E subito mi viene alla mente il discorso pronunciato alla Sorbona dal Presidente francese Macron a fine settembre: “Il solo modo per garantire il nostro avvenire è la rifondazione di un’Europa sovrana, unita e democratica”. Anche lui lo ha detto davvero: Un’Europa sovrana, unita e democratica. E nel contesto odierno, io sono convinto che solo un’asse franco-tedesco forte e determinato possa stimolare un forte rilancio dell’Europa, con una riforma dell’UE che necessita di radicalità e di partire dalla stipulazione di nuovi trattati. Per questo il mio augurio è per la formazione di un governo Merkel-Schulz il prima possibile, per fornire alla Germania un governo forte saldamente unito dalla volontà di innescare un processo di rinnovazione e di innovazione dell’Unione Europea, partendo insieme alla Francia, che ha già la vettura pronta, e poi coinvolgendo tutti gli Stati che si dimostreranno attrezzati a correre con loro.

Dove sta l’Italia in tutto questo? Non lo sappiamo, perché per ora siamo fermi ai box. Sicuramente, prima delle prossime elezioni politiche di marzo non possiamo aspettarci di avere risposte, ma, in cuor mio, auspico che il tema cardine della campagna elettorale si sposti sull’idea di Europa che ogni partito ha da proporre, perché, altrimenti, temo che il Belpaese si ritroverà assente nel momento di una possibile partenza scattante di Germania e Francia (e magari di molti altri, vedi Spagna). E nessun italiano può ragionevolmente desiderare questo scenario. E allora, chiediamo di parlarci, di Europa, per presentarci anche noi al via al momento dello sparo.

 

Autore: Andrea Zanolli