Rubrica Erasmus: León (Spagna)

Come in ogni numero della nostra rivista Eureka! c’è spazio anche per la rubrica Erasmus, la più grande risorsa messa a disposizione dall’ Europa ai suoi giovani cittadini. Nuovi legami che si stringono, nuove culture che si condividono, ma soprattutto la consapevolezza di non essere soltanto italiani, tedeschi, americani e cinesi, ma anche cittadini europei e cittadini del mondo!
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La prima volta che ho pensato all’opportunità di svolgere un periodo all’estero non avevo la minima idea di cosa mi avrebbe aspettato. Assolti gli obblighi scolastici e con l’inizio del percorso accademico, mi chiedevo spesso se stavo massimizzando pienamente l’esperienza all’Università degli Studi di Verona. Dopotutto, avevo la fortuna di poter investire nel mio futuro, e non potevo credere che seguire le lezioni e tornare a casa soltanto per studiare, fosse il miglior modo per sviluppare le mie competenze. In una comunità multiculturale come quella odierna, sentivo il bisogno di immergermi in un ambiente meno familiare, mettendo alla prova la mia capacità di adattamento.

L’Erasmus, il famigerato progetto di mobilità studentesca europea, sembrava una proposta interessante. Il bando era lì, una semplice icona della pagina web dell’Università, ma prima della partenza per me era solo un termine che evocava lontananza e un po’ di mistero. Considerai l’idea di buttarmi e superati tutti (figuriamoci) gli interrogativi, compilai il modulo d’iscrizione. Da quel momento realizzai cosa stavo facendo: stavo uscendo dalla comfort zone. Collezionai più informazioni che potevo sull’esperienze altrui, valutavo le destinazioni possibili considerando pro e contro. Costo della vita, clima, cultura, prezzo degli affitti erano i criteri di scelta, ma soprattutto gli esami compatibili all’Università di origine, dato che l’obiettivo principale era quello di essere nel corso di studi regolarmente. Scelsi l’opzione del semestre invernale in Spagna, in una città sperduta nell’altopiano a Nord e con poco più di 150mila abitanti: Leòn.

L’impatto fu abbastanza brusco: non praticavo lo spagnolo dalla scuola media e lo studente tutor affidatomi dall’Università faceva molta fatica con lo spagnolo. Comunque, poco dopo essere entrato in contatto con l’ambiente Erasmus, il mio primo sgomento si trasformò in una euforica curiosità. Inizialmente, anche le lezioni erano ostiche da seguire, ma già nel giro di un mese avevo migliorato notevolmente il livello di comprensione, e stabilito un ottimo rapporto coi professori, ciascuno molto disponibile fin da subito. È stato affascinante osservare l’enorme differenza con il metodo di insegnamento tipicamente italiano: i compagni intervenivano spesso e volentieri senza la paura di sentirsi criticati, il professore veniva chiamato per nome ed in generale la qualità dell’insegnamento si innalzava anche grazie alla condivisione dei diversi punti di vista di ciascuno studente.

Oltre all’ambito accademico, l’esperienza Erasmus fu gratificante sicuramente anche dal punto di vista sociale e culturale: un centinaio di nuove amicizie con studenti provenienti da tutta Europa e oltre (un buon numero di messicani), l’occasione di visitare luoghi limitrofi nel weekend e soprattutto le Tapas, un’immancabile tradizione culinaria della città. Certamente, un’esperienza così piena ha anche riservato qualche difficoltà, come la lontananza da casa, la sopportazione di coinquilini con diversi stili di vita, ma in compenso ne ha giovato la consapevolezza di poter superare le sfide con la giusta volontà e un maggior senso di appartenenza europea. In fondo, se non ci si mette in gioco come si può comprendere quanto si è speciali?

 

Autore: Federico Grigoletti