“Unirsi o perire”; l’europeista che nascondiamo

Continua la pubblicazione degli articoli del numero di ottobre di Eureka!; oggi parliamo di Italia e delle prossime elezioni legislative, che saranno con ogni probabilità in un breve periodo. Le forze in gioco, allo stato attuale, tendono più verso la corrente nazionalista/antieuropea; ma la vera scuola di pensiero dei cittadini qual è?..
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

Le prossime elezioni legislative italiane si avvicinano e le principali forze politiche non sembrano farsi promotrici di un deciso spirito europeo, anche a causa di cittadini delusi o poco interessati: vero sentimento oppure europeismo nascosto?

La miopia del nazionalismo che 60 anni fa sembrava dovesse lentamente scomparire oggi è sempre più presente. Con il passare del tempo si dimentica ciò che il nazionalismo ha causato. Nell’Unione europea le forze politiche nazionaliste sono sempre più influenti e in alcuni Stati, come Ungheria e Polonia, sono al Governo. Fortunatamente non c’è solo l’ideologia nazionalista, alcuni Paesi contrastano tale linea politica in un unico grande modo: rilanciare l’Unione europea.

La volontà di rilanciare l’Unione europea sia sul quadro politico che sociale è appoggiata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che, dopo la vittoria alle elezioni federali del 24 settembre, ha nuovamente la responsabilità di guidare lo Stato più influente dell’Unione.

Anche in Francia qualcosa sta cambiando e il promotore di questo cambiamento è Emmanuel Macron. Il discorso tenuto dal presidente francese alla Sorbona, lo scorso 26 settembre, parla di un nuovo modello di Europa: «Il solo modo per garantire il nostro avvenire è la rifondazione di un’Europa sovrana, unita, democratica». Parole molto forti e significative se pensiamo che sono espresse dal presidente della Francia, uno degli Stati d’Europa più legati alla propria sovranità. Purtroppo questo discorso ha motivato poco le persone, e l’interesse è stato al di sotto delle aspettative. Le parole di Macron non sembrano aver riacceso il dibattito pubblico riguardo i temi dell’Unione europea, soprattutto in Italia.

Per l’Italia si avvicina la data delle 18esime elezioni legislative. Nel 2018, infatti, la penisola italiana vedrà lo svolgersi delle elezioni che determineranno la composizione del Parlamento della Repubblica e, come conseguenza, il nuovo Governo.

Perché nessuna delle principali forze politiche attuali si è fatta promotrice di un’Unione europea più concreta ed efficace? Perché questi nuovi slanci europeisti sono così deboli in Italia? La risposta potrebbe essere l’opinione pubblica. Dai dati dell’indagine demoscopica condotta da Deloitte, in collaborazione con SWG, emerge che vi è una forte insoddisfazione da parte dei cittadini nei confronti dell’Unione europea: il 77% degli italiani non ha visto vantaggi dall’appartenenza del proprio Paese all’UE, l’80% delle imprese italiane non giudica positivo l’impatto dell’UE; il 60% dei cittadini italiani non ripone fiducia nell’Unione; il 63% degli italiani si sente più cittadino del proprio Stato che cittadino dell’Unione europea. L’unico dato “confortante” è il 57% degli intervistati che riporrebbe la propria fiducia nell’Unione purché ci sia un decisivo miglioramento sui temi chiave quali economia, immigrazione e terrorismo. Sempre da questa ricerca si evince che i cittadini sono sempre più disinformati e disinteressati di ciò che succede a Bruxelles: 1 italiano su 3 non conosce tematiche europee né attuali né storiche, il 37% dei cittadini italiani è euro-neutro, ovvero non assume posizione definita o non è interessato all’UE, mentre gli europeisti sono il 14% e gli anti-euro il 13%.

Per il momento le forze politiche italiane non sono abbastanza coraggiose per assumersi il compito di migliorare la situazione dell’Unione europea. I politici italiani valutano troppo rischioso lo schieramento europeista e preferiscono non parlarne o addirittura opporsi. Come molti esperti sostengono, per l’Italia sembrerebbe una sfida tra euro-fobici, euro-scettici ed euro-timidi. Questi dati statistici dell’attuale sentimento dei cittadini verso l’Unione europea andrebbero presi con razionalità e prudenza. È innegabile che negli ultimi anni l’identità europea abbia subìto una grande depressione, ma i dati non cambiano, i sentimenti sì.

In Italia chi si sente europeo? Solo il 14% di europeisti?

L’ex presidente del consiglio Enrico Letta sostiene che l’europeismo è la carta vincente per battere i populismi. Sembra un’affermazione priva di significato e molto opinabile ma in Francia lo stesso Macron, giocando la carta dell’europeismo, è riuscito a prevalere sul nazionalismo di Marine Le Pen. «Non è vero che l’europeismo non paga elettoralmente. Le proporzioni della vittoria di Macron sono superiori alle attese e ai sondaggi»: conclude Letta. In effetti i sondaggi prima delle elezioni francesi mostravano la grande influenza del nazionalismo contrastata dai partiti conservatori, pochi stimavano la portata della politica europeista di Macron. Politica che alla fine è risultata vincente.

In Italia lo spirito e l’identità europea potrebbero essere temporaneamente nascosti, oscurati dalla popolare demagogia nazionalista. I sostenitori della “dittatura di Bruxelles” non si nascondono di certo. Le lacune dell’attuale Unione europea, con la crisi economica che non si ferma, con i fenomeni migratori e con la lotta al terrorismo, si fanno sempre più evidenti. L’attuale conformazione dell’Unione non favorisce l’idea di un’Europa che decide per gli europei anzi, stimola lo scetticismo. Ma l’errore è quello di pensare che senza Unione europea si starebbe meglio. L’Unione europea non è la causa di tutti i mali. L’Unione è responsabile di un mercato unico di riferimento per le nostre imprese. È responsabile della possibilità di utilizzare i fondi europei per le infrastrutture e per le opere importanti. È responsabile della nostra libertà di muoverci per studio e per lavoro. È responsabile del progetto Erasmus, dell’integrazione e della pacifica convivenza dei popoli degli Stati d’Europa. Una politica costruttiva è l’unica politica che può fermare una politica distruttiva.

L’identità europea è qualcosa che va oltre l’identità nazionale, è il valore in più che può unire soprattutto le nuove generazioni e che determinerà il futuro dei giovani. Lo spirito europeo coinvolge più persone di quante si pensi e le forze politiche italiane lo sottovalutano. Il fatto che gli italiani nascondano questa identità europea è spiegato dalla storia: nel 1929 Aristide Briand e Gustav Stresemann proposero la creazione di un vincolo politico, economico e sociale tra gli Stati europei, in base alla formula “unirsi o perire”. La proposta non andò lontano a causa dell’opposizione dell’Italia fascista e per la crisi economica che colpì la Germania di Weimar. Gli anni successivi furono così gli anni del risorgere del nazionalismo e dell’autoritarismo in Europa che causarono l’ultima guerra mondiale. Luigi Einaudi, considerato uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, che aderì al movimento federalista europeo, criticava il permanere della sovranità statale assoluta, da lui considerata la radice delle guerre.

L’Unione europea è parte di un progetto ambizioso che ha come obiettivo gli Stati Uniti d’Europa, fermarlo sarebbe una scivolosa caduta nel passato. Gli italiani stanno dimenticando la storia e la politica sta facendo altrettanto. All’Italia del passato, quella nostalgica del nazionalismo, se ne contrappone una nuova con una mentalità sovra-nazionalista, più ampia di quella che riportano i sondaggi. La politica italiana dovrebbe essere in grado di vedere oltre i dati e capire che c’è un sentimento europeista nascosto. Nelle prossime elezioni legislative mi aspetto una politica italiana consapevole del passato e aperta allo spirito europeista. Siamo italiani ma non siamo solo questo, apparteniamo a qualcosa di più grande. Siamo anche europei.

 

Autore: Andrea Golini