Germania e Austria: d’autunno tornano i nazionalisti?

epa04456094 An exterior view of the European Parliament and flags in Strasbourg, France, 21 October 2014. EPA/PATRICK SEEGER

Nel secondo articolo del numero di Eureka! di ottobre ci concentriamo sulla relazione tra le elezioni nazionali (in particolare Germania e Austria) e l’integrazione europea, dato che spesso si tende a confondere i legami tra le due…
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Si è portati a pensare che l’Europa si costruisca tramite le elezioni nazionali. Che il processo di integrazione europea possa procedere solo se in Francia vince un partito europeista, e così in Germania, in Italia and so on and so forth. Per questo ci si rallegrava per l’elezione di Macron e ora ci si intimorisce per le elezioni autunnali in Germania e in Austria.

Non funziona del tutto così, perché ogni governo nazionale che si forma in seguito alle elezioni nei vari Paesi fa inevitabilmente gli interessi dei cittadini che l’hanno eletto: la Cancelliera tedesca gli interessi dei tedeschi, il Presidente francese gli interessi dei francesi eccetera. E chi sostiene (falsamente) di fare meglio gli interessi della propria nazione sono i nazionalisti. Tuttavia, ci possono essere governi nazionali più europeisti o più nazionalisti, ma, finché i governi nazionali rimangono padroni assoluti dei trattati europei e della politica dell’Ue, tramite il Consiglio europeo, l’Europa non farà nessun passo in avanti significativo.

I passi in avanti significativi l’Europa li ha fatti quando sono state trasferite le competenze e sono state create le apposite istituzioni a livello europeo: carbone, acciaio e la Ceca, la regolamentazione del mercato e la Cee, la moneta e la Bce; e quando, inoltre, si sono create le basi per una democrazia europea, come con l’elezione diretta del Parlamento europeo. I passi in avanti significativi non sono stati determinati da un’elezione nazionale in particolare. Certo, un’elezione nazionale aiuta e consente di difendere il quadro esistente, perché, se avesse prevalso la Le Pen in Francia, oggi staremmo vivendo un’altra storia, ma nulla succede se non si verifica un cambiamento dell’assetto istituzionale.

E oggi questo è quanto mai necessario: il quadro esistente, sorretto dal trattato di Lisbona, soffre il peso di quasi dieci anni di crisi economica, finanziaria e istituzionale. C’è bisogno di rimediare alla più grande anomalia della costruzione europea: dare alla moneta europea un governo europeo democratico, responsabile di fronte al Parlamento europeo, che sia contraltare dell’Europa dei governi e possa gestire un bilancio dell’Eurozona. Si può sviluppare una discussione sul tema.

Ha lanciato l’esca Emmanuel Macron con un discorso tenuto il 26 settembre scorso alla Sorbona, dove ha parlato di un’”Europa sovrana, unita e democratica”: in breve, un’Europa federale. Qualcuno ha affermato che il suo discorso potrebbe essere paragonato per rilevanza storica alla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950. Sarà la storia a dirlo, ma, se non si dà oggi inizio alle discussioni sul cambiamento dell’assetto istituzionale europeo, sappiamo già la risposta.

P.S.: prevengo una critica che immagino vi starà turbando, a proposito di elezioni ed Europa: “Nessuno ha votato l’Europa; l’Europa si è sempre fatta alle spalle dei cittadini”. Punto primo: ogni volta che un trattato europeo è entrato in vigore, così è stato perché i parlamenti nazionali, eletti dai cittadini, o i referendum nazionali l’hanno approvato. Punto secondo: per fare il salto verso la Federazione europea, i federalisti auspicano che si voti con un referendum su scala europea a maggioranza degli Stati e dei cittadini. Evidenziasi un referendum su scala europea, non una somma di referendum nazionali come è sempre avvenuto.

(Box a parte) Elezioni in Germania e in Austria

Come sono andate le elezioni parlamentari in Germania il 24 settembre scorso? Sia il centro-destra, la Cdu-Csu di Angela Merkel, sia i socialdemocratici (Spd) hanno perso consensi, attestandosi i primi al 33% e i secondi al 20,5%. Un certo scalpore ha suscitato l’affermazione dei nazionalisti dell’AfD, entrati nel Bundestag con il 13% dei consensi e la cui leader afferma serenamente che arabi, sinti e rom sono “popoli senza cultura dai quali veniamo inondati”.

E le elezioni parlamentari in Austria? Primo partito, con il 31,5%, è stato lo Övp, di centro-destra, ma che negli ultimi tempi ha assunto posizioni vicine al Fpӧ, di matrice nazionalista come l’AfD in Germania e terzo in classifica alle elezioni con il 26%. Secondo è stato il Partito socialdemocratico d’Austria con il 27%.

 

Autore: Gianluca Bonato