Abbiamo bisogno di un Ppe europeista

A seguire il terzo articolo estratto dalla rivista Eureka!, in cui viene proposta dall’ autore una riflessione sul Partito Popolare Europeo (PPE) e sulla sua relativa influenza all’interno del Parlamento.
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Con questo breve pezzo vorrei concentrarmi su alcune particolarità del Partito Popolare Europeo (PPE), cioè il più votato partito transnazionale alle elezioni del 2014 per il Parlamento Europeo, che occupa tutte e tre le maggiori cariche dell’Unione Europea e che possiamo posizionare come schieramento di centro-destra. Il mio fine non è gettare fango sui popolari, magari a vantaggio di altri schieramenti, anzi vorrei propormi di evidenziare con un po’ di chiarezza qualche ambiguità dell’assetto interno di quello che è un partito di fondamentale importanza per il processo di integrazione europea, in ottica di una vocazione più chiara ed europeista.

Per chi non lo sapesse, i partiti transnazionali sono composti dall’unione dei vari partiti nazionali presenti negli Stati dell’Unione Europea e si aggregano in base alla vicinanza di posizionamenti ideologici e di programma, occupando poi i seggi del Parlamento Europeo. Tuttavia, alle elezioni europee per comporre il Parlamento, i cittadini di ogni Stato trovano sulla scheda elettorale i simboli e i candidati dei partiti nazionali, cosicché i partiti transnazionali non finiscono mai davanti agli occhi dei cittadini europei comuni.

Chiusa la parentesi, procediamo proponendo alcuni esempi. Una situazione clamorosamente diversa fra i vari partiti nazionali di questo schieramento si nota quando in Germania troviamo l’Unione Cristiano-Democratica di Merkel che si pone come possibile locomotiva trainante del processo di integrazione europea, mentre in Italia Forza Italia di Berlusconi vince le amministrative in diverse città alleandosi con Salvini e Meloni, eurofobi e neo-nazionalisti. Per fare un altro esempio, siamo costretti a disturbare ancora Frau Merkel, la quale accoglie un milione di immigrati nel solo 2016, mentre il Presidente ungherese Viktor Orbàn costruisce muri e blocca i flussi migratori. Se vogliamo concentrarci su qualche altro caso, prendiamo il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker che propone i primi storici funerali di Stato europei per l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, mentre il Presidente ungherese Orbàn chiude la Central European University di Budapest.

Restando sul più influente partito italiano che aderisce al PPE, ossia Forza Italia, possiamo evidenziare come di questi tempi l’ambivalenza sull’idea di Europa sia decisamente netta. Infatti, a gennaio abbiamo assistito all’elezione di Antonio Tajani, europarlamentare di Forza Italia e del PPE, a Presidente del Parlamento Europeo, supportato alle tornate decisive soprattutto dal suo schieramento, ma anche dal gruppo dei liberali dell’ALDE guidati da Guy Verhofstadt, sicuramente fra i più vicini alle istanze federaliste nell’aula di Strasburgo. Da una prospettiva italiana, l’elezione di Tajani può essere vista come positiva, perché ci porta a pensare che in questo modo il suo partito nazionale sia, in un certo qual modo, vincolato alla proposta europea contro uno schieramento antieuropeista che altrimenti acquisirebbe un insostenibile peso. Ma queste aspettative sono celermente deluse. Così solo pochi mesi dopo, come scritto sopra, Berlusconi salda in moltissime città italiane alleanze con la Lega Nord e con Fratelli d’Italia. Ossia, i “forzisti” passano nel giro di cinque mesi da posizioni di spicco nelle istituzioni europee ad amicizie con personaggi che a Strasburgo volano solo per gonfiare il conto corrente e che poi atterrano nuovamente in Italia per evocare gli spettri del nazionalismo contro il mostro dell’Unione.

Certo è che in questo schieramento c’è anche il peso del Partido Popular che governa in Spagna con Mariano Rajoy, il quale si dimostra spesso e volentieri favorevole all’integrazione europea. Oppure in Francia ci sono les Républicains e l’Unione per il Movimento Popolare Francese che hanno un’ideologia pressoché europeista e che collaborano positivamente nel Partito Popolare Europeo.

In definitiva, quello che si vuole affermare è che il PPE dovrebbe esplicitare se è quello di Merkel, Juncker e Rajoy, oppure se è quello di Orbàn e Berlusconi, magari con la spinta da parte dei primi a un rinnovamento, quantomeno parziale, dei secondi. La svolta che si delineerà all’interno di questo partito potrebbe rivelarsi decisiva nel rafforzare lo schieramento europeista o quello antieuropeista. Insomma, si ritorna ancora una volta alla linea di demarcazione di cui scriveva Spinelli.

 

Autore: Andrea Zanolli