Verso una difesa federale europea

Members of Eurocorps military contingent hold the Europeen flag during a ceremony for Croatia's accession to the European Union on July 1, 2013, in the European Parliament in Strasbourg, eastern France. AFP PHOTO/FREDERICK FLORIN (Photo credit should read FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Pubblichiamo di seguito il secondo articolo di Eureka!, riguardante una delle principali sfide dell’ Europa: la difesa del territorio. Come spesso accade, è presente qualche idea, ma intraprendere un percorso collettivo è ostacolo assai arduo da superare, e mentre la forbice tra spesa e resa (militare) si allarga, c’è il rischio che ogni nazione si trovi a combattere da sola delle crisi di elevata entità che potrebbero metterla in ginocchio. Avere un’ unica organizzazione difensiva risolverebbe non solo i problemi economici ma anche (soprattutto) quelli di gestione del territorio e di cooperazione tra i vari Stati…
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L’Unione Europea, ad oggi, non è nelle condizioni di affrontare le sfide globali in modo collettivo. Non vi è ancora un’idea condivisa per risolvere i problemi comuni che colpiscono il continente. La situazione nei fatti non è più sostenibile e le nazioni lo stanno capendo. Se non si trova presto un accordo, i problemi comuni verranno affrontati dai Paesi membri in modo autonomo, con la prospettiva di arrivare ad una definitiva rottura dell’Unione e al rafforzamento dell’egocentrismo nazionale. Dai mezzi a disposizione e a causa di strategie economiche di piccole dimensioni, ogni singola nazione non sarà mai in grado di affrontare le grandi crisi che stanno affliggendo l’Europa in questo periodo, si pensi all’instabilità del Medio-oriente e le forti migrazioni provenienti dal Nordafrica. Queste nuove “minacce globali” costituiscono le attuali problematiche che possono mettere a rischio la sicurezza e la difesa dell’intera Unione europea.

È quindi necessario istituire un organo europeo che si occupi principalmente della politica estera unica, per far fronte alle sfide attuali e a quelle che investiranno in un prossimo futuro l’intera Unione. Una politica estera unica è infatti necessaria se non fondamentale per la sicurezza e la difesa degli Stati dell’Unione ed è proprio su questo che si discute in Consiglio europeo e si valutano ipotesi per delineare un piano in grado di affrontare crisi e conflitti internazionali, perseguendo un maggior rafforzamento tra politiche interne ed estere degli Stati membri.

Inoltre, nonostante esistano gruppi militari europei, ad es. Eurocorps, che collaborano in ambito internazionale, non è possibile impiegarli in modo versatile e soprattutto efficace nella difesa comune, proprio perché non c’è una politica estera condivisa che ne indichi ambiti e compiti.

Un passo in avanti però sembra sia stato fatto: “L’UE rimane impegnata a favore del rafforzamento della sicurezza e della difesa”, ed è ciò che risulta dal piano discusso in Consiglio europeo nei mesi scorsi. In breve, è un progetto che prevede, attraverso vari step, il miglioramento delle strutture di gestione delle crisi della Politica di Sicurezza e Difesa Comune. Alcuni tra i più importanti passaggi sono: il rafforzamento della cooperazione con i paesi membri che hanno la capacità e l’intenzione di contribuire alle missioni e alle operazioni legate alla sicurezza e alla difesa europea; il potenziamento delle capacità a sostegno della sicurezza e dello sviluppo; lo sviluppo delle capacità civili e miglioramento della capacità di reazione della gestione civile delle crisi, e il potenziamento della reazione militare rapida, compresi i gruppi tattici dell’UE.

A supporto di tali intenti c’è anche la proposta di intensificare la cooperazione tra l’Unione e la NATO, come dichiarato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk insieme a Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, in accordo con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

Pieno sostegno a tale prospettiva viene anche dall’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, che sottolinea come tale cooperazione debba diventare una consuetudine e non un’eccezione, affinché vi sia una concreta collaborazione in grado di far ottenere risultati migliori, come ad esempio nella condivisione delle informazioni, per le comunicazioni strategiche e per la cooperazione marittima.

Nel piano rientra la Cooperazione Strutturata Permanente e la possibilità di una Revisione Coordinata Annuale sulla difesa su base volontaria, ossia un processo volto a offrire una panoramica migliore a livello UE della spesa per la difesa, degli investimenti nazionali e degli sforzi di ricerca a sostegno dell’industria europea e dell’innovazione tecnologica.

Dopo anni di silenzio e inazione nel settembre del 2016, a seguito della riunione del Consiglio, i Ministri della difesa di Francia e Germania, Jean-Yves Le Drian e Ursula von der Leyden, hanno inviato all’Alto Rappresentante Federica Mogherini un nuovo documento congiunto, insistendo proprio sul ricorso alla Cooperazione Strutturata Permanente. Saranno Jean Ayrault e Frank-Walter Steinmeier, rispettivamente i Ministri degli esteri di Francia e Germania, i promotori della Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO – PErmanent Structured COoperation), che è contenuta nel rapporto sulla strategia globale dell’UE, ed è stata presentata dalla stessa Mogherini nel novembre 2016.

Oggi, «il Consiglio accoglie con favore i progressi compiuti nell’ulteriore sviluppo di una Cooperazione Strutturata Permanente nel 2017, sulla base degli apporti forniti dagli Stati membri. Il Consiglio ribadisce che la PESCO dovrebbe essere aperta a tutti gli Stati membri che intendono sottoscrivere i necessari impegni vincolanti e che rispondono ai criteri, ai sensi dell’articolo 42, paragrafo 6, e dell’articolo 46 del Trattato sull’Unione europea, nonché del protocollo 10 allegato ai trattati». Tale cooperazione permette di rafforzare la reciproca collaborazione tra gli Stati aderenti nel settore militare per la sicurezza e la difesa comune.

La Cooperazione Strutturata Permanente sarà finanziata inizialmente con il “fondo iniziale” di cui all’art. 41.3 del Trattato sull’Unione europea, oppure con il bilancio europeo. Successivamente il finanziamento sarà coperto dal Fondo europeo per la difesa. A partire dal 2017 l’UE concederà, per la prima volta, sovvenzioni destinate alla ricerca collaborativa in tecnologie e prodotti per la difesa innovativi, interamente e direttamente finanziate dal bilancio dell’UE. I finanziamenti saranno di 90 milioni di euro stanziati fino alla fine del 2019, con 25 milioni di euro stanziati per il 2017. 500 milioni di euro l’anno dopo il 2020. Nel 2018 la Commissione proporrà un programma UE specifico di ricerca nel settore della difesa con una dotazione annua stimata di 500 milioni di euro, che renderà l’UE uno dei maggiori investitori nella ricerca nel settore della difesa in Europa. Gli Stati membri possono ad esempio investire congiuntamente nello sviluppo della tecnologia dei droni o della comunicazione via satellite, o acquistare in blocco elicotteri per ridurre i costi.

Il cofinanziamento offerto dall’UE sarà pari a una dotazione complessiva pari a 500 milioni di euro per il 2019 e il 2020 e di 1 miliardo di euro l’anno dopo il 2020.

È quindi necessario che l’UE spenda congiuntamente le proprie risorse per migliorare la sicurezza e la difesa di tutti gli Stati membri, aumentando le risorse strategiche e militari, per riuscire in futuro a mantenere la stabilità globale e ad avere un’Unione europea forte, che protegge i suoi cittadini.

I capi di Stato e di governo «hanno deciso di istituire le cooperazioni per la difesa: è un passo storico per l’Unione europea». Parole dell’ex premier polacco Donald Tusk il quale precisa che le cooperazioni permanenti «hanno l’ambizione di essere aperte a tutti».

Un passo ambizioso facilitato dalla Brexit se pensiamo che negli ultimi decenni Londra ha sempre bloccato la collaborazione in campo militare. È stato facilitato anche dal mantra del neo-eletto presidente francese Macron «L’Europa che protegge», e grazie al sostegno di Angela Merkel che promuove il Fondo europeo perché può incidere positivamente sull’avanzamento di una collaborazione industriale europea.

Anche per l’Italia è preferibile andare verso una Cooperazione Strutturata Permanente, perché la penisola è tra i paesi più esposti alle tensioni medio-orientali e africane, ed è importante che sappia portare avanti questo progetto in maniera attiva e concreta per poter contare su una futura buona politica estera comune e sul fondo europeo per la difesa.

Di fatto la PESCO, a cui tutti gli Stati membri sono invitati a partecipare, può significare l’inizio concreto di una politica di difesa comune dell’intera Unione europea.

 

Autore: Andre Golini