Eureka! – Luglio 2017 – Editoriale: L’Unione Europea non è una cagata pazzesca!

Il federalismo non va mai in vacanza; a luglio è stato pubblicato il nuovo numero di Eureka!, la rivista bimensile dei Giovani Federalisti Europei di Verona, come sempre ricca di cronache, approfondimenti, riflessioni e provocazioni sull’Europa di ieri, oggi e domani. Oggi pubblichiamo il primo articolo, come sempre introduttivo, a cura dell’editorialista.
(Tutte le nostre attività e iniziative sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/GfeSezVerona/?fref=ts)

 

Helmut Kohl è stato il cancelliere più longevo della Germania dai tempi di Bismarck. Dai tempi, cioè, di quel cancelliere che portò un piccolo stato, la Prussia, appartenente alla Confederazione germanica, organo sovranazionale comprendente un gran numero di stati più o meno grandi, a divenire il motore centrale nella spinta alla costruzione di uno Stato nazionale tedesco. Per far questo, Bismarck doveva svincolare il regno di Guglielmo I e gli altri staterelli della Confederazione da quella presenza ingombrante nell’area tedesca, rappresentata dall’Austria. Per convincere i timorosi alleati, era necessaria una prova di forza. E nessuno Stato poteva competere allora sullo scenario europeo con la Prussia in preparazione militare, allestimento di un esercito addestrato e possesso di avanzate armi belliche. Il successo contro l’Austria fu il coronamento della prassi politica di Bismarck, ispirata al sangue e al ferro. Un altro pericolo veniva però dalla sponda ovest, la Francia di Napoleone III, che vedeva con disappunto il rafforzamento di un nemico alle porte di casa. La vittoria contro la Francia e l’incoronazione di Guglielmo I nel gennaio 1871, nella reggia di Versailles, a imperatore del nuovo impero tedesco, segnavano contemporaneamente l’inizio dell’ascesa della potenza tedesca e dei primi rancori tra i due vicini. Essi si catalizzeranno nella prima guerra mondiale al fuoco dei fucili e delle prime armi moderne, le mitragliatrici, capaci di dare una morte meccanica, seriale, senza il fastidio di guardare negli occhi il nemico, abbandonandosi solamente al cieco furore del meccanismo. Il mulino insanguinato di Verdun rappresentò uno dei punti del fronte occidentale in cui l’impiego di risorse belliche ed umane raggiunse il culmine. Luogo storico per la Francia (qui nel 843 fu stabilita la divisione del regno di Carlo Magno), era una postazione che non si voleva lasciare al nemico, e qui gravitò infatti, alternandosi in un girotondo infernale, la maggior parte dei contingenti francesi nel disperato sforzo della difesa. Per ricordare lo spargimento di sangue, le tante morti, nel 1984 il presidente francese Francois Mitterrand ed Helmut Kohl vi si recarono. Testimonianza resta una loro foto. Davanti ad una bara fasciata da una bandiera francese e tedesca, si tengono per mano.

Kohl è stato il più longevo perché è rimasto al potere dal 1982 al 1998. Ha visto il crollo del muro di Berlino, ed ha spinto per la riunificazione della Germania. Ha teso la mano a Mitterrand, e si è adoperato per una maggiore integrazione europea, promuovendo in particolare l’introduzione di una moneta unica. A riconoscimento del suo impegno, lo scorso primo luglio si sono tenuti quelli che sono stati i primi funerali di stato europei, rispettando la sua volontà.

La foto in copertina, il suo grigio sembra falsificare le distanze, distorcere gli anni che separano il presente da quel non lontano passato. Indurre lo spettatore a pensare una guerra europea oggi come un anacronismo. Proprio la trappola della sicurezza permette una babelica inquisizione sull’Europa, il suo significato e peso nel mondo oggi. È un silenzioso lasciapassare anche per i motteggi, più o meno sguaiati.  È indifferente a tutti e a tutto. A volte, però, lascia trasparire anche sul volto del comico una smorfia non contenuta. Basta appena che l’ingranaggio della battuta s’inceppi per un attimo, come un singhiozzo trattenuto, un rutto ingoiato, e vendicativa gli si ritorce contro, in un contrappasso a lungo dilazionato: “L’Unione Europea non è una cagata pazzesca!”.

 

Autore: Salvatore Romano