Rubrica Erasmus: racconto di un’ Erasmus francese

Dopo l’ennesimo attacco ai danni dell’ Europa che ha visto ancora coinvolta Londra (e l’Inghilterra), gli ideali di libertà e democrazia vengono nuovamente minacciati da chi, con la tattica del terrorismo, mira esclusivamente a disseminare panico e disordine. Il modo migliore di combatterli è quello di alzare la testa, andare avanti, uscire in strada e continuare la propria vita, dimostrare di avere la forza di allontanarsi da casa per fronteggiare le proprie paure; e il minimo comune denominatore di tutto questo è sicuramente il progetto Erasmus, uno dei massimi esponenti di libertà che l’Unione Europea possa offrire. I giovani viaggiano, crescono, traggono lezioni dalla diversità, abbattono muri costruendo ponti, e la forza data da questa esperienza non potrà mai essere sconfitta da nessuno.
Di seguito la rubrica Erasmus del numero di Eureka di maggio.
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L’anno scorso, essendo stata la prima Erasmus ad essere arrivata nella bella città che è Verona, ero un po’ nervosa. Oggi sono tornata a lavorare qua. Per quali motivi il mio Erasmus mi ha fatto innamorare di Verona e dell’Italia?
Innanzitutto vorrei parlare delle cose che mi hanno “disturbata”. Infatti, anche se la Francia e l’Italia sono due paesi limitrofi, mi sono resa conto velocemente che non abbiamo la stessa vita né le stesse abitudini.
Come mai non dobbiamo fermarci quando il semaforo è arancione? A cosa servono i limiti di velocità se nessuno li rispetta? Perché gli autovelox sono spenti? Scherzavo, ho smesso di lamentarmi del modo di guidare dei veronesi quando sono tornata dalle mie vacanze a Napoli.
Però la cosa più difficile per me è stato di abituarmi alla vita tranquilla, che da noi si direbbe “à la cool”. Sono abituata ad essere organizzata, stressata per quasi tutto e così sono arrivata in Italia. Ho intuito come funziona quando con la mia coinquilina abbiamo fissato l’appuntamento con l’idraulico alle 14 e abbiamo dovuto aspettarlo fino alle 18 senza notizie. Infatti questo modo di vita ho dovuto adottarlo: per uscire con amici e fare serata si doveva sempre aspettare fino alle 22 per sapere chi sarebbe stato presente o no. L’ultima cosa che me l’ha dimostrato è stato il mio primo esame all’università: l’esame era previsto alle 9:30, e io, abituata alla Francia, sono arrivata davanti alla porta alle 9, per evitare agitazioni da ritardo. Mi sono molto infastidita quando ho visto che il professore è arrivato alle 9:28 e che si doveva ancora procedere con la verifica di tutti i documenti prima di entrare nell’aula!
Ma alla fine ho capito quanto è rilassante prendere tempo di vivere, e non essere sempre di fretta!
Comunque i cliché italiani esistono veramente e mi hanno fatto trasferire in questa bella città del Nord dell’Italia: Verona. Grazie a questi bei ragazzi che non sanno limonare, a queste pizze che mi hanno ingrassata e a questi giri delle osterie che mi hanno fatto ricordare che… AH NO non mi ricordo più.
Il mio Erasmus a Verona rimarrà per sempre uno dei miei più bei ricordi, degli incontri multiculturali che non dimenticherò mai e fra poco sarà anche tatuato sul mio braccio.

 

Autrice: Audrey Rothera