Commento alla dichiarazione di Roma

Nel numero di maggio di Eureka c’è spazio anche per un articolo pubblicato sul giornale “L’ Unità Europea” del mese di febbraio ad opera di Sergio Pistone (docente di scienze politiche all’ Università di Torino) il quale analizza in profondità il significato della manifestazione del 25 marzo scorso.
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Questo articolo è apparso sul numero 02/2017 de L’Unità europea.

La “Dichiarazione di Roma” approvata il 25 marzo in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma contiene un importante messaggio di chiusura alle suggestioni della disintegrazione emerse in particolare in connessione con la Brexit, un messaggio significativamente sottoscritto, oltre che dai ventisette capi di stato e di governo, dai leader delle istituzioni europee. Tale messaggio si accompagna all’impegno comune nella lotta alla disoccupazione e alle diseguaglianze, alla condivisione del metodo del multilateralismo e del commercio equo e solidale a livello internazionale, alla lotta al cambiamento climatico, alla necessità di sviluppare la dimensione europea della sicurezza esterna e della difesa, al rispetto delle regole comuni e alla prospettiva del rafforzamento democratico delle istituzioni comuni.

L’indicazione di questi impegni deve essere apprezzata, tenendo presente che, nel contesto della celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma e della crisi esistenziale in cui si trova l’integrazione europea, era necessaria una presa di posizione unitaria a favore delle fondamentali finalità del processo di unificazione europea e la manifestazione della volontà di affrontare le sfide vitali con cui si confronta l’Unione Europea.

Ciò riconosciuto, si deve d’altra parte dire chiaramente che un messaggio non basta se esso non è accompagnato da impegni concreti e precisi sul contenuto dei progetti, sul metodo e sull’agenda per realizzarli, in mancanza dei quali il messaggio rischia di essere rapidamente disatteso e contraddetto, come è avvenuto pochissimo tempo dopo la sua firma da parte del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) e dell’Austria.

È evidente che la ricerca dell’unanimità ha decisamente ostacolato la chiarezza e la concretezza sulla via attraverso cui realizzare gli impegni affermati. E tuttavia è passata nella dichiarazione di Roma l’affermazione sulla possibilità, se necessario, di procedere con ritmi diversi. Ciò significa che i governi più europeisti anticipano la volontà – che potrà manifestarsi concretamente solo se nelle prossime tornate elettorali nazionali risulteranno sconfitte le tendenze nazionalpopuliste – di compiere una scelta in direzione dell’integrazione differenziata.

Il Vertice di Roma, con i suoi aspetti apprezzabili e i suoi limiti, è stato accompagnato da altri eventi che vanno ricordati per valutare complessivamente la celebrazione del 60° anniversario dei Trattati di Roma. Ci sono state le manifestazioni popolari a favore di una Europa unita, democratica e solidale, il cui messaggio fondamentale è la rivendicazione di una rapida realizzazione di un’unione politica federale partendo dai paesi disponibili. E ci sono state le dichiarazioni, che vanno sottoscritte pienamente, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del 22 marzo, secondo cui “la riforma dei trattati europei è ormai ineludibile” e del 25 marzo secondo cui occorre aprire “una fase costituente” con il traguardo delle elezioni europee della primavera del 2019.

I federalisti devono impegnarsi con tutte le loro energie per far sì che dal 60° anniversario dei Trattati di Roma parta una battaglia decisiva per la Federazione europea.

 

Autore: Sergio Pistone (Università di Torino)