Una nuova linfa all’ integrazione europea

Le ultime elezioni nei vari Stati sono state trascinate da un forte vento europeista in grado di far naufragare, uno a uno, i disperati tentativi nazionalisti di annebbiare ancora la rotta verso il futuro del popolo europeo. Il 25 marzo è stata un’ ulteriore prova di ciò che la gente necessiti davvero, la Federazione Europea: e queste vittorie alle elezioni nazionali sono grandi passi avanti…
Di seguito il secondo articolo di Eureka.
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Il 23 giugno scorso, ci siamo risvegliati con uno storico risultato proveniente dalla Gran Bretagna: Brexit. Qualche mese più tardi, abbiamo assistito all’elezione a Presidente degli Stati Uniti di un uomo che indossa orgogliosamente cappellini contro l’Unione Europea e che continua a manifestare il suo dissenso verso l’unione del Vecchio Continente. Due eventi di una portata, almeno apparentemente, epocale e che addirittura ad alcuni sono sembrati essere l’inizio della nostra fine, a maggior ragione vedendo il calendario elettorale che avrebbe investito l’Europa nei mesi a seguire.

Invece, il 4 dicembre il verde Alexander Van der Bellen ha sconfitto il più nazionalista degli avversari nel ballottaggio per le presidenziali austriache, osando sferrare un programma che parlasse d’Europa. Due mesi più tardi, il 16 febbraio, nell’aula dell’Europarlamento di Strasburgo, sono stati approvati tre rapporti presentati da alcuni parlamentari e che avanzano rilevanti proposte di cambiamento nel funzionamento dell’Unione. Successivamente, il 15 marzo il liberale Mark Rutte ha vinto le elezioni in Olanda, dove aleggiava lo spettro nazionalista di Geert Wilders, e si è presentato davanti alla stampa affermando: «È la vittoria dell’Europa». Sempre in Olanda, il più europeista dei partiti (GroenLinks) ha aumentato il proprio numero di seggi in Parlamento da 4 a 14. Situazione analoga c’è stata pochi giorni prima nella piccola Irlanda del Nord, dove il partito europeista e secessionista Sinn Fein è andato vicinissimo alla conquista della maggioranza dei seggi a discapito del Partito Unionista, antieuropeista e pro Brexit.

Inoltre, fra febbraio e marzo si è risvegliato anche il cuore di piazza del popolo europeo che ha invaso le città d’Europa, a Barcellona, a Londra, a Berlino, fino a Roma il 25 marzo dove le manifestazioni federaliste hanno sconfitto in numero e in mobilitazione i cortei anti europeisti. Proseguendo cronologicamente, il 23 aprile in Francia Emmanuel Macron ha festeggiato la vittoria al primo turno della corsa all’Eliseo davanti a un mare di bandiere francesi e, soprattutto, a dodici stelle, dopo una campagna elettorale in cui ha sferrato moltissimi colpi in direzione convintamente europeista.

I prossimi appuntamenti elettorali sono le elezioni britanniche, di cui possiamo disinteressarci in questa sede, e le elezioni tedesche del 24 settembre, oltre, chiaramente, al ballottaggio francese del 7 maggio. In Germania la sfida per la Cancelleria sarà fra i due più grossi e potenti partiti: quello Cristiano-Democratico di Frau Angela Merkel e quello Socialdemocratico di Martin Schulz. Abbassatesi nell’ultimo periodo le quotazioni dei nazionalisti di Alternative für Deutschland, i due candidati principali saranno loro due, entrambi di stampo europeista e possibili trascinatori di una nuova storia di integrazione che ci auguriamo possa avvenire a partire da dopo la formazione del nuovo governo in Germania.

Per quanto riguarda il ballottaggio francese, pochi giorni dopo il primo turno, stando ai sondaggi, pare che il leader di En Marche! Macron sia favorito sulla leader del Front National Marine Le Pen, che nonostante il passaggio al secondo turno ha raccolto un numero di voti inferiore rispetto a quanto si prospettava avrebbe raggiunto fino a qualche mese fa e inferiore anche a quanto raggiunto alle europee del 2014. Addirittura Le Pen è stata vinta da un trentanovenne che ha fondato il suo partito solo un anno fa e che la ha sorpassata proprio sul tema forte della campagna lepenista: nazionalismo contro europeismo. Inutile dire che noi federalisti ci schieriamo dalla parte dell’ex Ministro dell’Economia, non solo perché l’avversario è l’esponente primario dei nostri peggiori nemici, ma anche perché Macron ha portato avanti il messaggio europeo con coraggio, coerentemente e senza mai togliere le bandiere europee dal suo ufficio o da un suo comizio, ma anzi sventolandole orgoglioso insieme ai suoi sostenitori dall’inizio alla fine della propria campagna. Le parole dette da Macron sull’Unione Europea non si sono focalizzate contro il nemico comune rappresentato dai tecnocrati di Bruxelles, come invece spesso avevamo sentito e sentiamo da altri esponenti che si dicono europeisti, ma che non dimostrano di esserlo a spada tratta come fa il leader di En Marche!. Analizzate queste situazioni, credo che sintomo di una qualche novità fra il popolo europeo siano sia la discesa di consensi di Alternative für Deutschland, sia il successo sotto le attese di Le Pen alla prova dei fatti, sia il sostegno a un candidato con le caratteristiche di Macron da parte dei francesi, storicamente molto legati al concetto nazionale.

Guardando a cosa è accaduto negli ultimi mesi ci rendiamo conto che il vento sta cambiando e che è la gente a soffiare in una direzione che a detta di alcuni oggi doveva già essere morta. Dobbiamo continuare a chiedere a gran voce alle forze politiche e ai governi nazionali di avere il coraggio di aprire le vele e sfruttare questo vento che chiede risposte nuove a problemi ormai sempre più vecchi e perennemente resistenti davanti alle (in)capacità dello Stato nazionale. Sperando che Macron sia eletto Presidente della Repubblica francese e che il suo cammino coerente e limpido possa diventare un esempio per altri esponenti di altre nazioni, permettiamoci di credere che un futuro non troppo lontano sia prospero per un vero rinnovamento dell’Unione, guidato da quelle che noi come federalisti crediamo essere le soluzioni. La pressione del popolo europeo e una (possibile) altra vittoria per il fronte Europa non potranno non avere effetti sulle decisioni dei governanti nazionali, a partire, magari, dalla politica estera e di sicurezza comune, visto che il terrorismo e le guerre ai nostri confini non si placano. Ora spetta a noi mantenere alto il livello di desiderio di integrazione che gli europei stanno dimostrando, perché le vittorie di chi presenta proposte chiare e serie senza inseguire i metodi e i valori populisti e nazionalisti possano moltiplicarsi. Non fermiamo il processo di manifestazione e di sostegno all’Europa e a un’Europa federale in un momento favorevole come quello odierno, perché non venga ricordato solo come un periodo propizio, ma anche e soprattutto proficuo.

P.S. Ho scritto questo articolo prima del secondo turno delle presidenziali francesi, quindi non so ancora se Le Pen è davvero sconfitta, ma nutro la speranza che la Francia possa rispondere in maniera affermativa nelle urne, proprio perché credo che davvero ci sia un vento nuovo che non rallenterà neanche davanti ai francesi.

 

Autore: Andrea Zanolli