Rubrica Erasmus: Irlanda

Come in ogni numero di Eureka, anche in questo trova spazio la rubrica Erasmus, in cui uno studente o studentessa che vi ha partecipato racconta della sua esperienza internazionale. Grazie all’Unione Europea, questo progetto è sempre più diffuso tra i giovani, confermando che per le nuove generazioni non esistono muri ma soltanto differenze culturali che aiutano a crescere.
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Non so come, o perché, ma l’Erasmus è sempre stato un mio chiodo fisso. Non ricordo quando è stata la prima volta che ne ho sentito parlare, ma già dalle superiori sapevo di voler partire e fare quest’esperienza. Infatti, proprio la possibilità di fare l’Erasmus è stata una delle motivazioni più forti che mi hanno spinto ad iscrivermi all’Università.

E così, dopo la prima sessione d’esami della mia vita, ho atteso trepidante l’uscita del Bando con un misto di paura ed impazienza. Non mi importava dove, mi importava solo andare, partire. Mai avrei creduto di trovare in me il coraggio di partire per nove mesi, di andare a vivere in una delle capitali più belle d’Europa: Dublino.

La partenza sembrava così distante, sei mesi di snervante attesa, che sono trascorsi così velocemente che quasi non me ne sono resa conto. Dopo un’estate di lavoro e di preparativi ero pronta, ed il momento di partire è arrivato. Indescrivibili sono le emozioni che ho provato in quel momento, ma sapevo che una volta partita non sarei stata più la stessa.

Tutti dicono che l’arrivo sia traumatico, che ambientarsi a volte possa risultare difficile… per me non è stato così. Sarà che ero emozionata come mai in vita mia, sarà che sono sembra stata brava ad adattarmi alle nuove situazioni, ma per me niente è mai stato più facile. Le coinquiline erano così carine, eravamo in tutto quattro ragazze: una irlandese, una francese, una svedese ed io. Insomma, niente di meglio per creare quell’atmosfera internazionale che spesso si ricerca in Erasmus. C’è anche da dire che è facile ambientarsi quando hai tutte le comodità di cui potresti aver bisogno; vivere in un campus universitario infatti aveva decisamente i suoi vantaggi, primo tra tutti la vicinanza agli edifici dove si svolgevano le lezioni. Dopo aver fatto per un anno la spola su autobus extraurbani dalle tempistiche decisamente discutibili con tanto di sveglia alle 6:15, essere a cinque minuti a piedi da tutto quello di cui potessi aver bisogno mi sembrava un sogno.

Non avevo mai provato una tale sensazione di “casa” pur avendo casa, amici e famiglia così distanti. Non giudicatemi male, anche io ho sofferto di nostalgia (soprattutto quando è arrivato il momento di fare la prima lavatrice), ma la forza e l’indipendenza che ho scoperto dentro di me mi hanno lasciata veramente stupita.

E questo è stato per me l’Erasmus, un percorso alla scoperta di me, di lati che non credevo di avere ed altri che sono riuscita a migliorare. Ogni persona che incontri, ogni cosa che fai, ogni viaggio, oggi esame (si, ho anche studiato), ogni cosa che impari a fare da solo; tutto questo ti rende migliore.

Purtroppo, così velocemente come era iniziata, la mia avventura è anche finita tra saluti, lacrime, abbracci, e nostalgia di casa ma con la voglia di restare. Sono passati quasi tre anni dal mio ritorno, ma ancora mi emoziono parlandone. Ogni volta che guardo le foto di quel periodo mi appare chiaro come è stata la scelta migliore della mia vita.

Ogni tanto mi chiedo se tornando indietro cambierei qualcosa… la risposta è no. Prenderei ogni scelta nello stesso identico modo. Se leggete questa testimonianza e state pensando di partire posso dirvi solo: andate. Non abbiate paura, siete più forti di quello che credete.

E poi, il mio Erasmus ancora non è finito. Dopo essere tornata e dopo aver passato un’estate succube della famosa “Post-Erasmus Syndrome” ho incontrato Erasmus Student Network Verona. Sono diventati la mia famiglia, mi hanno aiutato a superare un momento davvero difficile, facendomi sentire ancora parte di quell’ambiente che sembrava ormai così lontano e così impossibile da raggiungere. Finalmente potevo parlare di Erasmus con qualcuno che mi capiva, (mi dispiace, bisogna decisamente provare per credere), e allo stesso tempo avevo, e ho, la possibilità di dare una mano a chi l’esperienza più bella della sua vita la sta vivendo.

 

Autrice: Beatrice Righetti